Romanzo di una Strage… Io so, ma non ho le prove

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di Erika Sambuco

Il 12 dicembre 1969, alle 16.37 una bomba sventrava la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano. Uno choc per il paese, la definitiva perdita dell’innocenza. Dopo quarant’anni e molti processi, però, nessuna condanna, molte prescrizioni di reato: misteri italiani, tutti alla luce del sole eppure tutti ancora oscuri.

Difficile dare una valutazione artistica del film di Marco Tullio Giordana senza dover mettere mano ai libri di storia per analizzare i fatti che hanno caratterizzato uno dei momenti più bui della città di Milano e, probabilmente, dell’intera Repubblica Italiana. Con una narrazione secca e senza troppi barocchismi, Giordana racconta la “sua” verità, scritta con Sandro Petraglia e Stefano Rulli, su ispirazione al libro d’inchiesta I segreti di Piazza Fontana. Giordana si candida definitivamente a seguire le tracce del cinema politico di Elio Petri e della ricerca storica di Pier Paolo Pasolini. I tempi erano maturi, forse anche da diversi anni, e un film dedicato a Piazza Fontana capace di ricostruire quello che sarebbe successo era necessario. Il cinema italiano, l’opinione è diffusa, ha rielaborato troppo poco i lutti della storia nazionale e la funzione intellettuale di un film come Romanzo di una strage diventa estremamente importante per creare dibattito e rinfrescare la memoria, affinché certe realtà non si ripetano. Giuseppe Pinelli, interpretato da un intenso Pierfrancesco Favino, e Luigi Calabresi, Valerio Mastrandea che conferma la sua maturità, vengono illustrati come gli “involontari” eroi e agnelli sacrificali di un disegno più grande che del mondo anarchico milanese ha fatto solo un bersaglio e un capro espiatorio, ma dove si intrecciano i poteri forti della destra estrema e la lunga mano dei Servizi Segreti, al lavoro per soddisfare le pressanti richieste anti-comuniste americane. Giordana ricostruisce quei giorni con rigore filologico e giuridico, evitando di scivolare nella faziosità di parte ma non rinunciando a puntare il dito accusatore rispetto a una classe politica che ha contribuito a destabilizzare la democrazia italiana e a farla sprofondare nel terrorismo degli Anni di Piombo. Oltre a raccontare un episodio di evidente importanza, Romanzo di una Strage ha il pregio di avvalersi di un cast a dir poco d’eccezione, intarsiato di alcuni dei migliori attori del cinema italiano contemporaneo, tutti impegnati nella difficile sfida di incarnare la Storia. “Conoscevo la vicenda di Pinelli per passione”, ha spiegato Favino: “Sono del ’69, avevo 41 anni quando l’ho interpretato e una famiglia come lui, e questo sicuramente ci avvicina. Inoltre sono sempre stato attratto da storie che hanno a che fare con la giustizia e l’ingiustizia, e sono molto toccato dalla vicenda di questa persona. Un uomo che ho potuto conoscere ancora meglio avendo la fortuna di essere stato ben accolto, insieme a Michela Cescon, in casa Pinelli da sua moglie Licia, che è una donna meravigliosa e ti fa capire con uno sguardo fino a dove puoi spingerti. Interpretando questo ruolo mi sono anche chiesto cosa avrebbe comportato se, un giorno, uscito di casa, non avessi più fatto ritorno, o se il motorino con cui Pinelli seguì i suoi compagni in questura fosse andato in panne, o se semplicemente lui fosse stato un altro tipo di persona e non avesse sentito il dovere di andare. L’intenzione comunque, d’accordo con il regista, era quella di non farne subito un agnello sacrificale. Per prepararmi a interpretarlo Marco Tullio Giordana mi ha fatto sentire le registrazioni degli attori dell’epoca, perché non voleva che Pinelli parlasse il milanese di oggi. Soprattutto, facendo parte di questo film, mi ha colpito la ferita profonda che quell’episodio ha inferto a una città davvero operosa, come si disse allora, nel senso migliore della parola. Una città che aveva voglia di costruire, così come quell’Italia che con Piazza Fontana ha visto la fine di un sogno, il sogno di lavorare e vivere in un Paese in cui si crede. Sono molto fiero di aver interpretato Pinelli, è un personaggio che porterò sempre con me e per cui mi piacerebbe essere ricordato”. Valerio Mastandrea ha invece il ruolo del commissario Luigi Calabresi, figura controversa su cui a lungo