Emilia, una ennesima ferita

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di Marzia Santella

Da sempre la Pianura Padana è stata descritta come zona anti sismica. Mai saremo colpiti, mai capiterà. Solo vibrazioni di “riflesso”. Per noi “padani” sono cambiate le prospettive il venti maggio scorso, sono cambiate le percezioni ed è cambiato per sempre il nostro “sentirci al sicuro.” Le scosse si susseguono, i capannoni scricchiolano, i lampadari dondolano in modo inquietante. Fruscio delle foglie senza un alito di vento, rumore della terra che sembra borbottare e ci si aspetta sempre che alzi la voce. Siamo impotenti difronte alla natura e nasce dentro la rassegnazione della nostra condizione di estrema fragilità a cui non possiamo porre rimedio se non cercando di salvarci la vita: correndo fuori, anche dalla finestra. In tutta questa tragedia, con un numero sempre crescente di sfollati, con le imprese in ginocchio per gente laboriosa come in Emilia dove la “ditta” conta quanto la famiglia nel senso vero e positivo del termine. In Emila: dove il titolare di un impresa stava valutando se poteva riprendere l’attività ed è morto sotto le macerie della sua impresa. Operai e impiegati andati a lavoro dopo una settimana perché il lavoro serve per vivere, perché lavorare aveva anche un sapore di normalità di ripresa e invece l’80% delle attività nella sola Mirandola non sono attive. Un dramma nel dramma, una perdita senza fine. Un Governo che vuole celebrare lo stesso con una parata delle Forze Armate la Festa della Repubblica. In Cile, faccio il primo esempio che mi viene in mente,  che festeggiava nel 2010 i 200 anni della sua storia, hanno cancellato i festeggiamenti dopo l’incidente dei 33 minatori.

Qui il danno è  altissimo e le persone coinvolte sono moltissime e, per l’ennesima volta, lo stato volta le spalle ai propri cittadini. Qui, Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, parla di festeggiamenti “sobri” che io definisco vergognosi per chi ha perso la vita, tutto quello che aveva, per chi non c’è più. La parata va  soppressa, non c’è discussione e i militari sarebbero più contenti se gli fosse concesso aiutare piuttosto che sfilare: ne sono certa. Alle vittime non serve la dedica di una sfilata governo cieco. Le persone in Emilia  non solo  sono scioccate: il trauma psicologico è fortissimo perché sovverte le proprie certezze, perché vedere crollare le chiese, le case da senso di impotenza e fa piangere: scuote anche il cuore perché riferimenti che c’erano sempre stati, come la chiesa dove si erano sposati, dove erano stati battezzati i propri figli non esistono più. Perché se crolla la Rocca del paese, lì per centinaia di anni imperturbabile, ci si convince che rialzarsi sia impossibile. Ci sono solo le persone della Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, gli operatori del 118:  persone che annullano i propri bisogni per aiutare gli altri. Così non fa il Governo che parla di sconti sulle tasse a persone che non hanno più niente solo gli abiti che indossano! Governo che parla di aiuti tramite l’aumento delle accise ( troppo facile) quando incassano miliardi da Enalotto, Lotto e ogni altro gioco che vi viene in mente. Ora è stato istituito il numero per gli sms da 2 euro di cui non si conosce destinazione e chi li raccoglie. A l’Aquila lo sanno bene: da  anni sotto i ponteggi dimenticati. Il Friuli ricostruito a tempo di record dai suoi cittadini zitti e volenterosi. L’Emilia è zona di persone laboriose con forza di volontà di ferro, imprenditori e dipendenti  si sono abbracciati nel dramma, persone che vogliono avere il sostegno attivo tramite fondi, e la burocrazia  snellita all’osso per potersi  rialzare al più presto  meritano persone con capacità pari,   persone con  gli attributi che sappiano trovare soluzioni idonee per migliaia di aziende e di dipendenti che vogliono tornare a vivere e a lavorare. Serve un aiuto tempestivo. Basta discorsi buonisti: solo rispetto profondo e fatti.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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