L’UNICEF contro le violenze sessuali nella Repubblica Democratica del Congo

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Dal direttore generale dellUnicef, Antony Lake, una condanna senza mezze misure: “L’episodio dello stupro di gruppo di almeno 179 donne e ragazze nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo (RDC), ci obbliga a lanciare un appello per fermare subito l’uso della violenza sessuale come arma di guerra.

Gravi violazioni dei diritti umani, come lo stupro e la violenza sessuale, sono diventate endemiche nella RDC. L’UNICEF è a conoscenza che, soltanto nel 2009, circa diciottomila vittime di violenze sessuali nella Repubblica democratica del Congo hanno cercato assistenza, di questi 11.855 hanno avuto bisogno di cure mediche d’urgenza. E’ altamente probabile che molte più violenze non siano state denunciate.

Le sofferenze causate dalla violenza sessuale vanno oltre il momento in cui avvengono. Molti superstiti portano cicatrici fisiche e psicologiche per il resto della loro vita. E la violenza sessuale ha anche un profondo impatto sulle famiglie, sulla comunità e sulla società, rafforzando una cultura della violenza.

La violenza sessuale è un crimine internazionale e tutti i responsabili devono essere ritenuti pienamente perseguibili. L’impunità dalla punizione deve finire.

Il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha chiesto al suo Rappresentante speciale per la Violenza sessuale nei conflitti di seguire questi terribili episodi nella RDC e di coordinare una risposta, compreso il supporto indispensabile e la cura per le ragazze e le donne che sono state colpite.
L’UNICEF sostiene questo sforzo ed è disposto a fare tutto il possibile”.

Mario Masi

Mario Masi

Master in Scienze Ambientali. Autore di: "No Slogan, le bugie al tempo dei catastrofisti". Direttore responsabile di Itali@Magazine.

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