B.Zarro, artista neo espressionista

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di Stefania Taruffi
Incontro il pittore Mauro Conte, in arte B.Zarro, al Complesso del Vittoriano, a Roma, dove si è appena conclusa la sua esposizione intitolata ‘Genio contro Genio‘.

E’ difficile catalogare l’artista, meglio di tutti ci è riuscita Lara Elisa Grandinetti che di lui dice:”B.Zarro è l’essenza della ribellione, dell’istinto creativo e irrefrenabile: creare per lui è un bisogno esistenziale, interiore e fisico, necessaria fonte di vita attraverso la quale vive. B.Zarro esprime un mondo interiore che appartiene a tutti, ma che abbiamo dimenticato.”

B.Zarro è uno degli artisti più estrosi del panorama italiano contemporaneo. Porta la sua arte e le sue performances in giro per il mondo, espone in spazi aperti e insoliti, luoghi collettivi, di cultura ma anche di passaggio, come stazioni, alberghi, foyer e viali, spesso suscitando clamore e sbalordimento attraverso i suoi giochi di provocazione e ironia.

Che l’arte sia la sua vita lo scopro subito, iniziando con lui il percorso della mostra. “Io non nasco come artista, ho fatto tutt’altro. Ho avuto una vita lavorativa ‘classica‘, anche di alto livello in aziende fino al 1998, anno in cui ho letteralmente strappato un importante contratto con una multinazionale per seguire me stesso, il mio ego più autentico, quello che desiderava esprimersi e comunicare attraverso l’arte“.
Una scelta difficile, da vero Creativo Culturale, quella di abbandonare certezze per seguire la sua passione e sentirsi finalmente realizzato.
Mi accolgono due riflessioni dell’artista all’ingresso: “Qualcosa di più grande della tecnica guida la mia mano e il mio sguardo” e “La paura non ha mai condotto a imprese valorose, mentre del coraggio è ampia la prole”. Versi che sintetizzano l’energia e la profondità dell’artista, emozioni che non mi abbandoneranno per tutto il percorso espositivo articolato per tematiche.

Un percorso che implica anche un ‘viaggio’ interiore con una proiezione sulla nostra stessa natura, selvaggia e primordiale.
B.Zarro ama il disegno libero e gestuale. Dipinge senza un progetto pittorico e di contenuto, ed è poi l’anima della sua creazione a risvegliare in lui il bisogno di definirla, nominarla e, ancora più a posteriori, compararla con un’opera famosa simile, per affinità. Da qui il nome della mostra: Genio contro Genio.

Il nuovo progetto espositivo di B.Zarro infatti allude a un possibile confronto, e in fondo un dialogo, con gli artisti del passato – molti dei quali sono già stati esposti nello stesso luogo – e con le loro tematiche.
Che “non vuole essere una emulazione di opere già esistenti, nè esiste una premeditazione“, ci tiene a sottolineare B.Zarro, ma piuttosto si tratta di una condivisione di affinità elettive fra lui e alcuni artisti importanti del passato.
I colori sono sempre più accesi: frequenti il rosso, il nero, colori che definiscono e delimitano abissi, disegnano differenze. “…le sue pennellate sono segni che suggeriscono flussi emotivi e di memoria” come definisce la giovane critica, Lara Elisa Grandinetti.

Nelle sue opere B.Zarro utilizza diversi linguaggi tutti impressi su materiali da riciclo, che egli libera e ai quali dona una nuova vita. Lavora su ogni tipo e qualità di materia che egli trova nel suo viaggio continuo della vita: cartoni, ante di armadi, di porte, giornali, cartoline, mappe stradali di New York, buste di carta della spesa, foto, mobili. Su un residuo di carta da parati ‘rubata a mio padre in soffitta’ dipinge l’opera a lui più cara. Non lo dice ma glielo leggo negli occhi: su quella carta da parati c’è un pezzo della sua vita: suo padre e i suoi figli, che mi racconta “hanno disegnato loro la bozza iniziale del quadro“. Impronte e imprinting di anime giocose ed estrose, frutti ancora acerbi del suo albero così profondamente ancorato alla terra eppure così proiettato verso il cielo.

Mi trovo a mio agio fra le sue forme, respiro l’aria di un’ecologia, anche di quella del vivere, autentica, effettiva, riscontrabile nelle scelte quotidiane. E nel quadro desolante italiano, di pseudo artisti improvvisati, respiro anche il vero e indiscusso talento artistico.

