L’eterno addio dei Rolling Stones

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Di Anna Esposito

Rotolano sulla scena mondiale della musica da cinquant’anni, anticonformisti, provocatori, sporchi e cattivi, comparsi epifanici come il gatto Begemot  a stravolgere l’era del beat  e del politically correct con un po’ di sano e dannato rock dipinto di blues. Anche se i quattro ragazzi di Liverpool  l’aria da baronetti se l’erano infilata come un guanto, figli della working class londinese, mentre gli Stones di contro interpretarono  l’anima della borghesia più irrequieta, e non solo.

Mick Jagger, storico leader del gruppo, teppista rivoluzionario, dionisiaco e irresistibile, disarmante e sfrenato è stato la voce della trasgressione e la ribellione di intere generazioni, eppure anche per gli Stones potrebbe essere giunto il momento di ritirarsi. Mick Jagger e Keith Richards (entrambi 66 anni), Ronnie Wood (63) e Charlie Watts (69) forse giunti al capolinea della loro carriera. «Sanno che l’età avanza inesorabilmente e vogliono superarsi ritirandosi ancora nel pieno della forma con dei concerti indimenticabili, non vogliono imbrogliare i loro fan». Questa la dichiarazione di una fonte vicina allo storico gruppo e la notizia, rimbalzata dalle pagine del Sun ha già girato il mondo in ogni latitudine.

Avrebbero deciso per celebrare il loro pare definitivo congedo dal palcoscenico, un lungo addio distillato da concerti indimenticabili in giro per il mondo, con il promoter Live Nation, concedendosi per altri due anni alla bramosia degli irriducibili fan, il 2012 però è previsto l’ultimo inchino e si chiuderà il sipario.

Vero è che gli Stones ci hanno abituati negli anni al loro sensazionalismo irridente, dal 1982 al 1990 avevano rinunciato ai live e il primo addio all’Inghilterra lo dissero  nel 1971 per protestare contro le salate gabelle del Regno di Sua Maestà.  Difficile ora dire se in questo caso si tratti di puro e semplice marketing o di un reale presagio di scioglimento in buon ordine, ciò che è certo è che gli equilibri all’interno del gruppo lasciano intravedere qualche screzio, almeno a giudicare dalle dichiarazioni  fatte da Keith Richards venti giorni fa, che intimano Jagger di dare una risistemata ad alcuni passaggi compromettenti della sua autobiografia in uscita, altrimenti il chitarrista della band potrebbe uscire sbattendo dietro di sé la porta. Una biografia d’urto nello stile Stones, ça va sans dire. Ma è stato anche a suon di provocazioni e trasgressioni che i “maledetti del rock” han saputo far fruttare il loro capitale, con all’attivo  ben 250 milioni di dischi venduti nel mondo.

Sarà pur vero che non si può rotolare per sempre, ma come dice il saggio Jagger “a good thing never ends”.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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