Inception, il nuovo film di Christofer Nolan tra fantascienza e marketing

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Di Paolo Cappelli

Metti un attore in primo piano come Leonardo di Caprio, un’atmosfera vagamente gotica che riporta al nostro personale e solitario inconscio di piaceri e paure; metti un pizzico di fantascienza che permette al protagonista di creare e manipolare una dimensione onirica al punto di carpire i nostri segreti o, più infidamente, di instillare pensieri nel profondo del nostro subconscio in modo da farci credere che siano nostri. Tutto questo è Inception (letteralmente inizio, principio), thriller fantascientifico di Christofer Nolan (Batman – Il Cavaliere Oscuro, Memento) in uscita in Italia il 3 settembre prossimo e che si preannuncia come un’esperienza capace di turbare le notti dei coraggiosi spettatori.
L’idea, coltivata da Nolan fin dall’adolescenza, si basa su alcuni elementi classici del thriller e del noir: la femme fatale, l’amore maledetto e la decisione del protagonista, capace di entrare nei sogni ed estrarne informazioni, di accettare un ultimo, sporco lavoro.
Benedetto dalla critica USA per la maestria e capacità di analisi a tutto campo del suo sceneggiatore e regista, il successo di Inception oltreoceano (oltre 143 milioni di dollari nei primi 10 giorni di programmazione) si deve anche e soprattutto all’efficace campagna pubblicitaria e di marketing che ne ha preceduto l’uscita.

Nolan e la Warner Bros hanno architettato una vera e propria “aggressione” pubblicitaria e commerciale nei confronti del pubblico e del suo subcosciente, un’operazione cosiddetta di “guerriglia marketing”, utilizzando come armi tutti i canali multimediali maggiormente diffusi, ma soprattutto stimolando una delle maggiori paure del momento: il furto di identità e di informazioni personali.
Tutto è iniziato con alcuni manifesti affissi per le strade di Chicago con sinistri avvertimenti: “IL FURTO DI PENSIERI E’ POSSIBILE!”, oppure “SAPEVATE CHE IL GOVERNO PUO’ RAGGIUNGERE LA VOSTRA MENTE?”, i quali rimandavano a un sito, apparentemente non collegato al film, in cui si invitavano i visitatori a proteggere i propri pensieri.

Successivamente, delle semplici t-shirt distribuite ai visitatori della principale convention del fumetto e della fantascienza americana (Wondercon) pubblicizzavano il sito virale PASIVdevice.org. Il PASIV (acronimo per Portable, Automated Somnacin Intravenous) è un dispositivo che gioca un ruolo fondamentale nel film, ma ovviamente nel sito non se ne fa menzione. L’avvertimento in fondo al manuale d’uso “LA VOSTRA MENTE E’ LA SCENA DEL CRIMINE” è sufficiente a risvegliare in chiunque l’appetito per l’ignoto. Da questo sito, l’utente veniva automaticamente reindirizzato al sito mind-crime.com, dove avveniva la fidelizzazione. Qui si può creare un proprio labirinto personale, che si trasforma poi in un ambiente urbano all’interno del quale, dopo averlo condiviso, possono entrare e giocare i nostri contatti di Facebook.
I videoclip comparsi su Youtube, dal contenuto volutamente enigmatico, non facevano che aggiungere tessere al mosaico rivelando particolari della trama.
E non è stato trascurato neanche il mondo del fumetto, settore che negli Stati Uniti ha un fortissimo seguito: la pubblicazione, con qualche mese di anticipo rispetto al film, di Inception – The Cobol Job, non ha fatto che accrescere la curiosità in previsione dell’uscita del film nelle sale USA lo scorso 16 luglio.
La curiosità e il timore per ciò che non si conosce sono stati trasformati in gioco, in parte per esorcizzare le paure coscienti e in parte per instillare nell’utente/spettatore la duplice, opposta volontà di fuggire dalle tenebre della dimensione mentale e, al tempo stesso, di dominarle.

 L’espediente della diffusione di “notizie esca” era già stato usato con successo in passato nel caso di “The Blair Witch Project”, ma mai erano stati usati tanti canali di comunicazione simultaneamente.
In realtà, la scelta fatta da Nolan e dalla Warner rivela qualcosa di più profondo: una campagna pubblicitaria sviluppata in modalità multicanale ha dato i suoi frutti, al di là delle cifre registrate al botteghino.
La pagina di Facebook del film ha ampiamente superato il milione di fan e le visite ai siti ufficiali non fanno che ampliare la bolla dimensionale alla quale si aggiungono, ogni giorno, un numero imprecisato, ma comunque alto, di appassionati, la maggior parte dei quali si sente parte del mondo creato dalla Warner Bros. ancor prima di aver visto il film. Costo dell’operazione? Non noto, ma comunque molto basso, se si considera che il tutto avviene grazie a un paio di siti creati con WordPress e al tam tam mediatico della grande rete. Un rapporto costo-beneficio altissimo che ora pare stia destando interesse in settori diversi dall’entertainment.
Non più solo videogiochi e cinema nel grande gioco del guerriglia marketing, dunque. C’è da scommettere che presto vedremo in giro manifesti dal contenuto apparentemente incomprensibile, o spot pubblicitari volutamente slegati dal contesto, per poi magari scoprire che si sta promuovendo una crociera dai contenuti estremamente avventurosi. E qualcuno si chiede anche se l’idea non possa essere utilizzata per fini diversi dal (non più tanto) puro orientamento commerciale.

E’ possibile indirizzare i comportamenti delle persone utilizzando queste strategie? Sarebbe possibile, ad esempio, guidare un voto politico attraverso una strategia di questo tipo, coinvolgendo l’uomo comune al punto da persuaderlo nell’intimo che quel programma è particolarmente utile e buono, o quel candidato particolarmente adatto?
Pubblicitari al lavoro! Come recita un vecchio adagio del settore, there is no business, like show business.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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