Il Cirque du Soleil porta in scena Saltimbanco

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testo: Erika Sambuco – foto: Serena de Angelis

Dopo aver fatto tappa in settantacinque città, Cirque du Soleil, il kolossal delle meraviglie, arriva nella Capitale. L’evento è organizzato da LiveNation e fino al 18 marzo, Il Cirque du Soleil sarà al Palalottomatica con lo spettacolo Saltimbanco: una profusione di acrobazie metropolitane allegre e colorate. Dall’italiano “saltare in banco”, Saltimbanco esplora l’esperienza della città in tutte le sue svariate forme: le persone che ci vivono, le loro caratteristiche e apparenze, le famiglie e i gruppi, la fretta e il trambusto della strada e l’altezza smisurata dei grattacieli. Decisamente barocco nel suo vocabolario visivo, l’eclettico cast dello show trascina lo spettatore all’interno di un mondo immaginario e fantastico, una città ideale in cui la diversità è motivo di speranza.
Il debutto mondiale di questo spettacolo ebbe luogo a Montreal il 23 aprile 1992, esattamente vent’anni fa, con un cast di 36 artisti. E se lo staff per dare un’ idea di quel che è diventato il marchio esibisce un rosario di cifre da capogiro (5.000 lavoratori nel mondo, 50 diverse nazionalità, 100 milioni di spettatori fra tutti gli spettacoli, «zero sovvenzioni» però), a colpire è come un babelico, iperreale, caleidoscopico, funambolico e sognante universo di uomini tutti colorati dentro i loro costumi (da tre a cinque a testa) di spandex, capaci di mirabolanti acrobazie, siano entrati nell’ immaginario collettivo. La poesia e il fascino (pochi biglietti ancora disponibili) di vertigini sospese nel vuoto e di maschere dai nasi a becco, di creature in colori fluorescenti che si arrampicano come rettili sfidando la gravità con ritmo ipnotico, e di sagome che cadono come stelle comete dal cielo. Un groviglio di corpi manipolati, impilati in piramidi altissime e avvitati in acrobazie sospese nell’ aria. La poesia dell’ impossibile contro la banalità, la noia, il già visto. Rimandi a Fellini e al teatro di Peter Brook. Sono persino riusciti a far passare l’ idea che senza animali è meglio: per costruire sogni non c’ è bisogno d’ andare a importunare tigri e leoni.
Su un palco lungo 34 metri, largo 20 metri e alto 1.30 metri per una griglia acrobati lunga 9 metri e sospesa a 13 metri di altezza salgono oltre 50 artisti provenienti da 20 Paesi diversi.
La scenografia riflette le contraddizioni della città in cui convivono il potente e il povero. Un posto dove tutto è possibile. Il set è uno spazio urbano ridotto ai suoi elementi essenziali. Esperienza tecnica e design stravagante sono arricchiti da costumi spettacolari, giochi di luce straordinari, musica incantevole, umorismo e magia.

René Dupéré fu coinvolto nella creazione di Saltimbanco sin dalla sua origine. Ha realizzato una musica ispirata alla vita urbana della fine dell’ultimo secolo: eterea seppure barocca, ritmica e cosmopolita. L’idea iniziale era la città: l’ambiente urbano, le persone che lo abitano, i gesti, le tracce, i luoghi di incontro, gli incroci, i percorsi paralleli, le diverse culture… “Ho voluto rinunciare ai soliti cliché, e ho invece cercato di creare il rumore di una città piena di luce e di speranza. E cosa distingue una città e i suoi abitanti? All’inizio ero convinto che la voce umana dovesse essere parte dello spettacolo – nello stesso modo della percussione. Ma mi sono anche reso conto che il “panorama musicale” di una città va al di là del rumore del traffico nell’ora di punta. Nel cuore di New York, per esempio, il suono dell’alba sembra lo stesso di una campagna…”. La trama sonora dello spettacolo comprende un solo canto d’opera eseguito in italiano popolare del tredicesimo secolo. Tutte le canzoni sono in sequenze fonetiche prese da varie lingue, tra cui l’arabo, lo svedese e il tedesco. Questi elementi rinforzano il potere evocativo della musica. Saltimbanco presenta acrobazie da togliere il fiato e incredibili dimostrazioni di atletismo, sia nei numeri solisti che in quelli di gruppo.

Dall’incredibile prova di equilibrio, salto e velocità dei Pali Cinesi e dell’Altalena Russa, a quelli anti-gravità di Bungee e Trapezio, dai piacevoli numeri dei Giocolieri e della Bicicletta Acrobatica, agli acclamatissimi Clown tra cui Eddie il giullare che rappresenta il bambino nascosto dentro ognuno di noi. Con il caratteristico cappello rosso, il farfallino nero, i pantaloni corti a righe e le bretelle, Eddie trova l’avventura nella propria immaginazione. Tutto ciò di cui ha bisogno scaturisce dalla sua fantasia. Tumulto e quiete, prodezze e poesia, Saltimbanco porta gli spettatori in un viaggio allegorico e acrobatico, un sogno colorato di cui custodirete sempre il ricordo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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