Nei suoi APPUNTI DI VIAGGIO, creati in una sua sosta a New Jork, egli disegna ovunque: su foto, cartine della città, cartoline del Moma, fotografie. Poi ci s’inabissa nella stanza dedicata all’EROS, principio primordiale, linfa vitale dell’esistenza. Devo dire, la più suggestiva di tutte. Una considerevole parte degli studi e della produzione di B.Zarro è legata in generale alla grande tematica dell’ Eros e, in particolare, di ‘Eros e Thanatos‘, l’istinto di vita e quello di morte, i due istinti primari legati indissolubilmente e che regolano le azioni dell’essere umano.
Tra le potenti energie inconsce da sempre l’Eros” spiega l’artista “ha rappresentato quell’energia vitale tanto cara agli artisti, spesso attratti dalla seduzione che questa sprigiona in ogni suo forma e che sublimano nel loro atto creativo.”

L’erotismo infatti – continua – ci trasporta nell’immaginario in un gioco creativo legato anche alla capacità di amare. E’ fantasia e immaginazione, nonché trasgressione ai codici e alle prescrizioni che regolano e scandiscono ripetutamente la vita dell’uomo.
L’odierno consumismo ha ridotto il desiderio a bisogno, l’appartenenza a possesso. L’amore è sfuggito mentre l’immaginario erotico è confuso con la pornografia.
Ciò nonostante l’Eros primordiale spezza questo equilibrio in cui tutto è programmato. Gli esseri umani vi proiettano le loro paure e fantasie perché esso può scuotere e destrutturare fino alle radici l’identità individuale umana richiedendo slanci verso l’ignoto
” . Davvero una fotografia del nostro presente.
Da qui in poi l’artista predilige le tinte forti del rosso, bianco e nero. Colori passionali e viscerali, come la donna nuda contrapposta a un confessionale chiuso. Quello che la gente addita come “Bene e Male”, posti l’uno di fronte all’altro. Passione e libertà, vs peccato e recinti autoimposti.

Si passa poi alla sezione delle pitture su CARTONI E ANTE, dove le ante “diventano un varco verso l’inconscio. Sono porte verso una dimensione atemporale, dalla quale emergono figure ancestrali, africane, legate alla tematica di Eros e Thanatos. Molte sembrano voler celebrare il Tempo del Ritorno, il ritmo del cosmo, della distruzione e della creazione: tauromachie, creature totemiche ed esseri primitivi, guerrieri, figure femminili in movimento”.

Si respira questa lotta tra materia, (terra) e spiritualismo (cielo). E nel limbo, nella terra di nessuno, si muovono queste figure che affascinano e intimoriscono allo stesso tempo. In questo ciclo di opere troviamo anche quelle più impegnate, in cui l’artista denuncia l’iperconsumismo e l’eccessiva produzione di rifiuti che simbolizzano anche la distruzione dei nostri spazi vivibili, le città. L’artista afferma che “negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito a uno stravolgimento del nostro habitat urbano senza precedenti. In particolare, le nostre città sono state invase dalle macchine, da impianti tecnologici e pubblicitari, da ogni forma di ‘occupazione‘. Sono stati presi d’assalto gli spazi fisici, quelli privati, quelli intimi.
Inoltre, stiamo assistendo a un’impennata del valore dei rifiuti: in termini tecnologici e in termini economici, tanto che business dei rifiuti, del riciclo e dell’eco-business in generale ha raggiunto il valore dei business dei prodotti ‘nuovi’
.
La società iperconsumista non produce beni e servizi, produce rifiuti: materiali e umani.
Quelli materiali finiscono nelle discariche, quelli umani sono “scarica¬ti” emarginati dalla società “civilizzata”.
Gli uni e gli altri, non sono altro che le due diverse facce della stessa medaglia e la società organizzata non e in grado di “smaltire” correttamente il residuale, facendo sì che le città diventino “discariche” a cielo aperto di rifiuti, solidi-umani”
.

La sua denuncia è dunque severa, in linea con molti altri artisti contemporanei. Una forma di ‘ribellione’ al principio di distruzione sia del pianeta, sia di chi lo abita.
Lo lascio con un ultimo sguardo allo sciamano che s’intravede al fianco di un corpo nudo di donna. I suoi occhi penetranti, come quelli dell’arte di B.Zarro, donano la possibilità di attingere a energie arcane, alle forze dello spirito che la civiltà occidentale ha dimenticato.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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