Breve introduzione alla Stregheria

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di Monica Casalini

Strega, dal latino Strix: uccello notturno, ovvero gufi e civette. Donna che pratica sortilegi e vola ai sabba notturni.

La Stregheria è la corrente italiana magico-religiosa che accosta le pratiche esoteriche al culto dei Santi cristiani. E’ ampia e variegata con abitudini diverse a tal punto da divenire completamente estranee da regione a regione.

Cenni Storici

A causa della capillare frammentazione e delle diverse influenze che il popolo italiano ha subìto nel corso della storia, ogni regione possiede tradizioni e usanze molto diverse fra loro. Inoltre il forte campanilismo ha contribuito affinché determinati usi e costumi rimanessero all’interno di ogni piccola comunità locale. Basti pensare alla moltitudine di dialetti, alcuni dei quali definiti addirittura come “linguaggio a sé”. Non è cosa da poco se si pensa che questa diversificazione è (in proporzione) praticamente unica al mondo.

Così, a seconda del luogo in cui ci troviamo, abbiamo più e più modi per preparare una torta o per curare l’orzaiolo, ad esempio.

Alla stessa maniera le antiche pratiche magiche, i riti pagani, le superstizioni e le forti influenze del Cristianesimo si sono mescolati in misura diversa da regione a regione, creando miti di ogni genere.

Infatti non abbiamo un vero flusso unico italiano di credenze classificabile come “credo religioso”. Possiamo quindi affermare che la Stregheria soltanto negli ultimi anni si sta indirizzando verso un’unica identità, ma che in passato non aveva certo questo appellativo.

Il termine stesso di Stregheria, inteso come movimento stregonico italiano, è un neologismo. Questo termine in passato era sinonimo di “stregoneria”, ovvero: azione magica. “Questa è una stregheria, un sortilegio!” Solo negli ultimi decenni ha acquisito il significato moderno, indicando la tradizione italiana di operare magicamente con riti contadini (cioè pagani) mescolati a credenze cristiane.

Come siamo arrivati fin qui?

Il paganesimo in Europa ha subito una lenta, ma costante, sostituzione di forma dalle fondamenta e via via fino all’apice. Tra il 400 d.C. e l’anno mille la Chiesa Cattolica ha operato in modo tale da sostituire poco alla volta feste, divinità e credenze. Così lentamente che per periodi molto lunghi alcune divinità femminili erano chiamate sia col nome originale che col nome di Maria Vergine. Stessa fine del Dio Cornuto, che divenne il diavolo. I santi sostituirono le altre divinità: Lugh divenne Sant’Antonio, Brigit fu Santa Lucia e così via. A volte la divinità stessa veniva canonizzata, come il caso di Santa Diana.

L’inganno era facilissimo: si mantenevano le peculiarità della divinità e le si cambiava nome e provenienza religiosa, così dopo un centinaio di anni i fedeli avevano ormai dimenticato le origini di questo o quel santo, e il gioco era fatto. Detto così può suonare assurdo, ma – documenti storici alla mano – andò proprio così.

Nei primi anni di “assedio pacifico” nessuno faceva caso ai preti e alle loro superstizioni poiché all’epoca c’erano molti meno cattolici di quanto si pensi e la popolazione contadina, fortemente legata ai culti agrari, non aveva nessuna intenzione di convertirsi ad una nuova religione priva di fertilità, magia e folklore.

Però il clero aveva un’arma: il saper leggere e scrivere. Grazie alla cultura i prelati potevano tenersi in contatto su tutto il territorio e far credere ai popolino che il Cattolicesimo era più presente di quanto si non sembrasse. Purtroppo i contadini dell’epoca erano poco colti o del tutto analfabeti. Così, le uniche testimonianze che ci pervengono sono solo quelle lasciateci dai cronisti dell’epoca, e cioè: pretucoli di campagna che descrivevano poco realisticamente i riti delle streghe, riempiendo i racconti con apparizioni sataniche e sortilegi terrificanti,

Quando nel 1100 arrivò l’inquisizione vera e propria, le cose peggiorarono rapidamente in un crescendo smodato di malvagità incontrollata e folli superstizioni. Ma ormai il sistema politico-relgioso era talmente cambiato che nessun cittadino poteva fare più nulla.

