Anna Esposito

Partenopea, agnostica, grafomane appassionata di politica e di buon vino. Non correggo il caffè. Direttore editoriale di Itali@Magazine.

14 Comments

  1. Northseacat
    14 ottobre 2010

    Mon Italien est convenable pour parler et pour lire… mais je l’écris très mal. Je voulais juste dire quel plaisir je me promets de la lecture de ce futur roman d’Umberto Eco…

  2. 1 novembre 2010

    E la complessità di Eco e la capacità di sollevare domande sulla contemporaneità è emersa a pochi giorni dall’uscita del volume nel dibattito che è già stato in grado di sollevare. Un dibattito di alto profilo, cosa così rara in questo paese da rendere già merito all’opera . Del dibattito di carattere storiografico sul tema della rappresentazione del male e soprattutto sulle origini dell’antisemitismo in Europa, introdotto dalla recensione della storica Lucetta Scaraffia sulle pagine de “L’osservatore romano”, ne parliamo qui http://www.blogstoria.it/2010/11/01/umberto-eco-alle-origini-dellantisemitismo/ cercando di mettere in luce le tematiche storiche di maggior interesse toccate dal romanzo

  3. Enzo Saldutti
    22 marzo 2011

    O frate Ubertino da Casoria, dopo il cimitero di Praga, par che tu paventi il rischio della democrazia. Leggesi tal vaticinio
    ne le Décadent (pardon: ne l’Espresso). So ben quanto abbonda il tuo scibile, benché in egual gran misura non siano di certo né il medesimo né le profezie del Vate. E però voglio (per via ipotetica) andar comparandovi.
    Vate mio, perdono! Sono cose che succedono. Perdonami il paragone! Perdona l’evocarti al par di Umbertino. Tu, sì elegante e poderoso, di certo sorridi: chi sa dove, chi sa dove! Se nei firmamenti o se adagiato su gli asfoledi.
    Sai che Umbertino fu angelico chierichetto? Sai che ardì studiare l’Estetica dell’Aquinate? Sai che indi approdò al cattocomunismo? Sai che ardì cimentarsi con un solo “romanzo della Rosa”? Non con tre (come fu congeniale a te). Sai che i suoi libri sono fatti di e da altri libri?
    Forse ardì pur qualche lirica dal nome “Rosa”, ma fu solo un ardire perché titanici si nasce.
    Vate, allorché tu composi quel carme, contavi appena anni 16. E però dicesi che la cultura sia di sinistra. Sai che Umbertino laureossi in Filosofia? Fu quell’ignorantone di nome Giovanni e di cognome Gentile a poggiare l’alloro sulla sua coccia?
    Sai che Umbertino studiò Aristotele ed Occam? Sai che fece la grande scoperta dell’acqua calda o “nominalismo” che dir si voglia? Sai che ardì un “Trattato di Semiotica Generale” barattando il rasoio con la falce e il martello? Cioé: fu un ottimo furti magister, un ottimo intellettualoide di sinistra che, non potendo vantare altro che un misero “Capitale” o qualche quadernino di Gramsci, tentò il plagio della Traditio medioevale. In breve: niuna cosa gli fu aliena, tutto provò, tutto ardì, tutti infatuò: figli dei fiori, studentelli oppiati, docenti che non sanno nemmeno la prima declinazione.

  4. Enzo Saldutti
    22 marzo 2011

    Eco Umberto afferma che Berlusconi è come Hitler. E’ ovvio: gli ha tolto la polpetta dal piatto e non può più monopolizzare la vendita dei suoi libri scopiazzati tra i testi della telogia medievale o tra quelli di originali semiologi e linguisti contemporanei (Peirce, Barthes, De Saussure, Chomsky et cetera). I sessantottini sono finiti e falliti: non lo comprano più.

    Il plagiatore teologico. Codesto era un chierichetto dell’Azione Cattolica. Questo individuo, grazie alla sinistra che ha formato a suo talento la scuola del dopoguerra, è considerato importante per aver stracopiazzato la teologia medievale (Tommaso, Roscellino, Occam et cetera) nonché semiologi e linguisti dei nostri tempi (Peirce, Barthes, Chomsky, De Saussure et cetera). Codesto non ha mai scritto nulla di originale. Codesto riesce a gabbare gli ignoranti appena cambiando un nome. Per esempio, mutando Guglielmo da Occam in Guglielmo da Baskerville e, copiando testi delle conversazioni teologiche medioevali, ti scrive il romanzo. Codesto ritiene il lettore talmente ignorante che, esposto il nominalismo nei romanzi copiati, si diventa giocoforza atei oppure comunisti. Questo plagiatore di Roscellino, eliminando la realtà degli universali (essenze), annulla la distinzione di quest’ultime con l’esistenza illudendosi di confutare facilmente l’ontologia tomista. Pensate un po’. Questo cattocomunista arricchito plagiando non vale nemmeno l’ultimo pelo del nostro Vate e tant’è.

