Festival di Sanremo 2012. La Messa è finita, andate in pace

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di Cinzia Colella

Ora dovremmo esserci. Dopo la conferenza stampa conclusiva e il consueto appuntamento della domenica di Rai uno, in diretta dall’Ariston, dopo la serata finale, la 62esima edizione del Festival della canzone italiana può essere un capitolo definitivamente chiuso.

Numeri importanti per Morandi, soprattutto per la finale con il record assoluto di ascolti dal 2000.
La prima parte della serata in cui Emma si è aggiudicata la vittoria su Arisa e Noemi, è stata seguita da 14 milioni e 456.000 telespettatori con uno share del 50,93%. La seconda parte, con 12 milioni di spettatori e uno share pari al 68,73%. Cifre da capogiro che devono gran parte della loro lievitazione a quell’ingrediente scomodo, ma necessario a tenere alto l’interesse per uno spettacolo monotono e lungo, troppo: Adriano Celentano.
Neanche a dirlo che i picchi di ascolto si sono registrati proprio durante il suo intervento. Leggermente più corto del primo apocalittico show, ma arricchito di emozioni e di lacrime, quelle del ragazzo di Monghidoro, visibilmente commosso per aver ripercorso dentro di sé l’incontro con il Molleggiato e la sua carriera professionale. Il tutto sulle note di ‘Ti Penso e Cambia Il Mondo’, rianimata in continuazione dalla Sanremo Festival Orchestra.

In sala stampa, ieri, non sono mancate le comunicazioni importanti:  Morandi ha annunciato che la sua seconda conduzione a Sanremo sarà anche l’ultima, perché è necessario rinfrescare e innovare uno spettacolo storico e popolare prima che si incancrenisca ancora di più.
Anche il meccanismo di voto andrebbe rivisto, magari tenendo segreta la classifica provvisoria alla sala stampa – nel momento della golden share riservata ai giornalisti – per non influenzare le preferenze.

Un’altra nota di servizio riguarda Gianmarco Mazzi, direttore artistico di Sanremo che – dopo sei direzioni artistiche (e mezza) negli ultimi nove anni – ha deciso di lasciare il suo incarico, specificando che: ‘Nessuno mi ha chiesto le dimissioni. Considero concluso questo mio percorso’.
Poco male, anche perché la sua lista di proposte è piuttosto florida (tra le quali quella di diventare consulente artistico di “Amici” di Maria De Filippi, passando così a Mediaset) e non corre il rischio rimanere senza lavoro come – incautamente – afferma: ‘Da domani sarò anche un po’ disoccupato’.

Durante la conferenza stampa, non si è rinunciato comunque a riportare l’attenzione sul profeta Celentano con considerazioni che apriranno il varco ad altre sicure polemiche: Morandi, infatti, ha dichiarato che i fischi e i dissensi dimostrati a Celentano sono stati pilotati, non sa bene da chi, ma è certo che ci sia stata una contestazione premeditata.
Ne è convinta anche Claudia Mori che, appena terminata la performance del marito, ha fatto i complimenti al consigliere della Rai, Antonio Verro, seduto in prima fila, per “la buffonata” messa in piedi. Il sipario, quindi, non è ancora sceso del tutto.

‘L’ Arena’ di Giletti docet. Due ore abbondanti di confronto al rallentatore sulla questione Celentano vs Chiesa. Anacronistico parlarne in un contesto in cui i lepidotteri hanno avuto la meglio. Ancora una volta personaggi importanti come europarlamentari (Iva Zanicchi) cantanti (Pupo) e autorevoli penne hanno voluto dire la loro in merito, sbrodolandosi in analisi semiotiche senza fine. Cosa ne è venuto fuori? Un altro Messia: l’aquila di Ligonchio. Ad ogni intervento, invece che restare al suo posto, guadagna il centro del palco e profetizza, sino ad invocare la benedizione domenicale delle masse: ‘Sia lodato il Signore’, e il pubblico: ‘Sempre sia lodato’. Discutibile.

In collegamento da Milano, lui, Marco Tarquinio, il direttore de “L’Avvenire” che sembra ben predisposto ad una pacifica riconciliazione con Celentano (e verso il quale ammette di non aver polemizzato ma ‘solo fatto dell’ironia’), e si è spinto oltre: è riuscito a vedere Cristo nel volto di Adriano, come gli chiede Guillermo Mariotto, anche perché ci si ‘sforza di vedere Gesù nei volti più scomodi’.
Che l’abbia visto anche in quello di Pupo che – inaspettatamente – lo pungola?: Vi è mai capitato di chiedere la chiusura di un programma televisivo?’, gli chiede riferendosi alle critiche del Molleggiato ai giornali cattolici. No, non l’abbiamo mai chiesto’, risponde il direttore.  Non è vero! – replica prontamente il cantante – non è vero, io mi sono trovato a vivere personalmente un’esperienza del genere, quando Avvenire chiese la chiusura del programma ‘Il funambolo'”, in onda su Raitre nel 2004.
E così, anche Pupo – che non ha ancora trovato Dio e il dono della fede – ha avuto il suo provvidenziale momento per togliersi qualche sassolino di troppo.

Da Roma, invece, è intervenuto Don Mario Pieracci, il prete ringraziato più volte da Celentano per averlo difeso durante l’attacco mediatico. Ribadisce di aver intravisto in lui la presenza forte di Dio che parlava in quel momento a milioni di persone e che invitava i preti a fare ciò per cui sono stati chiamati.

Insomma, tra visioni e trasfigurazioni, questa edizione del Festival (sempre più specchio di un Italia incagliata tra la mediocrità e il populismo), pare che sia stata un’esperienza mistica, anziché di costume. Ma il dato più rilevante rimane comunque solo uno: la C-string mania e il boom di vendite di questo utilissimo slip invisibile.
L’America sentitamente ringrazia e la comunità dei perbenisti è avvisata.

Ma siamo proprio sicuri che questo ‘Non è l’inferno’?
Amen.

 

FOTO: Letizia Reynaud

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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