Andy Warhol, Headlines: quando la notizia diventa opera d’arte

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di Cinzia Colella

Curioso e inconsueto. E’ un Andy Warhol (1928-1987) diverso dal solito campionario di icone serigrafate quello che dal 12 giugno fino al 29 settembre sarà ospite della Galleria d’arte moderna di Roma in “Headlines”. 

Andy Warhol "Daily News", 1967, screenprint on paper sheet. The Andy Warhol Museum, Pittsburgh

La mostra itinerante – che ha già fatto tappa a Washington e a Francoforte e che si concluderà a Pittsburgh a fine anno – per la prima volta propone una serie di opere realizzate a partire dai titoli dei giornali, dalle notizie e dal riflesso che queste hanno nel lettore-consumatore nonché spettatore. Una sintassi complessa tra soggetto, modello e oggetto che mette in luce anche il rapporto dell’artista e i mass media.

“Headlines”, curata da Molly Donovan del Dipartimento d’arte moderna della National Gallery di Washington, in collaborazione con Angelandreina Rorro, commissario a Roma, raccoglie e presenta circa 80 opere – dipinti, disegni, stampe, fotografie, sculture, film, video e televisione – basate in larga misura sulle notizie dei tabloid, dalle quali trapela l’ossessione per il lato sensazionale dei media contemporanei che caratterizzò tutta la carriera dell’artista. Sono posti a confronto lavori eseguiti con tecniche e supporti diversi per mostrare come Warhol ritagliava, alterava, oscurava e riordinava i testi e le immagini originali, sottolineando il suo ruolo di editore e di autore.

Ideatore della pop art, della cultura popolare, Warhol ha messo in evidenza come la mercificazione delle passioni e delle catastrofi della vita contemporanea passi anche attraverso i titoli sintetici – ma ipnotici – dei quotidiani. Non più icone, quindi, ma segni linguistici.

Di grande impatto è sicuramente la più grande delle opere-titolo esposte: il monumentale trittico “Fate

Andy Warhol "Fate Presto", 1981 acrylic and silkscreen ink on canvas, three panels. Palazzo Reale di Caserta - Collezione Terrae Motus

presto” che riproduce la prima pagina de “Il Mattino” di Napoli del 23 novembre 1981, commissionato dal gallerista napoletano Lucio Amelio, in occasione del terremoto dell’Irpinia.
Il tour prosegue attraverso la messa in opera di prime pagine che riportano indistintamente notizie mondane o di grandi tragedie, proprio perché l’oggetto d’indagine non è il contenuto del messaggio ma la sua eco, il suo effetto.
Le opere-titolo di Warhol permettono anche di seguire il grande cambiamento tecnologico intervenuto nella presentazione delle notizie da parte dei media, dalla pagina stampata alla televisione, quest’ultima considerata una fonte di mediazione costante tra se stesso e la vita reale: “Prima che mi sparassero, avevo sempre pensato di essere più di là che di qua, avevo il sospetto di guardare la televisione anziché vivere una vita. A volte la gente dice che nei film le cose accadono in modo irreale, ma a dire il vero è nella vita che accadono in modo irreale. Nei film le emozioni sembrano vere e potenti, mentre quando la stessa cosa ti accade davvero, è come guardare la tv: non provi niente. Proprio quando mi hanno sparato e da allora in poi, ho capito che stavo guardando la televisione”.
Il percorso espositivo si conclude con le opere degli anni ‘80 realizzate in collaborazione con i più giovani artisti graffitisti Keith Haring e Jean-Michel Basquiat.

La mostra è organizzata dalla National Gallery di Washington, insieme con il Warhol Museum di Pittsburgh, la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e il Museum für Moderne Kunst di Francoforte.

 

Warhol: Headlines

Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea

Viale delle Belle Arti 131, Roma

Ingresso per disabili: via Gramsci 73

Orari: martedì – domenica dalle 10.30 alle 19.30

(la biglietteria chiude alle 18.45).

Chiusura il lunedì

Info: tel. +39 06 32298221

www.gnam.beniculturali.it

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Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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