Il senso dell’elefante, l’ultimo romanzo di Marco Missiroli

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di Cecilia Mazzeo

“È qui” disse e fece in modo che una zampa toccasse il bambino, perché quello era il senso dell’elefante e di ognuno di loro, padri, la devozione verso tutti i figli.

Ci ho messo un po’ per afferrare il significato del titolo “Il senso dell’elefante”, ma una volta compreso l’ho fatto mio con una nuova consapevolezza e la bellezza della commozione.

Il simpatico pachiderma, oggetto di molte collezioni domestiche e non solo, vive in branco e ha un comportamento sociale molto complesso. Pare che le famiglie allargate degli elefanti abbiano connotazioni umane, sia per gli aspetti organizzativi che per quelli “emotivi”. Gli elefanti vivono in gruppi guidati da una matriarca e quando un pericolo minaccia l’unità del gruppo o la sopravvivenza di un solo elemento…eccolo il senso dell’elefante: stringersi intorno ai più piccoli e ai più deboli, fare corpo, fare muro, compattarsi, proteggere, divenire una cosa sola. Questo il titolo e il senso dell’ultimo romanzo di Marco Missiroli, edito da Guanda. Libro, a mio avviso, bellissimo. Forse uno dei più belli letti ultimamente. Confesso di aver fatto fatica a tenere insieme i fili dei personaggi e i vari flashback nella prima metà, ma questo non mi ha tolto avidità e piacere nella lettura, quel “tiro” che ti porta a proseguire voracemente. Come un gioco di carte in cui il cadere dell’una svela poco alla volta le successive, una dopo l’altra.

Non so perché, forse per l’ambientazione in un condominio con annessa portineria, ma in alcune atmosfere mi ha lontanamente ricordato lo spessore poetico de “L’eleganza del riccio”, con l’aggiunta di più vita, movimento, odore, accadimenti e col mistero di enigmi da risolvere.

È la storia di Pietro che lascia la sua adorata Rimini e l’abito sacerdotale per farsi portinaio in un grande condominio di Milano. Perché? Il termine esatto è vegliare. Pietro deve vegliare su quel palazzo, sulle vite che vi abitano. Qualcosa lo lega. Qualcosa che a che fare col sangue, segreto da custodire. E così Pietro, ombroso, pudico e taciturno, figura indispensabile, ma sagoma sfuggente che scivola alla ricerca di indizi e di brandelli di sé, instaura un rapporto particolare con uno dei condomini, il dott. Martini, giovane medico che abita con moglie e figlia. Lo segue, entra in casa sua quando la famiglia non c’è, osserva da vicino la sua vita, ne respira i respiri, ne empatizza i dolori, ne passeggia i passi. Quale segreto ha lasciato a Rimini l’ex sacerdote, quel prete che con Dio non è che si prendesse tanto? Quel prete che amava ascoltare più che confessare.

La gente si lascia perché a un certo punto decide di provare qualcun altro. È l’amore minimo. E quale sarebbe l’amore massimo? Difendere l’amore per una sola persona.

Rimini. Milano. Una Bianchi da pedalare. Le piante da curare. Una chiave in tasca. Un bar. Una strega. Un bugigattolo. Una valigia di ricordi. Un braccialetto per terra. Una bambina. Un bambino che non ce la fa. L’avvocato Poppi. Paola, Fernando e Alice. L’amore. Il dolore. L’intreccio che è la vita.

Il Senso dell’elefante.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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