A suon di roghi e torture si posero le basi dittatoriali di una religione che nessuno voleva, se non i dignitari (le autorità religiose) e gli inquisitori stessi, che traevano enormi introiti monetari e terrieri da ogni processo.

 “Non lascerai vivere la strega” (Esodo 22:18)

Ispirati da queste parole, due frati domenicani tedeschi scrissero nel 1486 il noto “Malleus Maleficarum”. Era talmente privo di fondamenta che nemmeno la Santa Sede autorizzò la pubblicazione. Ma siccome a quel tempo le notizie giravano lentamente, i due finsero di essere stati autorizzati e, recandosi di paese in paese, diedero inizio al periodo più nero della storia europea. Dopo l’uscita del libro bastava uno starnuto per essere accusati di stregoneria.

Da qui in poi conosciamo bene la storia, soprattutto in Italia, dove l’inquisizione lasciò enormi ferite. In pochi sanno che i fatti di Triora superano per numero e ferocia i fatti di Salem.

Un proverbio recita: “le radici profonde non gelano mai“.

La povera gente decimata e repressa capì ben presto che se voleva sopravvivere doveva cambiare atteggiamento, almeno in apparenza e infatti i rituali pagani venivano comunque praticati in segreto. Così, una volta scemata la furia dell’inquisizione, le vecchie credenze tornarono a galla, questa volta però, permeate di quell’alone mistico-cristiano che ben conosciamo. Adesso s’invocava l’Arcangelo Michele per avere giustizia o Sant’Antonio per la salute;  ma era solo cambiata la forma, non la sostanza. Era nata una nuova corrente magico-religiosa che attingeva nuova forza dalle nuove divinità.

Reliquie e sale, manofica e santini, mandragora e acqua santa. Anche gli ingredienti si mescolarono fornendo così nuovi spunti per i riti magici.

A seconda delle storie sui santi – vere o inventate – che si fondevano agli accadimenti quotidiani di un paesetto del sud piuttosto che di un borgo del nord, così cambiava la tradizione magica.

Ecco perché abbiamo i “beneandanti” in Friuli, i “tarantolati” nel Salento, e così via per ogni regione italiana.

Inoltre ci sono tantissime feste cristiane il cui folklore dimostra indiscutibilmente quanto pagani siamo rimasti. I Ceri di Gubbio con il loro simbolismo fallico; il ballo della taranta in Puglia; il Calendimaggio ad Assisi; le sfarzose processioni per i santi; le infiorate, le benedizioni degli animali, dei campi, del pane; ecc…

Nella realtà quotidiana, poi, alcuni metodi si sono legati fortemente al santo di turno, come se il rito lo avesse inventato lui stesso. Basti pensare al 24 giugno, festa di San Giovanni, giorno in cui per tradizione si fa divinazione con le uova.

Piano piano le pratiche esoteriche diventarono così ben mascherate da essere considerate una “cosa normale”, a volte nemmeno condannate dal parroco del paesello. Nell’immediato passato le guaritrici non erano affatto considerate streghe, bensì donne sante. Venivano consultate e rispettate perché avevano ricevuto il dono dai santi o dalla Madonna.

A tutt’oggi le vecchie guaritrici di campagna non si considerano “streghe”, anzi! spesso sono fortemente cattoliche e probabilmente non sanno nemmeno di praticare una branca dell’esoterismo cristiano.

La Stregheria oggi

Per quanto riguarda la Stregheria moderna il discorso sta cambiando. Il culto si sta dividendo in due flussi differenti. Alcune praticano come si faceva una volta, magari educate da nonne e zie, conservando così la grezzezza delle origini. Altre hanno frainteso il senso pratico di questo culto, che viene di nuovo mescolato con un’altra fede: la Wicca. Probabilmente in certi casi si vuole limitare l’approccio crudo con la magia, evitando di utilizzare parti di animali, fatture et similia.

Conclusioni

Concludo dicendo che Pan non è morto, si era solo appisolato.

 

Fonti e Bibliografia
"Il Dio delle Streghe" di Margareth Murray
“Sud e magia” di Ernesto de Martino
“Gli scongiuri del popolo siciliano” di Giuseppe Pitrè
Ricerche ed esperienze personali con alcune guaritrici di campagna, tradizioni folkloristiche e racconti di paese.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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