In nome del Debito Sovrano

image_pdfimage_print

di Monica Capo

Alla fine, il fondo per ridurre le tasse proveniente dalla lotta all’evasione, è stato cancellato, segno che  la  favola che pagare tutti per pagare meno non ha funzionato.

Tutto questo mentre la stampa mainstream era impegnata a parlare di  antipolitica, diamanti leghisti e piccole Ronaldinhe,

Ma, soprattutto, ha appena ottenuto il via libera definitivo a Palazzo Madama,  il ddl che introduce il vincolo di pareggio del bilancio nella Costituzione.

Ed è un vincolo che peserà drammaticamente sulla spesa pubblica in quanto istruzione, sanità, ricerca, sicurezza, tutto dovrà, d’ora in poi, essere “cash money or nothing”.

Lo Stato e i suoi organismi periferici e locali non potranno, infatti, più ricorrere all’indebitamento, per finanziare fabbisogni di spesa pubblica in eccesso.

Inoltre, quando per le più diverse ragioni la BCE alzerà i tassi (facendo aumentare il costo del debito) lo Stato dovrà AUTOMATICAMENTE aumentare le imposte.

E’ stato, insomma, sancito il dominio del mercato sul sociale, senza la minima possibilità per il cittadino di esprimersi a riguardo dato che, l’approvazione del ddl con il quorum dei due terzi degli aventi diritto, impedirebbe il ricorso al referendum confermativo.

Intanto, il “garante” Napolitano si risveglia soltanto per improbabili moniti, a destra e a manca, ABC dichiarano che cancellare del tutto i finanziamenti pubblici, destinati ai partiti sarebbe un errore “drammatico” (!) e il Premier Monti, parlando degli effetti della crisi, oggi in conferenza stampa a Palazzo Chigi, ci ricorda che però “in Grecia ci sono stati 1725 suicidi” e che di crescita se ne riparlerà nel 2013.

Del resto, le banche italiane come avrebbero potuto “far ripartire l’economia reale”, se rifinanziate dalla BCE avevano come priorità assoluta l’acquisto di Bot Btp e Cct statali, per tenere in vita il Debito Sovrano?

Foto: libero

Redazione

Redazione

Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

4 Comments

  1. ulisse scintu
    19 aprile 2012

    CROLLO DELL’ECONOMIA INDUSTRIALE A CAUSA DELLA PREDOMINANZA DELLA FINANZA SPECULATIVA DEI PLUTARCHI E DEGLI OLIGARCHI.

    di Ulisse Scintu

    Cari connazionali, riferendosi alla crisi economica attuale, purtroppo, quanto si sta verificando a livello sia Nazionale che Internazionale è sintomatico dell’imbarbarimento di una economia post-industriale di carattere finanziario-speculativo.

    La rottura del patto sociale, che nell’ultimo trentennio ha permesso la crescita del paese, in virtù di un equilibrio tra gli imprenditori/industriali e classi sociali meno abbienti, e che ne stabilizza gli equilibri, di fatto sta aggravando una situazione economica disastrosa, portandola velocemente al punto di non ritorno causato dalla rottura del circolo virtuoso necessario alla crescita ed allo sviluppo sociale.

    Il prevalere del potere economico finanziario, che hanno spostato l’interesse e le risorse economiche dalla produzione industriale alle speculazioni in borsa, di fatto hanno agevolato in maniera preponderante la predominanza delle negoziazioni ultra veloci denominate H.F.T (High Frequency Trader), responsabili della destabilizzazione dei mercati borsistici mondiali, peraltro creando una maggiore volatilità delle borse ed i presupposti di un crollo economico dei maggiori Paesi industrializzati che, e per un effetto domino la successiva depressione economica mondiale.

    Nei momenti di crisi, il mancato investimento di capitali da parte delle banche, non sempre può rivelarsi la scelta giusta, in quanto contestualmente a provvedimenti restrittivi decisi dal governo, senza un piano governativo di incentivazione della crescita, può comportare un’accelerazione verso un default Nazionale.

    Quanto ciò, poiché la mancanza di azioni governative propedeutiche alla crescita economica del paese in crisi, impediscono che si ripristino i presupposti fondamentali alla riattivazione del circolo virtuoso necessario alla ripresa economica stessa.

