Giornata mondiale contro le mutilazioni

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di Maria Rosaria De Simone

Sono ormai tante le Giornate Mondiali dedicate a temi importanti. Da più parti ci domandano a che servano. La risposta è semplice. Servono a fermare la nostra attenzione sulla questione, servono ad imparare ed a focalizzare meglio il problema e poi, tutti i giorni, a mettere in pratica ciò che si è imparato ed interiorizzato. 
La prossima ricorrenza è il 6 febbraio, la Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. Un tema che coinvolge i nostri sentimenti ed il nostro raccapriccio. Un tema che vorremmo non conoscere, non sapere, non incontrare sul nostro cammino, ma che, purtroppo, esiste.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che tra i 100 e i 140 milioni di ragazze e donne sono state sottoposte a questa pratica e 2 milioni sono le mutilazioni genitali che vengono effettuate ogni anno.
Dati ufficiali raccapriccianti che presentano una pratica abnorme che viene abitualmente svolta su bambine di età compresa tra i 4 ed i 14 anni. In alcuni paesi  vengono “operate” anche entro l’anno di vita.

La mutilazione consiste nell’incisione e nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, e di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, a cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. Questo per non consentire in futuro, alla donna di provare piacere durante l’atto sessuale, al fine di tenerla relegata in una condizione di sottomissione ad un uomo. Una crudeltà fisica  che produce anche problematiche psicologiche di enorme portata. Una crudeltà appoggiata al rispetto di tradizioni che oggi appaiono assolutamente inaccettabili ed inconcepibili e che vengono praticate con mezzi di fortuna e con il rischio di infezioni inguaribili.

E il fatto ancora più assurdo ai nostri occhi è quello che queste pratiche abominevoli, che in Europa sono perseguibili dalla legge, avvengano nel chiuso di appartamenti, magari di fianco al nostro e che siano praticate dalle stesse madri o da parenti. Si stima, infatti, che in Italia, siano circa 8 le ragazzine  che ogni giorno vengono sottoposte a questo tipo di mutilazione.
Sono le donne stesse, in nome delle proprie tradizioni, a negare per sempre una vita sessuale naturale alle proprie figlie. Senza contare il rischio legato a tali pratiche di infezioni, di cistiti ricorrenti e dell’alta mortalità delle donne stesse durante il parto, della rottura dell’utero, e della morte, talvolta, dei neonati.

Come poter intervenire? Come poter arginare un fenomeno così invalidante per le donne? In primo luogo è  necessario vigilare su questo problema e non abbassare la guardia. Proprio per essere pronti ad intervenire in caso di richieste di aiuto. Per tale motivo, bisogna  estendere in maniera capillare sul territorio la conoscenza e l’informazione, sia agli immigrati che alla popolazione locale.

Già in qualche comune sono stati allertati i consultori per interventi di sensibilizzazione e, di sicuro, per la giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili si svolgeranno iniziative e manifestazioni e si cercherà di affrontare una problematica così difficile.

MRosaria De Simone

MRosaria De Simone

One Comment

  1. 6 febbraio 2012

    basta con questi orrori!!

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