To Cut A Long Story Short…Spandau Ballet

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Testo e foto di Stefanino Benni

Insieme ai Duran Duran (ai Visage, ai Japan), gli Spandau Ballet sono stati i paladini del filone ‘new romantic’ , i rivoluzionari del pop anni ’80 e proprio allora agli inizi del “Magico decennio”, prolifico di mitici brani musicali, le due Band spaccavano letteralmente il pubblico di fans (soprattutto al femminile) tra ‘duraniane’ e ‘spandauballettiane” (le spandies ).  Due anime contrapposte, che hanno determinato effetti culturali e artistico/mediatici, Simon Le Bon o Tony Hadley? ….“Save a prayer” o “Through the Barricades” ?

Ma spolveriamo un po’ di storia dei Fantastici Spands  (nickname coniato in Inghilterra) per scoprire che il nome «Spandau Ballet» deriva da un amico del gruppo, il giornalista e DJ Robert Elms, che vide su un muro di un bagno di un nightclub di Berlino la scritta: “Rudolf Hess, all alone, dancing the Spandau Ballet” (Rudolph Hess è stato l’ultimo prigioniero di guerra nella prigione di Spandau).  Ci si riferisce agli spasmi dei criminali di guerra nazisti mentre “danzavano al capo della corda”, quando venivano impiccati a Norimberga, quindi a sud della prigione di Spandau (quartiere di Berlino).  Secondo un’altra versione invece, il nome del gruppo sarebbe legato a un’arma mitragliatrice utilizzata durante la Prima Guerra Mondiale, costruita in diverse fabbriche delle quali una a Spandau. I cadaveri dei soldati morti e rimasti sui reticolati eretti a difesa delle trincee venivano scossi e agitati dalle raffiche sparate dalle Spandau: e questo tremendo spettacolo pare sia stato ribattezzato, dalla fanteria inglese, ‘Spandau ballet’ .

Nel sensazionale fermento musicale di fine anni 70 (che ho avuto la fortuna di vivere nell’estate del 78 nella magica Londra), iniziarono a suonare in diversi locali londinesi come il ‘Billys’ e il ‘Blitz’ (dove è ambientato parte del recente musical di Boy George, Taboo), e la fama del gruppo si propagò in un attimo, provocando una vera e propria battaglia tra le case discografiche per accaparrarsi i cinque che pubblicano il loro primo singolo di enorme successo “To Cut A Long Story Short”, che nel Regno Unito raggiunse il Top 5 nel 1980. Fu seguita da altre bellissime hits, quali “The Freeze”, “ Musclebound “ che insieme andranno a comporre il primo album di studio “Journeys To Glory” (Disco d’oro 1981), sicuramente considerato la prima pietra miliare del “new romanticism”.  Bellissime sonorità e miscele synthpop, rock, funk soul, testi affascinanti  e ballabili, beat elettronici e rullanti (snare drum), che ci hanno accompagnato per tutti gli anni 80.

< Soldier is turning – See him through white light – Running from strangers – See you in the valley – War upon war – Heat upon heat – To cut a long story short – I lost my mind – Sitting on a park bench – Years  away from fighting – To cut a long story short >

Con la pubblicazione del terzo album a febbraio del 1983, intitolato “True”, caratterizzato da un sound più maturo e contemporaneo,  dove il pezzo che dava il titolo all’album (True) si rifaceva alle sonorità nere della leggendaria Motown, e diventò celebre anche per il meraviglioso ‘assolo di sax di Steve Norman, che ne costituisce il middle. L’album raggiunse la vette delle classifiche in tutto il mondo, lanciando diversi singoli di successo internazionali, i più famosi dei quali furono “Gold” e appunto la citata title track, “True”, che fu numero 1 in moltissimi paesi.

