Le piante parlano: bisogna solo imparare il loro linguaggio

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di Maria Rosaria De Simone

Tutto quello che ci circonda e che è vitale si pone in relazione attraverso una sua forma di comunicazione. Anche l’universo è percorso da un suono primordiale, l’eco di una antica esplosione, chiamata  big bang.
E le interazioni tra noi umani ed il mondo che ci circonda sono infinite. Ed infiniti i gesti, le parole, gli sguardi, i suoni, le azioni, gli odori con cui i nostri organi sensoriali agiscono con il mondo esterno. Anche con le piante.
Tutti sappiamo che le piante sono fondamentali per il nostro ciclo vitale, che influiscono nel nostro habitat in maniera assolutamente determinante. E tutti amiamo circondarci delle più belle e robuste varietà di vegetali. Non potremmo mai immaginare una città, un paese, un borgo senza il verde.
E proprio riguardo alle piante è nato uno studio, la neurobiologia vegetale, che si propone di studiare le interazioni con il mondo vegetale e che sta facendo passi da gigante nelle scoperte.

Questo tipo di scienza lavora su alcune serie ipotesi che si basano sull’intuizione che anche le piante, comunichino, non con la voce, ma con la chimica, attraverso la quale si mettono ad esempio in relazione con gli insetti. Dall’osservazione e dagli studi effettuati, si sa che le piante attirano gli insetti-amici, grazie a segnali odorosi, per essere difese dai predatori. Si conosce anche il fatto che, per farsi impollinare, riescono a richiamare  determinati insetti attraverso segnali odorosi e visivi.

Prendiamo ad esempio l’Ophrys fuciflora o Fior Bombo, un’orchidea spontanea il cui labello imita quasi perfettamente le sembianze e i colori di un bombo femmina, che è una grossa ape nera, di cui “copia” anche il “profumo” (feromoni) per attirare il maschio. Ci sono poi piante come l’arum o la stapelia, che emettono odore di carne marcia, attirando così mosche e mosconi affinché depositino  le uova.

Ma oltre a questo, i ricercatori stanno indagando l’ipotesi dell’esistenza di meccanismi che possano far pensare ad una memoria e ad una forma di consapevolezza negli organismi vegetali. Questi studi partono dalla scoperta (fatta da un gruppo di ricercatori delle Università di Firenze e di Bonn) di molecole chiamate neurotrasmettitori, simili a quelle che gli animali utilizzano per comunicare. Questa scoperta fa pensare che le piante parlino davvero, cioè comunichino, anche se noi non ne conosciamo ancora il linguaggio e non ce ne accorgiamo.

Una vera rivoluzione! In un futuro prossimo potremo relazionarci con le piante. Eppure già Darwin, nel 1880 aveva ipotizzato che le piante avessero un cervello e che, questo cervello, si trovasse sottoterra.

Quello che vediamo delle piante sono soprattutto i fiori ed i frutti, quindi gli organi riproduttivi. Ma probabilmente quello che corrisponde al nostro cervello, le piante se lo ritrovano nelle radici! E proprio l’apparato radicale sembra essere in grado di evitare gli ostacoli, di difendersi dalle piante invasive, di spingersi fin dove il terreno risulta più fertile, di cercare di immagazzinare  l’acqua necessaria al proprio organismo, di porsi in relazione con il mondo circostante.

E con gli uomini? È pur vero che esistono persone che dedicano con passione cure amorevoli alle piante ed affermano che le piante capiscono e che interagiscano. E quelle persone sembrano avere ragione: le piante parlano. Bisogna solo scoprire la ‘Stele di Rosetta’ per trovare la chiave della traduzione.

MRosaria De Simone

MRosaria De Simone

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