Grande show di Lenny Kravitz al Castello Sforzesco

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Foto e testo di Vincenzo Nicolello

VIGEVANO – Chi vi scrive non ha dubbi in proposito, l’esibizione di Lenny Kravitz al Castello Sforzesco, nell’ambito della rassegna “10 giorni suonati”, organizzata da Barley Arts, ha rappresentato il concerto perfetto. Quindici brani, 80 minuti di grande musica, spettacolo, luci fantasmagoriche e presenza scenica, chi hanno ricordato che il signor Kravitz è un grande artista, in grado di affascinare il pubblico femminile per la sua prestanza fisica, ma prima ancora di far amare la musica per quello che è: un’arte meravigliosa.

Lo show vigevanese era il terzo del tour italiano del rocker, che prima si era esibito alla fortezza di Bard in Valle d’Aosta e poi all’ippodromo delle Capannelle di Roma. L’artista ha ironizzato sulla location di provincia: «Io so dove sono, ma non so dove mi trovo», ma alla fine crediamo che il grande cortile del castello (che rappresenta una cornice davvero unica per esibirsi) ed il calore della gente l’abbia convinto che Vigevano sia un piccolo “ombelico” della musica internazionale estiva.

Lo show è entrato subito nel vivo: Kravitz, che è stato intravisto fino a pochi attimi prima di salire sul palco a “pompare” i propri muscoli con i pesi, si è presentato con una canottiera leopardata, appena coperta da un camicione senza maniche ed un paio di jeans attillatissimi. A complemento anche collane, medaglioni e gli immancabili “Rayban”. Si è subito visto che c’era una carica enorme, unita alla voglia di sfondare. Al suo fianco c’erano ottimi musicisti, ma in particolare ha colpito il chitarrista Craig Ross, pronto a mimare “amplessi” musicali con Kravitz e a regalare virtuosismi di alta scuola. Ottimo anche il trio di fiati, che ha dato un tocco di blues e funk a tutta la scaletta. Il copione dello show è apparso alla fin fine scontato, ma d’altra parte la platea delle prime file altro non aspettava che di vedere il proprio beniamino ballare in modo erotico e sensuale, fare la lap dance con l’asta del microfono e  cantare il meglio del suo repertorio.

La musica ha fatto il resto: il mixaggio era ottimale, così anche chi si trovava nelle retrovie ha potuto apprezzare appieno ogni singolo attimo dello show. Ai piedi del palco una lunga teoria di subwoofer ha lasciato intendere con largo anticipo quale fosse la potenza di fuoco degli amplificatori. Kravitz del resto ci ha abituato: la sua scenografia è sempre minimale: il palco è pieno di musica e di watt. I giochi di luce servono ad evidenziare il fisico scolpito e la sua gestualità.

La scaletta, come detto, non era lunghissima, in fondo 15 brani per un repertorio vastissimo possono sembrare pochi, ma alla fine tutti erano soddisfatti. Tra i brani che più hanno colpito American Woman, Where are we running e ovviamente Fly Away, il singolo che ai tempi di 5, ha fatto scoprire l’artista al grande pubblico. Ma ovviamente tutto il set ha regalato scampoli di rock aggressivo e inconfondibile. Buono spazio è stato dato anche al suo ultimo lavoro discografico: Black and White America, del quale sono stati interpretati tre brani.

Un’ultima citazione la merita il gruppo che ha aperto la serata: il Trombone Shorty & Orleans Avenue. Una band giovane piena di talento e di originalità. La musica è fatta di fiati, ritmi e grande energia. Il genere è un mix tra il jazz, il funk, il rock e il blues. Capita davvero di rado vedere una band di supporto che sia in perfetta sintonia con l’headliner. Questa volta gli organizzatori hanno fatto centro ed anche il pubblico ha applaudito lungamente questa scelta.

La scaletta di Lenny Kravitz:

Come On Get It, Always On The Run, American Woman, It Ain’t Over Til It’s Over, Mr. Cab Driver, Black And White America, Fields Of Joy, Stand By My Woman, Believe, Stand , Rock Star City Life, Where Are We Runnin , Fly Away, Are You Gonna Go My. Bis: Let Love Rule.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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