Il testamento biologico: un diritto per tutti

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di Marzia Santella

Come una civiltà sepolta sotto la sabbia che ogni tanto riaffiora alla luce spazzata dal vento, certe questioni che riguardano le persone nel significato più profondo, riemergono ciclicamente dall’oblio e tornano a far discutere,  si  prende   posizione: pro o contro, senza vie di mezzo. Mi riferisco al testamento biologico. Il film di Marco Bellocchio ha puntato di nuovo l’attenzione sull’argomento. Presentato a Venezia il film applauditissimo: “Bella addormentata” che racconta l’ultima settimana di vita di Eluana Englaro una ragazza rimasta in stato vegetativo  per diciassette anni a causa di un incidente stradale. Un padre, Beppino Englaro, che ha sempre lottato, e continua anche oggi, per ottenere una legge che rispetti la volontà di ciascuna persona di decidere per sé. Un iter giuridico assurdo, un rimbalzare tra avvocati e giudici per decidere la vita di una ragazza che potrebbe essere la nostra. Sono uscite, all’epoca, frasi abominevoli dalle bocche dei politici, persone che si sono sentite come Dio nell’imporre le loro decisioni. Un altro accadimento drammatico ha catalizzato l’attenzione, a fine agosto scorso, è mancato il Cardinale Carlo Maria Martini rifiutando l’accanimento terapeutico. Una posizione la sua discordante dalla Chiesa da lungo tempo. Sull’eutanasia e l’accanimento terapeutico è sempre stato chiaro fin da quando, già malato di parkinson e richiedendo  continue cure e terapie per sopportare la fatica quotidiana e per prevenire malanni degenerativi. “C’è l’esigenza  di elaborare norme che consentano di respingere le cure- affermava- anche se, per stabilire se un intervento medico è appropriato, non ci sono regole generali e non può essere trascurata la volontà del malato”. Una legge in vigore da luglio 2011 che non serve a niente se non a contribuire alla sofferenza inutile di migliaia di persone. Iniziando dall’obbligo di alimentazione e idratazione artificiali del paziente, forme di sostegno vitale che «devono essere mantenute fino al termine della vita». Continua in un altro punto il Monsignore Martini: “Ciascuno di noi potrà dunque indicare come essere curato, ma non potrà decidere in anticipo di “non” essere curato, e quindi lasciato morire naturalmente nel caso in cui finisse in coma irreversibile”. Proprio per questo nessuno potrà rifiutare anticipatamente alimentazione e idratazione artificiali. L’unica eccezione sarà per i malati terminali che si trovano già nella fase in cui l’alimentazione non basta più a garantire la funzionalità dell’organismo. Il punto della questione è proprio questo: Partendo dal presupposto che l’alimentazione forzata non sia un atto medico, la legge non riconosce l’accanimento terapeutico né la possibilità da parte del paziente di rifiutare le cure. E in questo modo il medico non deve tenere conto delle sue volontà. E’ palese che quello che ciascuno di noi sceglie per sé stesso non conta niente per lo stato: ancora una volta intriso di senso religioso e onnipotenza. Uno stato, l’Italia, che considera tutti i suoi cittadini, di fatto, incapaci di intendere e volere. Uno stato che si permette di entrare nel nostro intimo e decidere, senza alcun diritto, quanto e per quanto tempo noi dobbiamo soffrire. Nessuno può scegliere per noi senza il nostro consenso. Ci sono famiglie, ci sono figli e tutori che “sanno” quello  che avremmo voluto e “sanno” quello che è  meglio per noi. Due casi emblematici Eluana Englaro e il  Cardinale Martini: chi ha subito e chi ha scelto. La legge esistente va abrogata. I termini per stabilire la morte cerebrale vanno definiti da medici competenti e non, come adesso,  con parametri  ambigui che nessun medico sa individuare in modo certo. Va scritta una legge che rispetti la persona e le sue decisioni, chi, poi, osserva i dettami religiosi, avrà facoltà di rispettarli senza imporre la propria decisione ad altri. Per scegliere con saggezza e buon senso ci vuole una forte dose di  empatia: sapersi mettere nei panni di chi versa in condizioni drammatiche o dei famigliari: la prospettiva allora cambia! Facciamo un passo verso la civiltà ed il vero amore per il prossimo: lasciarlo andare.”E poi morire non è niente, è finire di nascere” (Cyrano de Bergerac).

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

One Comment

  1. Marzia
    15 settembre 2012

    Caro Mariano,
    ti ringrazio per aver condiviso il tuo articolo. Siamo d’accordo che in questo paese non si fa mai ciò che è giusto ma ciò che conviene a questo e a quello senza alcun rispetto, salvo che non si tratti di cose private gestite,allora, in modo esclusivo. Per mia fortuna non sopporto le ingiustizie, ognuno deve avere la possibilità di scegliere per sè. Magari i nostri contributi possono servire, è ciò che mi auguro. Con stima.
    Marzia l’ottimista! Alla prossima….

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