Grande successo a Roma per il ‘realismo magico’ di Marika Carniti Bollea

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Di Stefania Taruffi

Marika Carniti Bollea

E’ in corso a Roma una mostra diversa dalle solite, che ha destato molta curiosità. Già il titolo accenna a un modo tutto nuovo di proporre l’arte dell’abitare, avvolgendo la mostra in un’aurea di mistero. E magica lo è, l’esposizione intitolata: “Realismo magico, in scena e nell’abitare, di Marika Carniti Bollea”, a cura di Claudio Strinati coorodinato e supervisionato da Marco Carniti,  ospitata al Complesso del Vittoriano dal 6 settembre al 7 ottobre 2012, che ci immerge nell’universo creativo dell’outsider Marika Carniti Bollea, interior designer, scenografa costumista, magnetica esponente del design artigianale, attraverso oggetti, disegni, progetti, scenografie, fotografie delle case realizzate, degli interni, degli arredi, delle architetture che hanno come filo conduttore quello di un’artigianalità made in Italy, ispirata dagli echi di grandi Maestri del passato e del presente in una visione che si fa incantata e magica. Nell’opera di Marika Carniti Bollea, motivi classici sono uniti a motivi barocchi; la luce, elemento essenziale, interagisce attivamente con l’ambiente.

Paolo Portoghesi scrive di lei: “Marika farà sognare molte persone che desiderano una casa, nel senso che rompe totalmente con la tradizione, non tanto per il fatto che abbia inventato una formula, ma quanto per il fatto che i suoi arredamenti sono in realtà dei racconti, dei fatti teatrali, sono delle messe in scena in cui tuttavia non è protagonista chi ha disegnato l’arredo, ma le persone che l’hanno chiesto: in sostanza una galleria di ritratti”.

Cresciuta in un ambiente intellettuale e colto, ma con un educazione severissima, chiusa a qualsiasi stimolo esterno, sviluppa sin da giovane quel profondo bisogno di evasione che si manifesterà poi da adulta in quel realismo magico e surreale, sedimentato nei suoi sogni di collegiale indisciplinata e ribelle. Giovanissima sposa Dario Carniti, uno dei più affermati industriali di macchine tessili e motori marini dal quale ha tre figli e che la catapulta nel mondo. La dinamica e le relazioni internazionali, nonché i frequenti soggiorni a New York, la portano ad assistere alla nascita delle varie avanguardie locali.

Nel 1970 inizia a Roma la sua attività accanto al secondo marito, la straordinaria figura di Giovanni  Bollea, fondatore della neuropsichiatria infantile italiana, alla cui causa dedica un grande impegno sociale.

La mostra ospitata al Complesso del Vittoriano fa trapelare come, alternando perfezione a imperfezione, costruzione a decostruzione, si possa proporre l’idea entusiasmante e provocatoria di fuggire dalle ossessioni della routine per rifugiarsi nel sublime, senza ancorarsi alle leggi del consumismo.

Marika Carniti Bollea inizia già adulta, a Milano, il suo viaggio fantastico nel realismo visionario, che oltrepassa il razionalismo, incoraggiata da maestri appartenenti a scuole diametralmente opposte come l’architetto Caneva, Gae Aulenti e Renzo Mongiardino. Ed è proprio Mongiardino a inserire nelle sue case le famose lampade a conchiglia.

Il fondatore di AD Italia, Ettore Mocchetti, ne scopre il talento e vuole subito farla conoscere negli Usa pubblicandone i primi lavori, su Architectural Digest a Los Angeles. Gli americani titolano così il famoso tempietto di San Babila: “Innovation in Milan” e AD in Italia: “Miracolo a Milano”. I suoi scenari sono sempre segnati da un movimento surreale, che ribalta continuamente la realtà delle cose.

Marika Carniti Bollea, testimone di un’altissima cultura, spazia dalla pittura alla scenografia teatrale, applaudita nei vari teatri, da Bonn alla Washington Opera e alla Fenice di Venezia, al Real di Madrid e all’Opera di Trieste, sempre con la regia del figlio Marco Carniti.

Incoraggia le impostazioni artistico-culturali di alcuni giovani, tra i quali Ron Arad, cantore in libertà, che segue puntualmente fin dai suoi esordi. Da quando conosce giovanissima Richard Mayer a New York, non allenta mai l’attenzione sui volumi esterni, entusiasmandosi della poetica di Zaha Adid e Dominique Perrault che –potendo tornare indietro nell’adolescenza – avrebbe desiderato come maestri.

Nelle case si esprime in scenari sempre assolutamente diversi, stimolando artificialmente la realtà e accelerandone le prospettive, in un processo metafisico che la committenza non le chiede – ma che inconsciamente desidera – e lei sa interpretare.

Gillo Dorfles la definisce un outsider sia per la strada che ha scelto, sia per aver avuto il coraggio di seguirla, senza cercare la commercializzazione e senza assecondare nessuna scuola. Teatrale e allusiva, anticipa per prima il ritorno all’artigianato totale. E’ rilevante la cura del dettaglio da lei seguito personalmente anche nell’esecuzione, affidata ad artigiani di fiducia da lei coordinati e supervisionati personalmente.

Giulio Carlo Argan dice del suo lavoro: “L’architettura fabbrica per un modo di vivere velocissimo: la casa non è più un luogo dove si sta, ma un luogo dove si passa, e questo, si voglia o no, abbrevia la nostra vita. Gli interni di Marika Carniti Bollea, invece, invitano a riunirsi, sedere, conversare e sognare. E questo è un sollievo alla strangolata civiltà del nostro tempo: un contributo alla conservazione dei grandi valori dell’esistenza consociata. E di questo la ringraziamo” .