si è scagliato l’anatema di alcune frange politiche e della loro ideologia: “Con questo film ho cominciato un percorso molto personale che non è ancora concluso. Non sono entrato in contatto con la famiglia di Calabresi, un po’ per pudore un po’ perché pensavo che non fosse necessario andare a fondo su quel fronte dato che il film non si concentra se non per alcuni passaggi sulla vita privata del personaggio. D’altra parte, credo che Romanzo di una strage tessa un quadro abbastanza veritiero di chi fosse Calabresi prima e dopo la morte di Pinelli. È stato interessante ma anche difficile liberarmi da un certo pensiero e aprire delle porte che vorremmo restassero sempre chiuse, anche come forma di difesa personale. Probabilmente è il ruolo più difficile che abbia mai interpretato in 20 anni che faccio questo lavoro. Del film, inoltre, ho apprezzato la capacità di restituire quel senso di impunità lasciato da questo episodio della nostra Storia e che continua ad accompagnarla anche oggi”. Luigi Lo Cascio, presenza ricorrente in molte opere del regista Marco Tullio Giordana, a partire da I cento Passi, interpreta invece il Giudice Paolillo, un magistrato retto e indipendente cui viene strappata l’indagine sul caso di Piazza Fontana: “Il mio personaggio è forse meno conosciuto ma comunque è molto simile all’esperienza che ho fatto quando ho interpretato Peppino Impastato. Non è qualcosa che ha a che fare solo con il mestiere dell’attore ma riguarda te come persona. Poi si cerca di fare in modo che questa esperienza così intensa prenda forma nella figura di un personaggio, ma è innanzitutto un’esperienza fortemente umana. In questo film, però, non è importante spiegare chi sia il Giudice Paolillo, poiché la sua figura ma viene in rilievo per quel che rappresenta, per la sua funzione. Che è quella di mettersi nella posizione della Giustizia, senza tentennamenti, anche nel confronto molto difficile con la vedova di Pinelli. Questa posizione però è destinata a frantumarsi, a deflagrare, come un altro ordigno, quando gli diviene chiaro che la Giustizia non è automatica. Va applicata, e ad applicarla sono sempre gli uomini”. Fabrizio Gifuni, infine, compare nei panni molto particolari di Aldo Moro, di cui ha meravigliosamente acquisito intonazione e movenze. Ma per l’attore, Romanzo di una strage è qualcosa di più: “Questo film rappresenta il completamento di un percorso iniziato 10 anni fa con Marco Tullio Giordana con La Meglio Gioventù, diretto dallo stesso regista e sceneggiato sempre da Rulli e Petraglia. Quello era un grande racconto di come è cambiata nei decenni la società italiana, da cui non a caso era stata tenuta fuori la strage di Piazza Fontana. All’epoca Marco Tullio Giordana fu anche criticato per questo, ma evidentemente c’era già l’intuizione che a un evento di quella portata doveva essere dedicato un capitolo a parte, che non poteva essere archiviato in modo sintetico”. Nel cast inoltre Laura Chiatti, Giorgio Colangeli, Omero Antonutti, Thomas Trabacchi e Giorgio Tirabassi, tutti strepitosi. Un affresco che si preferirebbe di fantasia, un romanzo criminale che narra un Paese preda sempre di tentazioni autoritarie, stretto fra gli estremismi, visto e filmato con sofferenza, ma con un grande senso del thriller politico dove però il brivido che corre sulla schiena dello spettatore dipende dalla sensazione di fatica nel ritrovarsi o peggio fatichi a credere che tutto possa esser realmente accaduto. Scriveva Pasolini nel 1974 per il Corriere della Sera: “Io so. Io so i nomi dei responsabilidi quello che chiamano “golpe” (…). Io so, ma non ho le prove”. Per Pasolini il compito centrale degli intellettuali consisteva nel decodificare la realtà, l’unica cosa che può fare il cinema è restituire un sentimento del tempo.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

One Comment

  1. 30 marzo 2012

    LE STRAGI SONO SEMPRE STATE CARATTERIZZATE DA DEPISTAGGI,E LUNGAGGINI GIUDIZIARIE.
    D’ALTRONDE ANCHE LA POLITICA NON E’ MAI STATA BEN DEFINITA IN ITALIA,E QUESTO HA FATTO
    IN MODO CHE A SECONDA DEI VARI POTERI CHE SI ALTERNANO AL POTERE ANCHE LA GIUSTIZIA SUBISCE PRESSIONI.IL FILM E’ UN RACCONTO DEI FATTI BASANDOSI SUGLI ATTI SVILUPPATI NEL ITER DEL PROCESSO/I QUINDI OGNUNO NE TRARRA’ LE CONCLUSIONI PERSONALI.

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