    O frate Umbertino da Casoria, par che tu paventi il rischio della democrazia: Berlusca come Hitler. Leggesi tal vaticinio ne le Décadent o ne l’Espresso?. E’ cosa certa che abbondi il tuo scibile profetico? O almeno in egual misura a quello del Vate. E però voglio andar comparandovi. Vate mio, perdono. Sono cose che succedono. Perdonami il paragone. Perdona l’evocarti al par di Umbertino. Tu, sì elegante e poderoso, di certo sorridi: chissà dove, chissà dove. Se nei firmamenti o se adagiato su gli asfodeli. Sai che Umbertino fu angelico chierichetto? Sai che ardì studiare l’Estetica dell’Aquinate? Sai che indi approdò al cattocomunismo? Sai che ardì cimentarsi con un “romanzo della Rosa”? Non con tre (come fu congeniale a te). Sai che i suoi libri sono fatti di e da altri libri? Plagia, plagia quel furbo pancione. Forse ardì pur qualche lirica dal nome “Rosa”, ma fu solo un ardire. Vate, allorché tu componesti quel carme, contavi appena anni 16. E però dicesi che la cultura sia di sinistra. Sai che Umbertino laureossi in Filosofia? Fu quell’ignorantone di nome Giovanni e di cognome Gentile a poggiare l’alloro sulla sua coccia? Sai che Umbertino studiò pure Occam? Sai che fece la grande scoperta dell’acqua calda o “nominalismo” che dir si voglia? Cioé: fu un ottimo furti magister, un ottimo intellettualoide di sinistra che, non potendo vantare altro che un misero “Capitale” o qualche quadernino di Gramsci, tentò il plagio della Traditio medioevale. In breve: niuna cosa gli fu aliena, tutto provò, tutto ardì, tutti infatuò.

  5. Giorgio
    25 marzo 2011

    ATTENTI: lettori.

    Il furti magister: dalla rocchetta alla cotta da Balanzone

    Il plagiatore teologico e i furti letterari di un cattocomunista pingue e brutto e untuoso maialotto ingrassato dalla sinistra: guardate che faccia. Codesto era un chierichetto dell’Azione Cattolica e poi comunista per chissà quale evento (immaginabile e comune in sagrestia). Questo individuo, grazie alla sinistra che formò a suo talento la scuola del dopoguerra, è creduto importante per aver stracopiazzato la teologia medievale (Tommaso, Roscellino, Occam et cetera) nonché semiologi e linguisti dei nostri tempi (Peirce, Barthes, Chomsky, De Saussure et cetera). Codesto non ha mai scritto nulla di originale. Codesto riesce a gabbare gli ignoranti appena cambiando un nome. Per esempio, mutando Guglielmo da Occam in Guglielmo da Baskerville e, copiando testi delle conversazioni teologiche medioevali, ti scrive il romanzo. Codesto ritiene il lettore talmente ignorante che, esposto il nominalismo nei furti, si diventa giocoforza atei oppure comunisti. Questo plagiatore di Roscellino, negando la realtà agli universali (essenze), annulla la distinzione con l’esistenza e pensa di confutare l’ontologia tomista. Si immagini un po’. Questo cattocomunista arricchito plagiando vale una virgola del nostro Vate? Molti dicono di sì, altri dicono di no e pensiamo che tant’è.

    O frate Umbertino da Casoria, par che tu paventi il rischio della democrazia: Berlusca come Hitler. Leggesi tal vaticinio ne le Décadent o nelle bustine Panini? E’ cosa certa che abbondi il tuo scibile? O almeno in egual misura a quel del Vate? E però voglio andar comparandovi. Vate mio, perdono. Sono cose che succedono. Perdonami il paragone. Perdona l’evocarti al par di Umbertino. Tu, sì elegante e poderoso, di certo sorridi: chissà dove, chissà dove. Se nei firmamenti o se adagiato su gli asfodeli dell’Ade. Sai che Umbertino fu angelico chierichetto? Sai che ardì studiare l’Estetica dell’Aquinate? Sai che indi approdò al cattocomunismo? Sai che ardì cimentarsi con un “romanzo della Rosa”? Non con tre (come fu congeniale a te). Sai che i suoi libri sono fatti di e da altri libri? Plagia, plagia quel furbo balanzone. Forse ardì pur qualche lirica dal nome “Rosa”, ma fu solo un ardire? Vate, allorché tu componesti quel carme, contavi appena anni 16 ma non da chierichetto addobbato. E però dicesi che la cultura è di sinistra. Sai che Umbertino laureossi in filosofia? Fu quell’ignorante con nome Giovanni e cognome Gentile a poggiar l’alloro sulla di lui coccia? Sai che Umbertino studiò pure Occam? Sai che scoprì l’acqua calda o “nominalismo” che dir si voglia? Quel panzerotto imbottito, quel gran “furti magister”: non potendo vantare altro da un misero “Capitale” o da un quadernino di Gramsci, tentò il plagio della Traditio medioevale. Quasi niuna cosa gli fu aliena, quasi “omnia” tentò, quasi tutto ardì (romanzo, filosofia, semiologia) tranne il poetare, quasi tutti infatuò, quasi tutti gabbò: figli dei fiori, studentelli oppiati nonché professorucoli sessantottini con il 18 politico a libretto.