    Ovviamente, alfine di agevolare la riattivazione del circolo virtuoso, sarebbe necessario potenziare il potere di acquisto dei salari, intervenendo con delle agevolazioni sui prelievi fiscali dei lavoratori, e dei cittadini alfine di incentivare la ripresa dei consumi.

    I maggiori paesi industrializzati, che continuano a procrastinare le urgenti misure per regolamentare la grave questione riguardante gli H.F.T. (High Frequency Trader) negoziazioni ad alta frequenza, dovrebbero intervenire con urgenza e determinazione affinché si legiferi con specifiche norme in merito.

    Si appalesa sempre più, come tali interventi legislativi sulle negoziazioni ad alta frequenza siano oramai inderogabili, in quanto l’elusione del problema H.F.T., incentiverebbe maggiormente la speculazione selvaggia nelle maggiori borse mondiali.

    Ciò sta avvenendo, poiché una ristretta elite oligarchica facente parte dei poteri forti, ha investito in costosissimi sistemi informatici e tramite trader che utilizzano software con degli algoritmi segreti, riescono ad essere predominanti nelle transazioni borsistiche, destabilizzando i mercati mondiali.

    L’abuso che l’elite oligarchica fa del sistema H.F.T. , sta infatti determinando una vistosa alterazione delle borse mondiali, che si concretano con un vertiginoso aumento della volatilità dei mercati. I governi dei maggiori paesi industrializzati, compiacenti con le elite oligarchiche finanziarie, che, per il tramite delle negoziazioni selvagge ad alta frequenza, pensano di risolvere l’indebitamento economico delle proprie Nazioni alterando le regole di mercato finora utilizzate; non possono non sapere, dei rischi connessi che l’abuso derivanti dall’utilizzo degli H.F.T. possono produrre a livello planetario, ossia: depressione economica con lunghi periodi temporali di recessione mondiale.

    Anche nel passato, la storia insegna che le gravi recessioni hanno assunto il ruolo di “predellino” quale strumento di utilità necessario per accedere al metaforico treno che i guerrafondai, da sempre, utilizzano quale strumento utile alfine di fare scaturire guerre e grandi conflitti mondiali.

    Ulisse Scintu

  2. ulisse scintu
    19 aprile 2012

    NEO PROTEZIONISMO -ANNO 2012 – CRISI DEL MODELLO DI SVILUPPO INDUSTRIALE BASATO SULLE DELOCALIZZAZIONI.
    Sviluppi di futuri scenari macro economici e necessità di ripristinare urgentemente nuovi modelli neo-protezionistici.

    Di Ulisse Scintu

    Il 2012, negli annali economici verrà ricordato come la parabola discendente e fallimentare del capitalismo, che affidandosi ad un modello di sviluppo incentrato sulla predominanza della speculazione finanziaria (High Frequency Trading), e sul neo liberismo improntato sulle delocalizzazioni industriali, di fatto ne ha sancito la sua improrogabilità e la sua fine.

    Infatti, a causa dell’economia globale ri-caduta simultaneamente in recessione, e dei principali eventi politici riguardanti le principali economie del mondo, ci si aspetta una controtendenza basata su un forte aumento del protezionismo a partire dalla fine del 2012.

    Nella sua fase iniziale si presenterà essenzialmente sotto forma di varie barriere non tariffarie, più discrete dei tradizionali dazi doganali, ma sarà causa, nei fatti, del più importante cambiamento nel commercio mondiale, a partire dalla firma del GATT nel 1947 (Accordo Generale sulle Tariffe Doganali e sul Commercio, il predecessore del WTO).

    Verrà sancito a livello ufficioso il FALLIMENTO DEL MODELLO DI SVILUPPO INDUSTRIALE BASATO SULLE DELOCALIZZAZIONI, e riscritto il neo-protezionismo: un protezionismo che non si chiamerà più in questo modo e che assumerà una veste moderna.

    Inizialmente queste misure protezionistiche cercheranno di rispettare, a livello formale, i vari trattati multilaterali e le altre disposizioni del WTO (non fosse altro che per guadagnare tempo, attraverso i contenziosi con gli appositi organismi), perché ogni Nazione continuerà in parallelo a cercare di aumentare le proprie esportazioni.

