My Grandmother’s Space Suit, il terzo album della Fonderia

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Di Anna Esposito

Della meglio gioventù della musica italiana fanno parte i musicisti della Fonderia, un gruppo col vezzo della contaminazione creativa. In principio era un trio d’improvvisazione, poi la sperimentazione eclettica di nuovi generi musicali li ha trasformati in un quintetto d’eccezione in grado di portare allo stato di “fusione” i cinque elementi jazz, rock, funk, psichedelia, elettronica e influenze etniche.

La band strumentale ha registrato in Inghilterra, nei Real World Studios di Peter Gabriel, il suo terzo album, “My Grandmother’s Space Suit” che ha visto anche la presenza di Barbara Eramo.  Musica, la loro, densa di sonorità stranianti e insolite , il loro primo album “Fonderia” si è aggiudicato il Premio Darwin nel 2004 come miglior disco dell’anno e “Re>>enter” invece vincitore del Premio Toast/MEI 2006. La loro continua sperimentazione e ricerca ha fatto nascere interessanti progetti artistici come la rimusicazione di film muti per il Festival “Strade del Cinema” di Aosta, piuttosto che l’improvvisazione pittorica con gli artisti Francesco Nespola e Francesco Parruzza o l’incontro con le atmosfere surreali dei testi di Nicola BultriniLuca Pietropaoli, il trombettista del gruppo, ci ha parlato delle loro esperienze e dei loro progetti .

Il curriculum musicale di Fonderia vanta l’interazione con le più significative forme d’arte: la pittura, la poesia, il cinema e il teatro. Con quale di queste c’è stata più affinità?

Sicuramente il cinema, pensando alla nostra partecipazione al Festival “Strade del Cinema” di Aosta. E stato un lavoro impegnativo, ma che ci ha anche dato molte soddisfazioni e gratificazioni, come il primo premio nella Sezione Giovani nel 2003 per la rimusicazione di “My wife’s relations” di Buster Keaton, mentre nel 2001 al Festival Rimusicazioni di Bolzano ricevemmo un premio per la migliore musica originale con “Charcuterie mecanique” dei fratelli Lumiere, ed “Emak-Bakia” di Man Ray.  La nostra musica si adatta bene alle immagini, ma anche il teatro è stata importante fonte d’ispirazione. Abbiamo curato le musiche per lo spettacolo teatrale “Pinocchio nel paese delle meraviglie” realizzato dall’associazione “Il Cavallo Bianco”. Un teatro itinerante con bambini bielorussi dalle storie “difficili”, provenienti dalle zone colpite dalla catastrofe di Chernobyl e che vivono un profondo disagio sociale.

La vostra esperienza col cinema è stata prevalentemente la rimusicazione di film muti d’epoca. Quale sarebbe oggi il regista con cui vorreste collaborare?

Senza dubbio Gabriele Salvatores, che peraltro abbiamo già avuto occasione di incontrare nel 2008, al Villa Celimontana Jazz Festival. Trovo che i suoi film abbiano atmosfere quasi oniriche in sintonia con le nostre suggestioni musicali.


Quali sono i riferimenti musicali di Fonderia?

Veniamo da estrazioni ed esperienze musicali molto diverse, ma indubbiamente molto forte è stata l’influenza musicale del jazz elettrico degli anni ’70, il funk americano, il new jazz dei paesi scandinavi e  il progressive. Tutto ciò che è jazz ed elettronica, la contaminazione dei generi.

“My Grandmother’s Space Suit”: il vostro terzo album interamente registrato nei Real World Studios di Peter Gabriel, in Inghilterra. Che esperienza è stata?

Abbiamo avuto la possibilità di dare vita a questo nuovo importante progetto musicale grazie a Marco Migliari, produttore e ingegnere del suono dei Real World Studios. Determinante è stata la nostra voglia di affidarci nella produzione artistica ad un professionista di gran livello come Migliari e nello stesso tempo volevamo cercare nuove strade di sperimentazione. E stato un’importante laboratorio per noi, abbiamo cercato di approfondire la composizione, l’arrangiamento dei nuovi brani, ma l’aspetto su cui ci siamo maggiormente focalizzati è la sintesi. Abbiamo privilegiato la resa acustica finale piuttosto che la mera improvvisazione e il risultato è evidente siamo passati dai 70’ del precedente disco ai 55’ dell’ultimo. A giovarne sono state le armonie, gli incastri ritmici e le soluzioni melodiche. E stata indubbiamente una scelta coraggiosa perché questo disco in pratica ce lo siamo autoprodotto, crediamo molto in questo progetto e siamo soddisfatti del risultato.


La vostra scelta di autoprodurvi il nuovo album è sicuramente coraggiosa, soprattutto considerando la crisi del mercato discografico che in molti addebitano al downloading illegale della musica in rete. Ci sono stati anche gruppi in controtendenza come i Radiohead che scelsero ad esempio volontariamente di consentire gratuitamente il downloading del loro album In Rainbows. Qual è la vostra opinione in merito?                                                                                                                   

Penso che questi fenomeni di pirateria siano il rovescio della medaglia del progresso, che è impossibile arrestare e difficile da controllare, la cosa migliore credo sia adattarsi. Il mondo della musica sta subendo delle trasformazioni evidenti, a cosa porteranno questi cambiamenti non possiamo saperlo.  Se da un lato c’è sicuramente una maggiore circolazione della musica che è un bene, dall’altro la crisi delle vendite dei dischi non aiuta però la sopravvivenza della musica. Magari accadrà in futuro che  i musicisti saranno costretti ad esibirsi di più dal vivo, a fare più concerti e in fondo questo non è un male.

Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

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