Il lavoro che non c’è: se fosse colpa dei genitori?

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di Marzia Santella

Il lavoro non c’è: perifrasando Fiorello: Sarà vero? Ieri in autogrill è nata una conversazione in pochi secondi. Un pullman di persone di etnia indiana. Un signore, con il caffè in mano, subito se ne lamenta: sono troppi, seppure fossero turisti. Il barista li difende immediatamente: “Nella zona del Lago di Garda, dove mi trovavo, ci sono loro a lavoro nelle stalle o nei numerosi hotel e ristoranti. Italiani a far certi lavori non ce n’è uno!” Mi ha sfidato a trovare un connazionale per un centone ma non riuscirei a guadagnarli: ha perfettamente ragione! Solo un mese fa le imprese lamentavano la carenza di sedicimila persone in posizioni di tutto rispetto: parrucchieri, macellai,camerieri e commessi. Disarmanti gli esiti dei colloqui effettuati senza successo per l’inesistente volontà di apprendere. I candidati preferiscono trovare lavori che li lascino liberi il sabato e la domenica perchè devono uscire con amici e fidanzate, il pomeriggio da una certa ora per praticare sport.Si lamentano pure della retribuzione, pretendono senza esperienza. Giovani che hanno diploma di ragioniere o di geometra che per nessun motivo al mondo vogliono fare un’ altra attività. Ci sono “mestieri” che nessuno vuole più fare e dovremmo ringraziare le persone straniere che li accettano con sacrificio e comportano, non dimentichiamo, stipendi a volte superiori a quelli citati precedentemente. Operai specializzati, addetti negli allevamenti, agricoltura, commercio, industrie. Mi chiedo allora di chi sia la responsabilità di questo atteggiamento. Ritengo, e non sono l’unica, che se c’è la necessità si può iniziare a lavorare in qualsiasi ambito e accumulare esperienza. L’Esperienza non è solo saper fare una cosa, ma saper gestire le relazioni con gli altri, affinare l’arguzia, trovare nuove ed inaspettate soluzioni. Molti il lavoro se lo sono inventato in base alla domanda del mercato. Il lavoro è un diritto: così è scritto nella nostra costituzione. Se è un diritto mi sembra che molti non lo vogliano esercitare. Coloro che, con disprezzo, definiscono certe persone “bamboccione” si sbagliano di grosso. Queste persone sono estremamente furbe e con la scusa di non trovare lavoro campano fino a 50 anni a carico dei genitori compiacenti: “Povero il mio bambino laureato che non trova lavoro.” Bisogna avere pazienza, prima o poi uscirà l’occasione giusta! Intanto godono, maschi e femmine, di vitto, alloggio, cameriera: la mamma, e soldi in tasca perchè non si può umiliare e farlo uscire senza soldi. Oh quanto mi piacerebbe che i genitori sentissero i colloqui di lavoro dei figli. Taglierebbero i fondi in trenta secondi netti! La Cassazione, dal canto suo, butta benzina sul fuoco dando ragione alla nuova generazione: un padre è stato costretto a mantenere la filglia di quarant’ anni che non trova occupazione. All’estero non esiste questa condizione privilegiata. Fuori dai nostri confini giovani escono di casa al massimo a vent’anni per propria esigenza. Per la volontà di crearsi una vita, un lavoro, una comunità di persone che condividono i loro interessi in poche parole: escono per farsi una vita indipendente. In Italia la parola “indipendente” è vuota e insignificante. Campano scuse di ogni tipo per allungare il loro idillio il più possibile. La pensione non esiste più, e nemmeno la vedranno, di questi passi. I genitori odierni sono talmente concentrati a non fare mancare nulla ai loro pargoli da rovinarli. Amare è anche far crescere i propri figli. Si cresce uscendo di casa scrollandosi la bambagia di torno. Come chi fa dormire il cane sul letto o gli da i dolci: non è amore: è egoismo. Questi figli sotto campana si ritroveranno, prima o poi, sul mercato del lavoro inetti e attempati e verranno scartati perchè le aziende non fanno beneficienza. E’ il momento giusto per rimetterli in carreggiata: di dimostrare un po’ di dignità. L’unico appello ai genitori: chiudete le casse!

Kahlil Gibran:“(i vostri figli) Non vi appartengono benchè viviate insieme. Potete amarli ma non costringerli ai vostri pensieri / poi che essi hanno i loro pensieri, / Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro, / poi che abitano in case future, che nemmeno in sogno potrete visitare.”

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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