Bill Carrothers Trio, “A night at the Village Vanguard”

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di Giuseppe Maggioli

Questo nuovo disco del Bill Carrothers Trio (Pirouet Records/Egea) ci dà l’occasione per esplorare luoghi di frontiera, strade tortuose, ritmi meticci di estrazione cool, fontane dove dissetarsi per sentirsi più liberi. Ecco liberi, la sua musica è un jazz libero da qualsiasi forma secondaria che si apre a contaminazioni di ogni tipo. Il pianista Bill Carrothers, prende spunto dal jazz storico di Bill Evans, Chick Corea e Keith Jarrett suonando una musica attuale con voli lirici su coordinate post-bop bypassando le formule del jazz moderno e della musica nera.

Accompagnato in questo sontuoso lavoro (ben 2 cd registrato nello storico locale Village Vanguard) dagli ottimi Nicolas Thys al contrabasso e Drè Pallemaerts alla batteria, il trio segue una linea jarrettiana (“Jordan is a hard” e “Discombopulated”) con abbellimenti continui di musica minimale di derivazione classica. Seguendo le orme jazzistiche più alternative il suo fluido bop non conosce ostacoli con contraccolpi eleganti (“New from home”) da vero dandy del jazz e singolari manifestazioni bluesy (“Tiny Capers”). Carrothers è capace di suonare standard come “Jordu” e “Gerkin for perkin di Duke Jordan e Clifford Brown con capacità di sfumature sorprendenti e linee essenziali. Il suo suono va oltre le stilosità apparenti, incidendo straordinaria musica e rivitalizzando il concetto del trio jazz proiettando le sue idee nel nuovo millennio.

Considerato uno dei pianisti più interessanti e creativi sulla scena internazionale ha nel suo carnet una serie di collaborazioni prestigiose, Dave Douglas, Scott Coley, Bill Stewart, Freddy Hubbard tra gli altri. I suoi dischi come leader sono di una freschezza disarmante (Gost ship del 2003 & Joy Spring del 2010) e il suo jazz scava in un fraseggio raffinato dettando temi di assoluta originalità.
Un progetto il suo che apre vari spiragli nella musica afroamericana intrecciando le sue esperienze con quelle dei suoi collaboratori alla ricerca di una musica totale.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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