I nostri militari prigionieri in India

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di Fernando Termentini

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, Fucilieri di Marina del reggimento S.Marco, sono stati fermati in India il 20 febbraio e consegnati alle Autorità indiane dopo essere stati fatti scendere da una nave italiana. Un atto, come ormai a tutti noto, deciso per aderire ad una richiesta delle Autorità indiane che sospettano i nostri due militari di aver ucciso due pescatori durante un’azione antipirateria condotta per difendere la territorialità di una petroliera italiana.
Un provvedimento abnorme sotto il profilo del Diritto Internazionale i cui contenuti andrebbero anche approfonditi sul piano giuridico nazionale, in quanto i due nostri militari sono stati di fatto estradati in un Paese che prevede la pena di morte per il reato loro contestato.
Da quel tragico 20 febbraio sono trascorse due settimane, passate nell’assoluto oblio politico. Solo qualche flash giornalistico assolutamente ignorato dal mondo dei media italiani, in particolare dalla RAI servizio pubblico impegnato a trattare le vicende del Comandante della nave naufragata al Giglio o i vari delitti insoluti italiani. Un silenzio assordante rotto solo dalla voce insistente di un gruppo di cittadini (oggi più di 600 http://www.facebook.com/#!/groups/337996802910475/) che attraverso Facebook e con appelli personali al Presidente del Consiglio hanno cercato di fare sentire la loro voce e di sollecitare un interessamento istituzionale perché i nostri militari fossero ricondotti in Italia, naturale sede per ogni possibile indagine nei loro confronti.

Solo la Farnesina, per dovere istituzionale, ha affrontato il problema, applicando e raccomandando un diplomatico low profile necessario per dare efficacia “all’intensa ed incisiva azione in corso”, accompagnata da una dichiarazione di vicinanza alle famiglie dei militari del Presidente della Repubblica e di quello del Consiglio.
Siamo arrivati al 5 febbraio ed il basso profilo e la silente opera diplomatica hanno portato a risultati significativi: la condanna al carcere dei nostri due militari. La sentenza indiana è stata però efficace. Ha avuto il potere di risvegliare improvvisamente ed immediatamente chi era caduto nel letargo del disinteresse nei confronti di questi uomini in divisa. Infatti, alle 13.00 circa di ieri è arrivata la notizia ed immediatamente, con un sovrapporsi di dichiarazioni e di iniziative politiche e medianiche, la vicenda è improvvisamente venuta alla ribalta.

Ed io rabbrividisco!

Rabbrividisco per questo pragmatismo di basso livello che vede immediatamente uscire allo scoperto sul palcoscenico mediatico politici e media radiofonici e televisivi che, improvvisamente si accorgono che un Paese straniero sta prevaricando i diritti di un altro stato Sovrano, l’Italia, sconfessando le regole internazionali e i Trattati sottoscritti.

Funzionari di rilievo della Farnesina che improvvisamente si ricordano della esistenza di possibili procedure diplomatiche per ufficializzare un dissenso nazionale ai responsabili diplomatici di uno Stato estero accreditato in Italia e che si precipitano ad assicurare la Nazione di essere impegnati a garantire ai due militari un “decoroso alloggio e cibo italiano”.

Politici che si svegliano improvvisamente richiamando il Governo ad una maggiore attenzione per la sorte dei due maró. Quegli stessi che li hanno mandati sulle navi in giro nel mondo per difendere i diritti italiani.

Ex Ministri degli Esteri che finalmente si chiedono di chi sia la responsabilità della consegna dei due maró alle Autorità indiane. Chi e perché abbia deciso di fare entrare la nave in acque territoriali indiane e abbia valutato opportuno far scendere due militari italiani da una nave battente Bandiera italiana e consegnarli a forze di polizia locali facendoli sfilare in uniforme sotto gli occhi dei media internazionali quasi fossero prigionieri di guerra.

Rabbrividisco, perchè le tematiche improvvisamente venute alla ribalta sono proposte con stupore, quasi fossero una novità mentre costituiscono il tema dibattuto da due settimane da un gruppo di cittadini affezionati al loro Paese e vicini a chi rappresenta l’Italia in uniforme. Costoro oltre a pronunciare apertamente il proprio dissenso sul silenzio istituzionale e mediatico, hanno anche cercato di suscitare un interesse istituzionale ai massimi livelli, hanno cercato di attirare l’attenzione delle Autorità di Delhi accreditate in Italia e dei media indiani, senza ottenere risposta.

Tutti hanno ignorato per poi svegliarsi improvvisamente e lanciare il “loro accorato grido di dolore” dopo che la sentenza del tribunale indiano ha acceso i fari dell’attenzione pubblica.

Rabbrividisco, perchè è palese che sia iniziata la corsa per garantirsi consensi nella speranza di raggiungere per primi il merito di aver contribuito a risolvere il problema dei nostri militari, e gridare, poi, al successo guadagnato sulla pelle di questi servitori dello Stato.

Concludo facendo mio il pragmatismo degli altri: sono felice che i dormienti abbiano lasciato il letargo, con la speranza che l’improvviso risveglio riesca a far tornare presto in Patria i nostri militari incappati in un evento solo perché impegnati a difendere gli interessi nazionali.

Continuo, però a rabbrividire per le sorti di questa nostra povera Italia!

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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