Il consumismo sentimentale

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di Marzia Santella

Nell’era della velocità ad ogni livello dalle conoscenze tecnologiche, alle auto, ai macchinari industriali, alle nostre vite. Noi “umani” alle prese con ritmi frenetici. Quando non ci sono?ce li inventiamo come capita durante le vacanze che a fronte di un meritato, atteso riposo, organizziamo ogni sorta di escursione e di attività tornando, spesso, più stanchi di com’eravamo partiti.

Un ritmo che ci assorbe a tal punto che molti hanno emicranie lancinanti nel fine settimana, causati dallo stress da non lavoro. Visto da fuori l’essere umano non gode di una vita invidiabile. Più si ha, più si vorrebbe e, per ottenerlo, siamo disposti a vivere in condizioni psicologiche al limite della sopportazione. Purtroppo,o per fortuna, il nostro corpo e la nostra mente sono macchine perfette che si abituano a tutto. All’inizio si soffre è vero, però poi si raggiunge una sorta di equilibrio. Viviamo al minimo: lavoro, cibo e sonno. La vita sociale per tanti è un miraggio. Notti spese tra computer e quel che resta dei rapporti amorosi. Mi riferisco ai rapporti tra partners di lungo corso. Impegnati al massimo durante le ore di veglia, difficilmente sanno stare svegli dopo cena. Chi si schianta sul divano alle nove e venti, chi va al cinema ed inizia inesorabilmente a russare. Gli esempi non mancano, manca energia. Anche tra i ventenni single uscire non è più una priorità come lo era per gli odierni quarantenni a salire. Si delinea una caratteristica ad ogni livello d’età, per quel che vedo io, inutile uscire: non c’è nessuno che ci va a genio, il rischio di annoiarsi, di passare una serata insulsa, come a noi ne sono capitate tante, non è contemplato. O c’è la certezza del divertimento o si sta in casa attaccati alla consolle dei videogiochi sempre più sofisticati, al pc. I rapporti amorosi, quando ci sono, sono sempre sul filo del rasoio. Prima veniva vissuto tra i due innamorati, al massimo i migliori amici, ma per confidenze misurate, dibattute. Adesso, se ci pensate, ogni cosa passa al vaglio dei social networks. In qualsiasi momento qualsiasi persona può far crollare il nostro “ castello amoroso” con un solo post su una bacheca. Una foto data per cancellata, un o una ex che si ripropone. Chi ha una sorta di relazione vuole liberarsene perchè

si sente vessato e stressato, vuole conoscere altre persone. Come se, con il frutto più buono tra le mani, si accorgesse di trovarsi nel bel mezzo di un frutteto meraviglioso, pensando continuamente non ha quel che ha: ma a tutto quello che ancora non ha assaggiato. Una brama per avere sempre di più. Una brama per non apprezzare completamente, un darsi solo in bassa percentuale e non completamente perchè tanto, dietro l’angolo, c’è sempre di meglio. Però come diceva un antico proverbio: “Chi tropppo vuole, nulla stringe.” Mi chiedo allora come si può insegnare a godere di quello che si ha, a scoprire

l’altra persona poco a poco? Come educare le nuove generazioni, dal momento che noi siamo perduti, ad una forma d’amare più completa che può dare tutto alla persona che ha scelto: che duri un mese o una vita, alla conquista come sapore inconfondibile? Dovremmo fare uno scambio con chi non ha niente eppure è più felice e sereno di noi? I vantaggi sarebbero infiniti per noi, egoisticamente! Per loro a fronte di scoperte fantastiche che semplificano la vita, come se la caveranno con i sentimenti? Ci stiamo inaridendo il cuore in questo consumismo sentimentale?

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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