Nella sua pur grande complessità artistica, nell’immensità di espressione contenente gli influssi artistici di grandi maestri e permeata di cultura e contenuti, Marika Carniti Bollea resta una persona molto semplice. Nonostante l’età matura, conserva ancora quella gioia incontaminata, quella fiducia e quella semplicità che fanno parte di un mondo dell’infanzia, respirato da sempre attraverso il delicato lavoro del secondo marito, Giovanni Bollea, al quale è stata molto legata. Con gli occhi di bambina sa cogliere e trattenere emozioni, raccontando favole, inventando scenari sui palcoscenici delle case private che non vengono da lei considerati solo ‘luoghi’, ma spazi creativi abitati da ‘persone’ con i propri gusti, ricordi, sogni che lei sa interpretare, nella scelta di colori, spazi, arredamenti, luci.

“Il contenuto della casa è un mondo da costruire perché nella casa c’è sempre un’idea del mondo.”  – racconta Marika – “La casa trattiene emozioni e percezioni; tutto e il contrario di tutto. L’arte di oggi, a volte, è il risultato di una penna che non scrive, e così la guardiamo, la pensiamo e ci accontentiamo di non capirla. Ma nella casa è diverso. Lo spazio si conquista: è un racconto da creare. E così prendo tutto in prestito, perché la realtà del nostro tempo è trovare un virtuale finanziamento illimitato per un oggetto che ci piace, del quale ci innamoriamo e inventiamo le armi per conquistarlo. Un disinvolto agonismo vissuto nella razionalità di uno spazio visto sempre come testimonianza, ricordo ravvivato dalla semplicità che non apre a nessuna ideologia, ma soltanto alle emozioni vissute dentro la propria cultura e la propria storia”. 

Mi accoglie in un terrazzo verdeggiante, pieno di contrasti: selvaggio e curato allo stesso tempo, e dentro, c’è la casa dei suoi ricordi, piena di fotografie della sua adorata famiglia e di oggetti semplici, ben lontani dal glamour delle sue ‘opere’. Lei è così, una donna piena di sfumature e contrasti.”La mia casa la vivo come un contenitore di segni” dice.  Mi racconta molte storie, le sue, della sua vita, immergendomi con charme nel suo mondo, dove passato e presente s’intrecciano nel vissuto straordinario di una donna che ha assorbito culture, emozioni, stili di vita, conoscenze di altissimo livello e dolori immensi, che lei ricorda e smitizza con un sorriso disarmante. E in uno strano capovolgimento delle parti, tipico del suo spirito curioso ed ecclettico, teatrale, è lei ad intervistare me, anziché io lei. Esco tuttavia con tante risposte, senza aver posto neanche una domanda. Il suo discorrere, ricco di profondità e contenuti filosofici, così al di sopra delle cose materiali che produce, mi trasporta su un palcoscenico sul quale è rappresentato l’atto più bello, la sua vita, in  un’ improvvisazione tipica delle anime ‘ricche’ e sensibili, che hanno così tanto da raccontare e creare. E’ proprio una straordinaria narratrice di emozioni, Marika, le stesse che ritrovo in ogni suo oggetto, in ogni dettaglio creativo: quelle lampade a conchiglia dalla luce calda e soffusa, il tavolo con il volto disegnato e quelle sedie dove aleggia l’’Aliena’, “perché siamo tutti alieni” dice lei, sorridendo amorevolmente.

In ogni casa che ha arredato c’è qualcosa di suo, ma Marika Carniti Bollea si lascia soprattutto sedurre dai desideri dei suoi clienti e dà corpo poi alle loro e alla propria fantasia, in una sorta di scambio intellettuale dove poi vince la fantasia della designer, una fantasia tutta personale contaminata da elementi teatrali, artistici, intellettuali, poetici.

Design: Marika Carniti Bollea per Pollice Illuminazione

Nel contesto da lei creato regna la luce, curata dalla Pollice Illuminazione (www.polliceilluminazione.it), che da anni collabora con Marika nell’ interpretazione artistica della luce e dello spazio, realizzando oggetti d’illuminazione unici, delle vere opere d’arte, in grado di definire dimensioni emotive. La luce è determinante nella definizione di uno spazio: “Lo esibisce, costruisce narrazioni di senso, evoca luoghi immaginari e seduce lo sguardo. La luce è la scena dell’osservazione. Il progetto illuminotecnico di una mostra è pensato per vedere gli oggetti come attori di una rappresentazione di uno spazio e s’invita lo spettatore di fare l’esperienza fisica, in un ambiente che s’iscrive nella luce” spiega Marco Pollice, curatore del progetto illuminotecnico.

In conclusione,  si può dire che l’esperienza in questa mostra, diviene quasi ‘metafisica’, perché attraverso la luce, gli oggetti e le parole,  si entra una realtà quasi magica, da guardare e vivere, ciascuno attraverso il proprio sguardo, il proprio sentire, come attraversando un sogno.

 

Roma, Complesso del Vittoriano

Salone Centrale

Via San Pietro in Carcere

 

6 settembre – 7 ottobre 2012

 

Orario: tutti i giorni 9.30 – 19.30

L’accesso è consentito fino a 45 minuti prima dell’orario di chiusura

INGRESSO GRATUITO

Per informazioni: tel. 06/6780664

Per ulteriori informazioni: www.marikacarnitibollea.it

 

 

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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