Festival di Cannes

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di Erika Sambuco

Si è concluso domenica sera il 65esimo Festival di Cannes. Dodici giorni, di cui almeno cinque di pioggia battente.Compito non facile e travagliato quello dei giurati, a detta dello stesso direttore della giuria, il regista italiano Nanni MorettiNessun premio è stato attribuito all’unanimità” chiarisce prima di annunciare i verdetti.  La Palma d’ Oro è stata vinta, come da pronostici da Amour, film del regista austriaco naturalizzato francese Michael Haneke, che per l’occasione ha diretto due mostri sacri del teatro e del cinema francese: Jean Louis Trintignant ed Emanuelle Riva. E secondo molti i premi alla recitazione dovevano andare proprio a loro. Il film narra dell’amore al tempo della malattia, fino alle estreme conseguenze, l’eutanasia «Il film illustra la promessa che ho fatto con mia moglie – commenta il regista – nel caso ci dovessimo trovare nella stessa posizione dei miei due protagonisti». Haneke è salito sul palco a ritirare il premio accompagnato da suoi due attori, visibilmente emozionati. Trintignant era sicuramente il più commosso, dei tre, a 81 anni è tornato sul set dopo aver detto addio al cinema parecchi anni fa. Per il regista è la seconda vittoria al Festival del Cinema, aveva infatti già vinto nel 2009 con Il Nastro Bianco.  Secondo riconoscimento anche per Matteo Garrone, che ha vinto il prestigioso Grand Prix con il suo Reality, riconoscimento già assegnatogli nel 2008 per Gomorra. In sala la premiazione è stata preceduta da fischi. Non è un mistero infatti l’ammirazione che Moretti ha per il giovane regista ed ha definito il lavoro di Garrone “Un affresco che miscela ironia e dramma, ben compreso da una giuria internazionale perché alla commedia all’italiana unisce elementi spiccatamente contemporanei”. Moretti poi elogia anche gli attori, in particolare il protagonista maschile del film, Aniello Arena, non presente in sala al momento della vittoria perché in carcere a Volterra con una condanna all’ergastolo. Le critiche erano state causate soprattutto dal fatto che il presidente di giuria, connazionale di Garrone, sarebbe stato indotto a premiare il film solo per portare un premio in Italia. E così questa mattina la stampa francese si è scatenata sputando acido e frecciate al più non posso. Resta il fatto che Matteo gongola con il suo premio tra e mani, e noi italiani siamo un po’ più felici per le sorti del nostro cinema.
Un altro premio decisamente discusso è quello alla Regia, assegnato al messicano Carlo Reygadas, con Post Tenebras Lux ispirato al libro di Giobbe della Bibbia. Reygadas, altro amico del festival, che pur cambiando registro e passando dal cinema “impegnato” alla commedia, resta sempre un preferito della croisette. Moretti ha spiegato che “Una parte della giuria è rimasta colpita dalla novità del linguaggio e dal coraggio con cui il regista si è preso i suoi rischi, mentre un’altra parte dei giurati non è entrata nel film”.
Ovazioni invece per il Premio della Giuria, assegnato a Ken Loach con il suo The Angels’ Share, che dedica il premio alle vittime della crisi economica, lontane dalle luci abbaglianti della ribalta del platinato festival. Stupiti ed emozionati i vincitori dei premi come miglior attori, il danese Mads Mikkelsen protagonista del film Jagten, storia di un uomo ingiustamente accusato di pedofilia e le protagoniste di Au-delà des collines, Cosmina Stratan e Cristina Flutur. Le due vincitrici del premio alla miglior interpretazione femminile si sono confrontate con la non semplice storia di un amore lesbico narrata da Cristian Mungiu, regista rumeno premiato come miglior sceneggiatura.
I più delusi sono sicuramente gli americani, presentatisi in gran numero in concorso, sono rimasti tutti a bocca asciutta “Ci sono tanti film che il Palmares non ha considerato – ha commentato Moretti – Pensando ai film americani selezionati, forse le cose sarebbero andate meglio se si fossero trovati film meno leccati e laccati, ma più rozzi e vitali. Non sono contro il glamour e non ho il mito del basso costo, in ogni caso”. Temi per niente leggeri quelli di questa edizione, ma si sa che mischiare l’arte con lo show, il serio con il faceto è parte integrante del fascino di Cannes e mentre con un occhio si piange per il film di Haneke, con l’altro si ammirano gli abiti delle dive sul red carpet.

Senz’altro da citare Marion Cotillard: la sua apparizione in Dior nero e blu e cofana gigantesca è una delle immagini che più ricorderemo di questo festival. Elegantissima anche Nicole Kidman, in Lanvin arancio, Eva Herzigova in Dolce e Gabbana bianco, Kristen Stewart in Balenciaga, Diane Kruger con uno qualsiasi delle decine di abiti che ha indossato in questi giorni. Se poi bisogna individuare una tendenza, la sorpresa quest’anno è stata l’assenza totale di gioielli che molte dive hanno deciso di adottare: l’eleganza non passa (più) dalla quantità di diamanti… E soprattutto ciò che conta è che continuino a sfilare gioielli di film.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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