  6. 25 aprile 2011

    Che cosa accadde su quella nave sfortunata “Ercole”, che colò a picco nel Tirreno portando a fondo Ippolito Nievo, nessuno lo sa. Non ci furono né una Commissione d’inchiesta della Camera dei Deputati, né della Magistratura. Non vennero comunicati ufficiali, né dalla Marina, né dall’Esercito. Molte ipotesi, alcune fantasiose, scritte sui giornali o diffuse per lettera. Nessuna certezza. Il permesso d’imbarco a Nievo e ai suoi 4 compagni della vice Intendenza garibaldina in Sicilia, fu firmato da Cibo Ottone, che era Comandante delle Forze “piemontesi” sull’isola. Se avesse voluto fermare Nievo, bastava che non gli desse il permesso d’imabarco, oppure impedisse a Nievo di portare carte contabili a Torino, così come gli aveva ordinato Giovanni Acerbi, Intendente Generale dei garibaldini.

  7. Arietto
    31 luglio 2011

    A proposito di cultura, di linguaggio, di libri o altro del genere:

    per puro caso su YOU TUBE ho visto e sentito parlare in pubblico Umberto Eco e Giorgio Almirante.

    Umberto appariva decisamente palloso e insulso, aveva un foglio davanti e spesso lo leggeva: ho confrontato.

    Ebbene: una differenza abissale sotto tutti i punti di vista: fascino, oratoria, declamazione del linguaggio e aggiungo “aspetto fisico dalla faccia alla pancia”.

    Scusate il paragone: m’è sembrato di vedere una partita tra il Bercellona e il Poggibonsi.

  8. GREVES
    31 luglio 2011

    Il furti magister cioè frate Umberto da Bologna

    Codesto fu chierichetto dell’Azione Cattolica: in principio era il Verbo.

    Balanzone è noto per le scopiazzature teologiche dal tempo d’ieri (Occam e Roscellino da Campiègne) e quelle semiologiche dal tempo d’oggi (De Saussure e Barthes, Chomski e Peirce et cetera).

    Gabba l’ignorante appena cambiando un nome.

    Ma che fa il dottor Balanzone?

    Muta Guglielmo da Occam in quello da Baskerville e plagia le dotte quaestiones del tempo d’ieri e scrive il romanzone.

    Balanzone da Bologna ritiene il lettore talmente ignorante che, letto ammuffiti enunciati nominalisti nei romanzucci copiati, diviene giocoforza o ateo o comunista.

    Il furbastro plagiatore di Roscellino da Campiègne, negando la realtà degli universali vuoi ante rem vuoi in re e la distinzione con l’esistenza, non confuta ma riconfuta (perché già nel tempo d’ieri) l’ontologia dell’Aquinate.

    Immaginate con che e con chi ardisce confrontarsi.

    Che miseria, che novità e furberia obnubila e occulta il dottor Balanzone democattocomunista arricchito plagiando.

    Umbertone il furbo: un genio è cosa altra.

    Non lasciatevi turlupinare né dai romazi e men che meno dalla semiotica o semiologia che dir si voglia: plagio furbamente elaborato con altri autori (dal linguista ginevrino a Chomsky, dal Peirce a Barthes non tralasciando che ritroviamo gli originali in Occam o Ispano, Abelardo o Anselmo o altri del medioevo prerinascimentale).

    Lo strutturalismo da cui principia e all’interno del quale plagia non è altro che la intuizione del ginevrino: frate Umberto elucubra, non intuisce perché non è un genio.

    E ancora: quella del ginevrino è un differente approccio dal più efficace tradizionale metodo storico critico (un approccio sincronico a compiere quello diacronico).

    Oltretutto: un approccio di gran lunga superato con l’ermeneutica di Giorgio Gadamer.

    Quanto al “nome della rosa”: evidente plagio furbo del nominalismo di Roscellino.
    E anche plagio del titolo “i tre romanzi della rosa” (il Piacere, l’Innocente e il Trionfo della morte)?

    Io ci credo.