    I paesi orientati all’esportazione, infatti, come la Germania e la Cina, così come gran parte delle nazioni emergenti, non correranno il rischio d’incoraggiare i loro acquirenti ad erigere le proprie barriere tariffarie.

    Questa tendenza privilegerà, ovviamente, le zone che beneficiano in misura maggiore del libero scambio (blocchi commerciali).

    La fine del 2012 sarà, pertanto, la pietra miliare dell’emersione dei blocchi commerciali (Eurolandia-EU, Russia, Turchia e partners strategici mediterranei/​Cina-Giappone-ASEAN/America Latina/Nord America,…), che potranno essere sia i pilastri di una nuova governance globale in termini economici e commerciali, che le basi per un futuro conflitto economico globale per il prossimo decennio.

    Pertanto, le Nazioni che continueranno a utilizzare il decotto e fallimentare modello di sviluppo propugnato dagli Stati Uniti (maggiori responsabili della globalizzazione dell’attuale crisi economica, rischieranno di risultare talmente de-industrializzati, da non potersi permettere nel medio termine di compensare le importazioni.

    Il protezionismo, pertanto, assumerà altre forme. Inoltre, a seguito della crisi del 2008, i richiami del G20 di non cadere nel protezionismo hanno sicuramente dato i loro frutti, ma solo per due anni. Senza un segnale di miglioramento dell’economia (cosa alquanto impossibile), un aumento delle misure protezionistiche è stato di recente un argomento sensibile: infatti molti paesi hanno ora in vigore misure protezionistiche più o meno visibili.

    Il debito eccessivo di tutti i Paesi sviluppati dovrebbe ulteriormente aggiungersi al protezionismo per due motivi: La necessità di riequilibrare i conti, che si tradurrà in misure volte a prevenire la fuga di capitali. Le condizioni finanziarie non consentiranno più la pratica del dumping fiscale,
    che assomigliano al protezionismo: si aumenta il prezzo del prodotto sul mercato internazionale riducendone l’offerta, e contemporaneamente si abbassa il prezzo del prodotto sul mercato nazionale attraverso forniture largamente diffuse: si dà così un forte vantaggio al prodotto nazionale sul mercato interno.

    Infine, stringenti norme ambientali e sanitarie possono escludere alcune importazioni di qualità inferiore, così come avvilenti restrizioni amministrative l’importazione di altri prodotti mettendo un freno al fenomeno industriale Cinese, basato anche sull’economia “ copia ed incolla” che le permette di risparmiare sugli investimenti di know how a discapito dei paesi investitori maggiormente industrializzati .

    Le critiche sul libero scambio: il protezionismo non è più un argomento tabù nei circoli del potere, mentre solo due anni fa era impossibile finanche il poterne parlare. Ora è un argomento diventato relativamente comune nella stampa e nei circuiti finanziari.

    Si possono individuare due ragioni alla base di questa critica al libero scambio: in primo luogo la sua responsabilità, reale o percepita, nella crisi (o, almeno, il fallimento del libero scambio come mezzo per risolvere la crisi) ed, in secondo luogo, l’aumento della disoccupazione e delle disuguaglianze, ed il deterioramento delle condizioni sociali e dell’ambiente.

    Concludendo, è auspicabile che venga recepito a livello globale, l’importanza di non abbattere un modello di sviluppo a favore di un nuovo pseudo modello di sviluppo (non testato), di cui non si conoscono le variabili indipendenti, che possano rendere difficile un’inversione di marcia, avendo superato il punto di non ritorno, creando situazioni disastrose ed ingovernabili come quella che stiamo vivendo sulla nostra pelle.

    Ulisse Scintu

  3. 19 aprile 2012

    PROPRIO COSI’ SUA MAESTA’ IL DEBITO,E NOI SCHIAVI A NOSTRA INSAPUTA ADESSO SI USA MOLTO USARE QUESTO TERMINE.SOLO CHE CHI LO DICE SI FA I PROPRI AFFARI.MENTRE NOI
    ABBIAMO UN PESO CHE CI ROVINA.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *