Torino Jazz Festival: gran successo per Dionne Warwick e Billy Cobham

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foto e testo di Vincenzo Nicolello

Siamo d’accordo, quando una manifestazione è a titolo gratuito è abbastanza scontato che abbia successo. Ma alzi la mano chi avrebbe scommesso su una tale folla per un evento tutto dedicato al jazz?

Il Torino Jazz  Festival è entrato nel vivo e a cavallo del week end ha sparato due cartucce di grande fascino: Dionne Warwick e Billy Cobham.

La prima è certamente un volto noto della musica pop/soul/jazz americana. Una voce poderosa e una presenza scenica notevole, nonostante la carta d’identità ci ricordi che ha superato la settantina.

Il secondo è probabilmente una pietra miliare della batteria e del ritmo. Lui che negli ultimi 40 anni ha stravolto il modo di battere le bacchette su piatti, rullanti e gran cassa, trasformando in modo irreversibile un genere musicale storicamente ingessato.

Due concerti incredibili che hanno portato in piazza Castello a Torino una folla da happening rock. Almeno 10-12 mila persone per la Warwick, altrettante, se non di più per Cobham.

Ma andiamo con ordine, parlando dell’esibizione del 28 aprile. Alle 21 in punto accompagnata dalla Torino Jazz Orchestra sale sul palco la divina Dionne. La sua scaletta è rigorosamente top secret, anche se in molti si aspettano di ascoltare i pezzi scritti da Burt Bacharach. Così non è. Almeno all’inizio la Warwick propone brani del suo ultimo Ep, Only Trust Your Heart , dedicato a Sammy Cahn. Quindi arriva il momento di Bacharach e quindi anche di una rivisitazione di Begin the Beguine, prima di lei proposta da Ella Fitzgerald, Frank Sinatra ed anche Artie Shaw. Il gran finale è dedicato al suo pezzo più famoso: Never Love this Way Again, scritto per lei da Barry Manilow. Un’ora e un quarto di musica da sognare ed un unico rammarico per tutti i presenti: nessun bis. Alle 22.15 la divina lascia il palco e sparisce nella tiepida notte torinese.

Passano 24 ore e sullo stesso palco arriva Billy Cobham. Se per gli addetti ai lavori la sua abilità è indiscussa, per il popolo torinese, giunto in grande numero in piazza, c’è da scoprire con una certa curiosità, come sia possibile fare spettacolo con una batteria.

Ci vuole davvero poco per capirlo. Cobham al centro del palco inizia a fare virtuosismi incredibili, accompagnato dalla sua band. Le bacchette volano leggere, quasi a dimostrare che il talento rimane cristallino, anche con il passare degli anni. Il suo repertorio forse non è così famoso come quello proposto dalla Warwick, ma la musica è vibrante, coinvolgente e soprattutto jazz. Una piazza intera applaude e dimostra di gradire un qualcosa che probabilmente dovrebbe essere di nicchia ed invece diventa popolare.

Dopo queste due esibizioni, non resta che dare atto all’Amministrazione comunale Torinese di aver avuto ragione a scommettere su questo festival, affidandolo alle sapienti mani di Dario Salvatori, che lo ha trasformato in un evento per tutti.

Ora si attende con ansia la giornata di chiusura, quando è previsto un happening di 8 ore consecutive. Tra gli artisti più attesi di questo 1° maggio “made in Torino”: Lino Patruno, Chiara Civello e, soprattutto, Stefano Bollani, che in compagnia del Danish Trio, farà di tutto per far amare il jazz anche al più scettico dei torinesi.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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