Primo maggio: grande musica per il concertone romano

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foto e testo: Serena De Angelis

E’ arrivato anche quest’anno l’atteso tradizionale concertone di Piazza S. Giovanni a Roma: nonostante la pioggia prevista, la piazza è gremita di folla sin dalle prime ore del pomeriggio.  Il cielo invece è divenuto azzurro nelle ore centrali del pomeriggio e ha accompagnato le centinaia di migliaia di persone per tutta la durata della manifestazione.

La conduzione quest’anno è affidata a Francesco Pannofino e Virginia Raffaeli, supportati per la parte iniziale da Enrico Capuano; lo slogan: La musica del desiderio, la speranza, la passione, il futuro.

Il palco non è più girevole, come gli anni scorsi, ma ha un meccanismo ancora più complesso: la parte centrale può arretrare per lasciare il posto a due palchi laterali che scorrono su dei binari.  Gli artisti arrivano infatti sui palchi già allestiti, sui binari, come fossero passeggeri di un treno.

In una giornata dove si festeggiano i lavoratori, oltre ai vari musicisti in molti si sono avvicendati sul palco passandosi il microfono per parlare di argomenti importanti: primo tra tutti quello delle morti sul lavoro.  Ma anche la mancanza del lavoro stesso.  Commovente e surreale il minuto di silenzio chiesto da Virginia quando il sole è ormai calato, proprio per commemorare le centinaia di morti che avvengono sul posto di lavoro ogni anno:  dalle prime file piano piano verso il fondo della piazza, come un’onda, si è disteso il silenzio.  Un’enorme piazza gremita da centinaia di migliaia di persone, in silenzio, per un minuto sospeso nel tempo, culminato con un applauso.

La diretta prende il via con l’inno di Mameli suonato dalla P-Funking Band, una formazione di una decina di elementi di soli fiati, seguito dall’immancabile Bella Ciao.  Subito dopo il palco viene invaso dagli energici e pazzeschi Stomp.

Molti gli artisti italiani che si alternano sul palco: da Dente agli A67, dai Sud Sound System che fanno esplodere la Piazza con Sciamu a ballare, a Marina Rei che canta mentre suona la batteria, dal Teatro degli Orrori a Mannarino, amatissimo a Roma e accolto con urla e applausi degni di una rockstar.  E ancora i Nobraino, dove il cantante Lorenzo Kruger si è letteralmente rasato tutti i capelli sul palco, per  poi togliersi il cappotto, mostrare una divisa da militare e fare il saluto dell’attenti.

Il cast di Boris sale sul palco per “non preannunciare”, forse, una quarta serie, e per parlare del caso del Teatro Valle occupato: gli applausi sono molti.

Ospiti internazionali gli americani Young The Giant, che hanno cantato il successo passato in tutte le radio Cough syrup.

Poi è la volta di Vittorio Cosma, uno dei geni della musica italiana con i suoi musicisti della Gnu Quartet.

E poi al bellissima e bravissima Nina Zilli esplosa in seguito a Sanremo, talmente amata che è l’unica ad avere 5 pezzi in scaletta.

Di estrema forza come sempre Stefano Di Battista che riesce a tenere il palco da solo con il suo clarinetto, suonando l’Inno d’Italia.

Meraviglioso poi Mauro Pagani, che dirige l’Orchestra Sinfonietta per ospitare Elisa che canta i Beatles, ma anche i Rolling Stones;  Raiz che canta i Led Zeppelin: Cachemir suonata dall’Orchestra, Pagani che accompagna al violino e la potente voce di Raiz.  Pagani non solo suona il violino, ma canta anche Purple Haze di Hendrix, accompagna Finardi che canta Like a Rolling Stones e Manuel Agnelli degli AfterHours che canta Shine on your crazy diamonds dei Pink Floyd.

Caparezza è esplosivo come sempre, scenografico come pochi, per ogni brano ha un travestimento diverso.  E non solo lui, ma tutta la band, con scenografia al seguito, ovviamente.  Dall’enorme astronave gonfiabile per Io vengo dalla Luna, a una ghigliottina, e una gabbia da Inquisizione essendo lui giudicato “eretico”, fino a un enorme dito medio portato da due della band, per il quale il Capa incita il pubblico a mostrare ognuno il suo dito medio.  E ci riesce: migliaia di persone mostrano il dito medio al cielo.  E alle telecamere.

Ultima ad esibirsi la rossa e sorridente Noemi che canta Hey Jude e viene accompagnata addirittura da un coro degli orchestrali stessi.

A mezzanotte in punto i saluti finali dei due bravi conduttori, che chiamano il Patron Marco Godano a salire sul palco, a seguire i ringraziamenti per un Concerto che è riuscito proprio bene, con i giusti contenuti, e che ha ricordato quel che doveva nella giusta misura, e soprattutto è stato ricco di musica di straordinaria qualità.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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