    La questione è che purtroppo in Italia (a differenza della Germania per esempio) ben poco frequentiamo le facoltà teologiche: altrimenti capiremmo che Umbertone non è affatto quello propinato a chi ignora.

    Ecco perché ne riaffermo convinto una indebita appropriazione a meno che Zingarelli non definì bene la voce e il vocabolo “genio” in ogni accezione.

    Per cui a me pare “geniale” d’Annunzio (ma tanto per citare un nome della letteratura a noi prossima nel tempo).

    E par che lo sia in tutto e per tutto: opere e vita inimitabile cioè opere e biografia.

  9. Nicola
    31 luglio 2011

    Il furti magister cioè frate Umberto da Bologna

    Codesto fu chierichetto dell’Azione Cattolica: in principio era il Verbo.

    Balanzone è noto per le scopiazzature teologiche dal tempo d’ieri (Occam e Roscellino da Campiègne) e quelle semiologiche dal tempo d’oggi (De Saussure e Barthes, Chomski e Peirce et cetera).

    Gabba l’ignorante appena cambiando un nome.

    Ma che fa il dottor Balanzone?

    Muta Guglielmo da Occam in quello da Baskerville e plagia le dotte quaestiones del tempo d’ieri e scrive il romanzone.

    Balanzone da Bologna ritiene il lettore talmente ignorante che, letto ammuffiti enunciati nominalisti nei romanzucci copiati, diviene giocoforza o ateo o comunista.

    Il furbastro plagiatore di Roscellino da Campiègne, negando la realtà degli universali vuoi ante rem vuoi in re e la distinzione con l’esistenza, non confuta ma riconfuta (perché già nel tempo d’ieri) l’ontologia dell’Aquinate.

    Immaginate con che e con chi ardisce confrontarsi.

    Che miseria, che novità e furberia obnubila e occulta il dottor Balanzone democattocomunista arricchito plagiando.

    Umbertone il furbo: un genio è cosa altra.

    Non lasciatevi turlupinare né dai romazi e men che meno dalla semiotica o semiologia che dir si voglia: plagio furbamente elaborato con altri autori (dal linguista ginevrino a Chomsky, dal Peirce a Barthes non tralasciando che ritroviamo gli originali in Occam o Ispano, Abelardo o Anselmo o altri del medioevo prerinascimentale).

    Lo strutturalismo da cui principia e all’interno del quale plagia non è altro che la intuizione del ginevrino: frate Umberto elucubra, non intuisce perché non è un genio.

    E ancora: quella del ginevrino è un differente approccio dal più efficace tradizionale metodo storico critico (un approccio sincronico a compiere quello diacronico).

    Oltretutto: un approccio di gran lunga superato con l’ermeneutica di Giorgio Gadamer.

    Quanto al “nome della rosa”: evidente plagio furbo del nominalismo di Roscellino.
    E anche plagio del titolo “i tre romanzi della rosa” (il Piacere, l’Innocente e il Trionfo della morte)?

    Io ci credo.

    La questione è che purtroppo in Italia (a differenza della Germania per esempio) ben poco frequentiamo le facoltà teologiche: altrimenti capiremmo che Umbertone non è affatto quello propinato a chi ignora.

    Ecco perché ne riaffermo convinto una indebita appropriazione a meno che Zingarelli non definì bene la voce e il vocabolo “genio” in ogni sua accezione.

    Per cui a me pare “geniale” d’Annunzio (ma tanto per citare un nome della letteratura a noi prossima nel tempo).

    E par che lo sia in tutto e per tutto: opere e vita inimitabile cioè opere e biografia.

  10. Giorgio
    7 agosto 2011

    Si racconta (cioè: non racconto) che in genere chi comincia in parrocchia con l’Azione Cattolica (appunto come Umbertone Balanzone) o rimane frocio e poi diviene prete o rimane egualmente frocio ma diviene, per reazione inconscia, un pedofobo democattocomunista.
    Secondo te, lettore: è vero o no?

  11. Samuel
    6 settembre 2011

    Correggi, Giorgio: Balanzone è PEDOFILO.

    E mentre d’Annunzio “ha fatto” quello che ha sognato: Umbertone ha fatto solo pippe su quel che ha sognato.

    Ha scritto anche un libro sulla BRUTTEZZA: c’era proprio bisogno di scrivere un ulteriore librotto palloso come la sua pancia?

    Non gli è bastato guardarsi allo specchio?

  12. Giorgio
    17 ottobre 2011

    Di Balanzone ho letto quasi tutto (dalla produzione semiologica ai romanzi e biografia compresa). Di Gabriele d’Annunzio ho tentato di leggere quasi tutto (gicoforza biografia compresa). Vi posso garantire, cari lettori, che Umberone non vale nemmeno la palla sinistra del Vate.

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