L’universo dei giovani in ‘Come le strisce che lasciano gli aerei’

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Micol dai lunghi capelli rossi sotto il casco integrale. Rashid il nordafricano e la sua maglietta della nazionale italiana. Rico, una felpa rossa con il cappuccio e una grondaia sotto il braccio. Tre personaggi che si incrociano, si incontrano, si evitano. Ma si assomigliano: gli stessi pensieri, gli stessi gesti apparentemente insensati. Fanno da sfondo alle loro vite i phone center, quasi una succursale della propria casa, dove i momenti più intimi vengono esibiti in pubblico; la radio e la televisione che fanno la cronaca dell’ennesimo esodo; i cieli solcati da aerei che partono e arrivano lasciando nel cielo la loro scia.

“È una storia scarna, fatta di simboli e di poche parole racconta Vasco BrondiDi situazioni e panorami che spiegano da soli quello che succede. Le parole le ho usate più che altro per descrivere le immagini ad Andrea, i particolari, gli sfondi, le facce, i personaggi secondari, i cieli. È soprattutto una storia sulle partenze, sull’ansia di andarsene che è la stessa in posti così lontani e in persone con percorsi così diversi. Come dire che a volte non c’è una destinazione chiara ma ci sono insofferenze e sogni precisi. C’è anche un amore impossibile che infatti non funziona, è un accenno di amore.

Come le strisce è per me innanzitutto una storia di luoghi. aggiunge Andrea BrunoLuoghi che forse appartengono soprattutto alla memoria personale di Vasco, ma che in qualche modo mi sono risultati immediatamente evidenti, direi addirittura visibili. Il fumetto é racconto per immagini, e la qualità visiva della storia di Vasco ha fatto sì che il mio lavoro di trasposizione in disegni procedesse da subito con una certa naturalezza e senza troppi incidenti. In un certo senso dovevo solamente disegnare quello che vedevo.

Vasco Brondi con l’album d’esordio del 2008 “Canzoni da spiaggia deturpata” ha vinto la Targa Tenco come migliore opera prima, il Premio Fimi, il premio MEI, il Premio Musica & Dischi e il Premio Fuori dal Mucchio. Con il secondo album del 2010 “Per ora noi la chiameremo felicità”, inizia la collaborazione con il fumettista Andrea Bruno che realizza la copertina e il booklet dell’album. Nel 2011 è stato chiamato ad aprire i concerti dell’ORA tour di Jovanotti e ha pubblicato un terzo cd di canzoni live, inediti e cover, intitolato “C’eravamo abbastanza amati”, distribuito dal mensile La Repubblica XL. Con Baldini Castoldi Dalai ha inoltre pubblicato il libro “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero”.

Andrea Bruno scrive e disegna storie a fumetti. I suoi lavori sono apparsi su numerose riviste e antologie italiane e internazionali. Ha pubblicato l’albo “Black Indian Ink” (Centro Fumetto Andrea Pazienza, 1999; Amok, 2000), la raccolta di disegni “Disapperarer” (Coconino Press, 2001) i volumi “Brodo di niente” (Canicola, 2007; Rackham 2008) e “Sabato tregua” (Canicola, 2009). Nel 2000 ha ricevuto il “premio Attilio Micheluzzi – Nuove strade” al Napoli Comicon e il premio “Lo straniero”, nel 2007 il premio come “Miglior Autore Unico” a Luccacomics e nel 2010 il premio “Attilio Micheluzzi come Miglior Disegnatore” al Napoli Comicon.

Il libro sarà presentato in anteprima al FESTIVAL DI INTERNAZIONALE DI FERRARA il prossimo 5 ottobre, in un dialogo tra gli autori e Daria Bignardi. Sempre all’interno del Festival, dal 5 al 7 ottobre, sarà allestita una mostra presso La Galleria del Carbone (Via Del Carbone 18°) dedicata al libro e alla sua genesi.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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