< So true – funny how it seems – always in time, but never in line for dreams – head over heels,when toe to toe – this is the sound of my soul – this is the sound – I bought a ticket to the world – but now I’ve come back again – why do I find it hard to write the next line – when I want the truth to be said – I know this much is true – With a thrill in my head an a pill on my tongue – dissolve the nerves that have just begun – listening to Marvin all night long – this is the sound of my soul – this is the sound – always slipping from my hands – sand’s a time of t’s own – take your seaside arms and write the next line – oh I want the truth to be said >

Il quarto album, Parade (giugno 1984) e i suoi singoli furono nuovamente grandi successi nelle classifiche di Europa, Australia e Canada (oltre che in Italia, dove ha inizio in questo periodo la rivalità con i Duran Duran, che porta ai due opposti schieramenti dei relativi fans) e il brano di apertura, “Only When You Leave”, divenne la loro ultima hit americana. Alla fine del 1984, il gruppo partecipò al singolo di beneficenza con la Band Aid, “Do They Know It’s Christmas”, con Tony Hadley che ebbe un ruolo principale tra i cantanti, vicino a colleghi importantissimi quali Simon Le Bon e George Michael.

Nel 1985, gli Spandau suonarono alle session dal vivo del Live Aid tenutesi al Wembley Stadium.  Nello stesso anno ottennero il Disco di platino con la loro prima raccolta di successi, intitolata “The Singles Collection”, edita dalla casa discografica storica, la Chrysalis Records, che tenne vivo l’interesse per il gruppo tra due album di studio, celebrando cinque anni di successi ininterrotti.  Nel 1986, gli Spandau Ballet firmano per la major CBS, pubblicando il nuovo album (sicuramente più rock)  “Through the Barricades” (ottobre 1986), uno degli album più intensi nella storia del pop rock.

< Mother doesn’t know where love has gone – She says it must be youth – That keeps us feeeling strong – See it in her face, that’s turned to ice – And when she smiles she shows – The lines of sacrifice – And now I know what they’re saying – When the sun begins to fade – And we made our love on wasteland – And  through the barricades – Father made my history – He fought for what he thought – Would set us somehow free – He tought me what to say in school – I learned off by heart – But now that’s torn in two – And now I know what they’re saying – In the music of the parade – We made our love on wasteland – And through the barricades>

Nel  1989 viene prodotto l’ultimo effettivo lavoro degli Spands  “Heart Like A Sky” e i singoli “Raw” e “Be Free with Your Love” raggiungono la Top 10 in Italia e in Olanda. Ma poi le strade si dividono tra avventure cinematografiche e carriere soliste …. Fino ad arrivare al marzo 2009 quando il gruppo annuncia la reunion e nell’ottobre 2009 esce “Once More”, primo nuovo album a vent’anni di distanza dall’ultimo “Heart Like a Sky”, che ripropone tutti i successi degli Spandau Ballet riarrangiati con due nuove canzoni tra cui “Once more” e vince il premio “Best Comeback of 2009” ai Virgin Media Awards.

Una band che inizialmente molti consideravano una semplice meteora e che invece ha influito molto nel panorama pop mondiale con oltre 25 milioni di album venduti, 6 album multi-platino e 23 singoli hit. “Per farla breve” (To cut a long story short),  gli Spandau hanno segnato il sound degli anni Ottanta e il loro look e stile ha influenzato anche il mondo della moda.….. In un pub discoteca a Milano nel 1981 o 1982, vedendoli per la loro prima apparizione dal vivo in Italia ero proprio rimasto colpito dal loro magico sound e dalla simpatia di Tony Hadley, … pur essendo nella schiera dei “duraniani” !!! …e poi riviverli fotograficamente sottopalco l’1 marzo 2010 al Mediolanum Forum di Assago (Organizzazione Barley Arts) per i trent’anni di carriera (The Reformation Tour) ….emozionante sensazione .

(Dedico questo Reportage a mia moglie Patty (fan degli Spands), oggi è il suo compleanno!)

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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