Curiosity: l’innovazione scientifica su Marte

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di Marco Milano

Ci sono voluti 8 mesi e più di 560 milioni di chilometri da attraversare. E i 7 minuti finali hanno mandato nel panico più totale gli osservatori del centro Jet PropulsionLaboratory di Pasadena, in California. Ma da più di 24 ore il rover Curiosity, l’ambasciatore robotico dell’ultima missione di esplorazione planetaria della NASA è finalmente sul suolo marziano, già attivo per osservare e analizzare il Pianeta Rosso. Le prime immagini inviate dal robot hanno fatto il giro del mondo – o del sistema solare, si potrebbe dire – intasando la rete così come hanno fatto tweet e re-tweet dell’Agenzia Spaziale americana.
Gli autoscatti in cui si intravedono le ruote di Curiosity e, sullo sfondo, l’orizzonte marziano del cratere Gale hanno un fascino irresistibile, non solo per astrofili o appassionati di missioni spaziali. Non è però il primo programma NASA dedicato all’osservazione a distanza di un pianeta extraterrestre.

Perché allora tanto entusiasmo per quello che sembra essere già un successo?

Prima di Curiosity in altre 16 occasioni si era tentato di far atterrare una sonda guidata su Marte. Di queste, però, solamente sei hanno portato a termine l’obiettivo: le due storiche sonde Viking nel1975, il mini-roverSojournernel 1996, i 
due roverSpirit e Opportunity
nel 2003) e, ultimo, il lander Phoenix nel 2007. A queste vanno aggiunte la sonda sovietica Mars 3 del 1971 – che però interruppe le comunicazioni subito dopo l’ammartaggio–e tutte le altre missioni verso Marte, per un totale di 46 tentativi. In primo luogo, quindi, c’è un successo che pesa nel bilancio statistico dei viaggi verso il pianeta.

La vera eccezione sta poi nell’equipaggiamento che Curiosity si porta dietro, a partire dal paracadute più grande mai costruito in questi casi, in grado di sopportare uno strappo di 300 tonnellate per una velocità di più di 20.000 chilometri orari. Il rover può contare inoltre su dieci diversi apparecchi, dalle telecamere di ripresa agli spettrometri e rilevatori di radiazioni, per 80 Kg di peso – circa 15 volte più di quello che avevano in dotazione Spirit e Opportunity, per intenderci. Oltre alla varietà e completezza degli strumenti, c’è un considerevole quota di innovazione tecnologica associata, che fanno di Curiosity, in sostanza, un laboratorio scientifico mobile a tutti gli effetti, che supera i limiti degli ultimi robot marziani. Non a caso il nome ufficiale completo del robot è Mars Science Laboratory

A Curiosity viene ormai associata l’idea di una (nuova) ricerca di vita extraterrestre. In realtà non sarà l’obiettivo principale della missione, anche se di sicuro il rover sarà in grado di segnalare eventuali presenze di tracce di vita fossile, questo grazie alle analisi chimico-mineralogiche possibili per rilevare presenze di materiali organici. La loro assenza potrà comunque fornire un tassello importante per conoscere meglio la storia marziana, così come lo studio generale dell’ambiente – da un punto di vista chimico e geologico – consentirà di ricostruire la suabiografiae la sua evoluzione. Per chi ci vede troppa fantascienza, c’è una buona notizia: si tratta di un bel carico di informazioni che serviranno anche qui, sulla vecchia Terra.

Basti pensare al ChemCam – strumento che fa parte del bagaglio di Curiosity – in grado di leggere a distanza di qualche metro la composizione elementare di una roccia, vaporizzandola grazie a un raggio laser.  Ci sono certo anche strumenti più tradizionali, come il braccio robotico per raccogliere campioni di polvere, lo stesso che utilizzaronoi Viking 35 anni fa. Tutti dispositivi, questi, che permettono anche di migliorare analisi terrestri in ambienti non semplici – come le rilevazioni geologiche – per non parlare delle ricadute nell’ambito delle telecomunicazioni, i GPS, sorveglianza e prevenzione delle catastrofi.

In attesa che atterrino le novità tecnologiche da Marte, possiamo godere dello spettacolo in diretta. L’operatore Curiosity si sta dando un gran da fare.

 http://www.nasa.gov/mission_pages/msl/index.html

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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