Le amnesie della stampa

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di Mariano Colla

Ci vorrebbe il giornale del giorno dopo.
Non è una proposta fantasiosa per corredare di un ulteriore prodotto lo scenario, già saturo, dei mezzi d’informazione, bensì il desiderio che la notizia giornalistica abbia un’estensione nel tempo, anche quando, apparentemente, ha perso il suo “appeal” originario.
Già, la notizia.
Sintesi tra immediatezza informativa, qualità e coerenza dei contenuti, compendio di cronaca e indagine, di oggettività e soggettività, la notizia ha, infatti, da sempre, costituito la base per la crescita e l’affermazione di ogni giornale.
Tuttavia, non appena l’effetto mediatico della notizia tende ad esaurirsi, molti giornali, non tutti per fortuna, staccano la spina dall’evento alla ribalta, a meno che esso non si ripresenti, successivamente, sempre in una forma fortemente attrattiva.
Da un tale situazione può scaturire una circostanza in qualche modo curiosa, ossia che il lettore di un quotidiano possa trovarsi in una condizione di precarietà informativa, determinata dall’assenza di un adeguato “follow up” di argomenti che, a suo tempo, suscitarono la notizia ma che poi, per diverse priorità editoriali, rischiano di essere temporaneamente abbandonati, pur trattandosi di temi di rilevante importanza.
Volendo restringere l’osservazione ad alcuni temi di carattere politico ed economico, mi pare che una certa assenza informativa riguardi l’iter di una serie di provvedimenti, annunciati a suo tempo dal governo e che, nell’occasione, hanno trovato la giusta rispondenza sulla stampa, ma che poi sembrano essere scomparsi dalla cronaca.
Cerco di fare qualche esempio.
Diversi mesi fa la stampa dichiarava, come imminenti, alcuni provvedimenti del governo in merito a una possibile riduzione degli stipendi dei grandi manager di Stato. I giornali riportavano: “Via libera della Camera al tetto per le buste-paga dei manager pubblici. Il taglio, secondo quanto deciso dalle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera, andrà subito in vigore. La norma sarà estesa ai vertici delle autorità di vigilanza e agli enti locali con un emendamento che sarà presentato dai relatori al decreto semplificazioni. Superata dunque la questione della riduzione degli stipendi? Varrà per tutti il limite dei 295mila euro, retribuzione del primo presidente della corte costituzionale? Difficile a dirsi con sicurezza” .
Quando i giornali parlarono del provvedimento, sembrava imminente l’adozione della norma “taglia salari”.
Fu dato il giusto risalto a un intervento politico che si manifestava come segno di equità, nei confronti della gran parte dei cittadini a cui erano state bloccati aumenti contrattuali, applicate imposte e tasse, dilazionate le pensioni, etc.
Spero di essere male informato, ma mi pare che il provvedimento sia rimasto nel cassetto,
ovvero non ha avuto gli sviluppi e le scadenze previste. A che punto sta?
Leggendo vari quotidiani non riesco a trovarne notizia. Qualche informazione in più non guasterebbe, se non altro per rendere edotto il lettore medio dei motivi che hanno dilazionato l’esecutività di provvedimenti ritenuti sacrosanti dalla gran parte degli italiani.
E’ quella che mi permetto di definire la notizia del giorno dopo.
Un altro provvedimento, a cui la stampa diede risalto un po’ di tempo fa, si riferiva alla riduzione del cumulo di cariche istituzionali spettanti ad alcuni alti funzionari dello Stato, cumulo dal quale i soggetti in questione traevano una sostanziale sommatoria di emolumenti.
Quindi in discussione non erano solo le prebende derivanti dalle responsabilità istituzionali, ma anche il cumulo di gettoni d’oro di presenza in consigli di amministrazione di vario genere e tipo in organismi non necessariamente correlati con la carica primaria.
Anche in questo caso, quale persona mediamente informata sui fatti, non mi sembra di aver più notato un particolare calore da parte degli organi di stampa nel relazionare l’opinione pubblica sull’ iter parlamentare della normativa specifica.
Trascuro l’insieme dei benefici delle così dette caste, politiche o meno, oggetto di possibili interventi come richiesti a furor di popolo e, anche sui quali, non mi pare venga data la giusta diffusione sulle evoluzioni dei provvedimenti.
L’intera questione dell’ICI alla Chiesa, per quanto riguarda la tassazione di organismi con finalità commerciali, mi sembra rimanere nel limbo delle buone intenzioni e circa una possibile esecutività dell’intervento non è noto sapere più di tanto.
Una certa penombra vela anche la situazione relativa alla convenzione con la Svizzera per il rientro dei capitali tradotti in quel paese per ovvi motivi fiscali, tema caldo per il reperimento di fondi quanto mai utili per sanare, in qualche modo, il problema degli esodati.
Sono solo alcuni esempi, molti altri ce ne sarebbero, ma la mia intenzione non è tanto di fare la cronistoria di eventi che non godono più delle prime pagine di molti giornali, dopo il primo momento di euforia mediatico, bensì di mantenere viva l’attenzione su argomenti che, indipendentemente dalla notizia, devono godere di una sensibilità continua da parte degli organi di stampa. Al giornalismo d’inchiesta viene spesso sottratto lo spazio editoriale necessario, a favore della notizia di impatto immediato. In ambito televisivo solo “Report” della Gabanelli e “Presa diretta” di Iacona hanno un taglio orientato al: “che cosa è successo dopo ?”.
Da tutto ciò nasce il desiderio di richiamare l’attenzione su una dimensione della informazione che non si esaurisca principalmente nella notizia e nella sua immediata fruibilità, in una concezione quasi consumistica, bensì che aggiorni sull’evoluzione di fatti ed eventi significativi, funzione, quest’ultima, utile per sollecitare la conclusione di situazioni pendenti.
Nel clima di tensione sociale che mette sempre più in evidenza la pressione economica e fiscale a cui è soggetta la famiglia media italiana, riferimento ineludibile di ogni provvedimento finalizzato a fare cassa, è necessario fare pressing sulle istituzioni affinché aggiornino i media sullo stato di avanzamento di normative finalizzate a una maggiore equità sociale.
E’ auspicabile che gli organi di stampa ci tengano costantemente informati su questi fatti, su come stanno andando le cose sulle quali, almeno inizialmente, si è fatto tanto rumore.
Anche in termini di comunicazione sarebbe un segnale importante, non solo per evidenziare la volontà politica di condurre in porto provvedimenti socialmente equi ma, soprattutto, per stanare lobby e politici che si oppongono a tale equità per mantenere in piedi privilegi, nonostante la profonda crisi in corso.
I giornali, tra i vari nobili compiti che li caratterizzano, hanno anche il dovere di premere costantemente su questi argomenti perché essi non rifluiscano nell’oblio del privilegio che ha caratterizzato la vita sociale e politica del nostro paese.

Mariano Colla

Mariano Colla

Sono un signore più della 3° che della 2° età, che mantiene una certa curiosità per gli eventi della vita e del mondo. Sono padano di nascita (Torino) ma non leghista. Amo la scienza ( ho una laurea in Fisica ) e la filosofia (che cerco di capire). Mi piace mangiare e bere bene ( sono un sommelier). Che dire altro? Novità quando ci conosceremo.

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