Torino festeggia il primo maggio con il Jazz Festival

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foto e testo: Vincenzo Nicolello

TORINO – Non è bastato un violento acquazzone per costringere il pubblico a ritornare a casa, ma quell’acqua ha in compenso costretto gli organizzatori a sospendere il concertone del Torino Jazz Festival, una risposta raffinata e aristocratica all’happening di piazza San Giovanni a Roma.

Anche il 1° maggio (così come i quattro giorni precedenti) ha portato in piazza Castello a Torino circa 10 mila persone: molte erano appassionate di jazz, ma altrettante erano lì a sfidare il freddo e l’umidità per assistere ad un lungo pomeriggio di buona musica.

La pioggia ha battuto incessantemente sugli ombrelli dei presenti, che hanno comunque applaudito con convinzione i vari ospiti che si sono alternati sul palco, presentati da Dario Salvatori (il direttore artistico del Tjf), Fabio Giudice e Rossana Casale.

Ad aprire la “Grande Festa Jazz” è stato Cfm Quartet, un ensemble formatosi a Torino, nell’ambito della scuola di musica, che si esibisce nei più prestigiosi jazz festival italiani ed esteri, collaborando con i grandi nomi del panorama internazionale. Subito dopo è arrivato il momento dei Chorus, interessante formazione jazz “a cappella” che ha presentato cover famosissime, spaziando da Fred Buscaglione ai suoni Rhythm & Blues di New Orleans.

Il concerto è entrato nel vivo quando sul palco è salito un vero mito italiano all’estero: Lino Patruno. Con il suo banjo ha regalato momenti di grande jazz, mandando in visibilio i presenti, nonostante qualche inconveniente tecnico l’avesse privato delle spie.

Dopo di lui è arrivato il momento di “Greg and the Swingin’ Storm”, gruppo formato da sette musicisti romani legati da una conoscenza ormai ventennale, ognuno dei quali porta la sua carica per dare vita a un gruppo che produce una musica dallo swing contagioso. Il leader Claudio Gregori, in arte Greg, è noto al grande pubblico per la sua attività televisiva e radiofonica: è infatti autore e speaker di “610” e fa parte del duo comico “Lillo & Greg”. Questa fresca ventata musicale, ha trascinato il pubblico in piena atmosfera “Blue’s Brothers”, costringendo tutti a scatenarsi nelle danze più sfrenate.

La piazza si è ricomposta quando sullo stage è salito il Trio Rosenberg & Friends. La band olandese ha contaminato con atmosfere gipsy e latino-americane la musica jazz, regalando sensazioni di altissimo impatto.

Con il calare della notte ecco arrivare Chiara Civello. L’artista, reduce dal Festival di Sanremo, è stata accompagnata da un altro monumento vivente della musica jazz: Fabrizio Bosso. Una voce limpida e sincera e una tromba suonata in modo magistrale hanno regalato un valore aggiunto ad una serata indimenticabile.

Indimenticabile come l’esibizione di Stefano Bollani (in versione Danish Trio). Il genio del pianoforte, ormai consacrato come figura planetaria della musica, ha iniziato ad esibirsi, nonostante la pioggia iniziasse a cadere anche sul suo strumento a coda. Sono stati 20 minuti intensissimi, prima che l’acqua prendesse il sopravvento. Ad alzare bandiera bianca è stata la strumentazione elettrica. Un black out che ha consigliato gli organizzatori di sospendere il tutto, prima che si potessero manifestare problemi di sicurezza. Il pubblico ha sperato in  una ripresa. E’ rimasto composto sotto gli ombrelli ad aspettare, ma alla fine è arrivato il commiato da parte di Dario Salvatori. Uno stop che ha fatto saltare anche l’ultimo ospite in programma: Peppe Servillo, celeberrimo frontman dell’orchestra Avion Travel che avrebbe dovuto proporre un “tributo” ad Adriano Celentano.

Peccato davvero per questo finale, che ha cancellato in modo traumatico il successo incredibile di una kermesse nata come una scommessa e trasformatasi in un evento da 100 mila spettatori, nei 5 giorni di programmazione.

L’unica consolazione è arrivata dal sindaco torinese, che ha già promesso il patrocinio da parte del comune, per l’edizione 2013.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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