“L’ora nera”… So bad it’s good

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di Erika Sambuco

Il titolo originale di questo film è The Darkest Hour e a darglielo è stato il premier britannico Winston Churchill: il discorso pronunciato da quest’ultimo il 14 luglio 1940 – quando la flotta inglese attaccò le forze naziste nella Francia occupata -, uno dei più memorabili della Seconda Guerra Mondiale; proprio da esso Timur Bekmambetov e Chris Gorak hanno tratto il titolo del loro film, che in italiano è stato infelicemente tradotto con  “L’ora nera”.

Sceneggiato a cura di Jon Spaihts e prodotto da  Timur Bekmambetov e Tom Jacobson, con un budget stimato attorno ai 40 milioni di dollari, le riprese si sono svolte interamente a Mosca, a partire dal 18 luglio 2010. La produzione è stata sospesa per tre settimane a causa dei forti incendi che hanno colpito la Russia e per l’intenso fumo che ha invaso la capitale. In Italia il film verrà distribuito dalla 20th Century Fox il 20 gennaio 2012.

Il film ha dalla sua un buon cast ma non sempre basta. Arrivati nel bel mezzo di una strana tempesta luminosa, i giovani imprenditori della new economy, Sean (Emile Hirsch -“Into the wild”) e Ben (Max Minghella – “The Social Network”) atterrano nella capitale russa per inseguire i loro sogni economici in questo centro internazionale pieno di soldi, ma anche di spietati uomini d’affari. Al contempo Natalie (Olivia Thirlby -“Juno”) e Anne (Rachael Taylor – il primo “Transformers”), giunte a Mosca per via di una sosta non prevista nel loro viaggio, cercano di sfruttare l’occasione per divertirsi. I quattro si incontrano nel nightclub Zvezda, il locale di tendenza per gli stranieri e le bellezze di Mosca, dove conoscono Skylar (Joel Kinnaman), l’uomo d’affari svedese che ha imbrogliato Sean e Ben. Il club diventa rapidamente luogo di terrore, quando gli alieni invadono la Terra e tutto scivola nell’oscurità. Dopo essere sopravvissuti all’attacco iniziale, i cinque trovano una città priva di energia elettrica e di abitanti, se non per una forza di occupazione sconosciuta. Gli alieni, composti da energia elettromagnetica, uccidono brutalmente le forme di vita terrestri facendole a pezzi, grazie al fatto di risultare sostanzialmente invisibili agli esseri umani. I sopravvissuti ci mostrano le loro reazioni individuali a queste circostanze straordinarie, in cui non è rimasto più nulla di familiare.

Trama molto semplice quindi: il classico gruppetto di ragazzi sopravvissuti che si ritrova intrappolato durante un’invasione di creature extraterrestri, in una città trasfigurata da scenari immediatamente postatomici, che vagherà per la metropoli, da edificio a edificio: dapprima alla ricerca di altri sopravvissuti, poi di una potenziale arma di difesa dal nemico quasi-invisibile.

Unica peculiarità, se vogliamo chiamarla così, sta nel fatto che gli alieni sembrano nutrirsi di elettricità e consumano le proprie vittime senza lasciare alcuna traccia, a parte una scia luminosa che ne segna il passaggio per un istante. Il regista (in passato anche art director di “Fight Club” di David Fincher e di “Minority Report” di Spielberg) sceglie, così, di descrivere “non descrivendo” l’alieno, cioè segnalandocelo soltanto come forza, vettore energetico privo di qualsiasi altra connotazione: atipica invasione aliena, dunque, lontana dal mostrare creature dalle strane fattezze.

“Ero eccitato dalla rivoluzione che questo progetto apporta al genere horror… la luce è più pericolosa del buio”, spiega Gorak. “In questo tipo di pellicole, l’oscurità di solito suscita più paura, ma considerando che gli alieni sono invisibili e che fanno scattare delle luci mentre si avvicinano, questo chiarore rappresenta un segno di pericolo. Insomma, è più sicuro viaggiare di notte, evitando la luce e rimanendo nell’oscurità. È il giorno che fa paura”.

L’Empire State Building e la Casa Bianca cedono quindi il posto alle affascinanti ambientazioni moscovite. Tra le grandi sfide produttive de “L’ora nera” infatti,  c’è stata quella di “svuotare” una città di 14 milioni di abitanti, un po’ come era stato fatto da Danny Boyle a Londra in “28 giorni dopo”.

Impressionanti, da questo punto di vista, alcune scene ambientate in una Piazza Rossa totalmente inedita e deserta oltre alle altre location utilizzate, luoghi simbolo come  i grandi magazzini GUM, il ponte del Patriarca che porta alla Cattedrale di Cristo il Redentore e la magnifica stazione Mayakovskaya in stile art deco nella celebre metropolitana di Mosca, ci sono anche la biblioteca e la piazza Lenin, l’aeroporto Sheremetevo, l’istituto Nachimovsky e l’accademia russa delle Scienze. Altri ambienti, invece, sono stati ricreati in studio, ma sempre rimanendo estremamente fedeli e coerenti  all’aspetto e allo spirito della metropoli russa.

Forse, la scelta della location è stata fondamentale anche da un punto di vista narrativo, evidenziando da un lato la condizione di isolamento dei protagonisti (stranieri in terra straniera) e dall’altro garantendo un setting affascinante e insolito per questo genere di storie. Unico punto a favore, a mio giudizio, sono proprio le location: interni ed esterni allestiti, scelti e fotografati in modo molto suggestivo, che rendono l’inverosimile film decisamente più digeribile.

Veniamo al sodo dunque: “L’Ora Nera” non è un bel film, detiene un profilo basso ed equidistante da ogni eccesso; non un capolavoro di genere fantascientifico, né tanto meno un campione di interazione tra i protagonisti (che in alcune occasioni non fanno altro che urlare e sparare nel vuoto).

È uno di quei “cafolavori” che vanno visti, magari in compagnia dei vostri migliori amici e di porzioni extra di popcorn e birra (so bad it’s good), unica circostanza nella quale allora vi farà ridere di gusto per le improbabili svolte di sceneggiatura, i comportamenti incoerenti dei personaggi ed i dialoghi che sembrano scritti da un dodicenne in fissa con la fantascienza apocalittica. Purtroppo, visto in qualsiasi altro modo, “L’ora nera” si rivela per quello che è: un film scritto in fretta, recitato male e diretto con piatta professionalità da Chris Gorak; presentato in un 3D molto ben fatto ma, a questo punto, francamente inutile. Insomma, la ricetta più facile e veloce per sfornare un film da dare in pasto al pubblico senza pensarci due volte.

Ricordiamo, tra i tanti film, l’action dalla parte dei soldati comuni” World Invasion”, il pessimo spettacolo di “Skyline”, la meteora “Monsters” , il flop “Cowboys & Aliens” e il prossimo “Battleship” ispirato alla vecchia battaglia navale. Una bella lista alla quale adesso possiamo aggiungerlo.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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