Il bizzarro caso degli Jarabe de Palo

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testo di Erika Sambuco – foto di Serena De Angelis

Ieri sera a Roma, sul palco della Stazione Birra, un posto che è sempre piacevole da frequentare per musica, qualità e frequentazione, si è esibito un gruppo che noi tutti, italiani, ricordiamo per una canzone che recita: “Por un beso de la flacadaría lo q’ fuera, por un beso de ella aunque solo uno fuera…”  Oppure per quest’altra che fa: “Depende, de quédepende, de segúncomo se mire tododepende…”

E nonostante sia passati diversi anni credo che adesso non abbiate più dubbi di chi sto per recensire…

Davvero un bizzarro fenomeno quello degli Jarabe de Palo! La loro musica non si può dire certo che sia entrata nelle nostre orecchie in punta di piedi ma, al contrario, ci ha completamente travolti nell’estate del ’97: mentre la sonda Mars Pathfinder si posava su Marte negli Stati Uniti nasceva Google, noi in Italia cantavamo e ballavamo La Flaca.

Talmente tanto “tormentone” che nel 2000, ben tre anni dopo, mentre in Spagna andava a ruba il loro secondo album Depende, in Italia si trovavano ancora a dover promuovere il primo, omonimo del singolo, ancora in cima alle classifiche d’ascolto e di gradimento.

Bizzarro è anche il fatto che, in questi giorni di mia “preparazione all’articolo” (costante lavorativa in cui, nei giorni precedenti al live, cerco di prepararmi al meglio leggendo, ascoltando e carpendo quante più informazioni possibili) mi è capitato, e più di una volta, di parlare con amici e persone che non sapevano che gli Jarabe de Palo fossero un gruppo, bensì credevano fosse il “nome d’arte” del cantante; un duro colpo questo per Pau Donés, leader e alter ego del gruppo al quale quando si domanda perché non ha intrapreso una carriera da solista (dato che nella band è lui che fa le cose più importanti come scrivere e cantare) lui risponde che il motivo è il suo credere fortemente nel lavoro di squadra e che, lui stesso, preferisce andare a un concerto di una band che suona con spirito di gruppo piuttosto che a quello di un solista, accompagnato da musicisti che suonano per lui. Sfatiamo dunque questo mito del nome raccontandovene il vero significato ed il motivo, la scelta, di chiamare così il gruppo. Il termine “Jarabe de palo” ha un doppio significato, uno più lampante nella lingua spagnola, ed uno più allusivo e malizioso: “jarabe” in spagnolo significa succo, sciroppo, anche con significato medico (lo sciroppo per la tosse si indica col termine Jarabe para la tos); “palo” indica invece il bastone. La locuzione è quindi traducibile come cura del bastone, una sorta di brusco rimedio, ad esempio, per le marachelle di un bambino. “Tua madre per punirti ti dà “jarabe de palo”, e i musicisti…non è facile vivere di musica, ne so qualcosa io che ho avuto successo solo undici anni dopo aver iniziato… e allora credo che i musicisti nella loro vita prendano molte “jarabe de palo”dichiara Pau, lui che ascolta ChemicalBrothers, Wildchild, Bob Marley, RollingStones (di cui indossava la t-shirt durante l’esibizione di ieri) ma che, nella sua musica, segue uno stile sicuramente ricollegabile alla musica spagnola tradizionale, soprattutto per il flamenco: “mi piace tutto ma non mi piace niente. Cioè, mi piacciono diversi stili, ma nessuno completamente, diciamo qualcosa di ognuno… Antonio Ketama mi ha detto che quando scrivo sembro più gitano di lui e l’ho preso come il più grande dei complimenti” dichiara ancora il cantante. Classe ’66, Pau Donés che, con i compagni, ieri sera ha saputo tenere caldo il suo pubblico con una scaletta davvero ben studiata: si introducono sulle note di Yep, En lo puro no hay futuro e Romeo y Julieta, poi il primo saluto al loro pubblico: “si sono raccomandati, mi hanno detto di no dire buena note ma buena sera” approccia il cantante, con il suo simpatico accento spagnoleggiante.

Qualche battuta sul suo italiano e si riparte:Y ahoraquehacemos, il suo secondo “cavallo di battaglia italiano” Depende, Dejamevivir e De vuelta. “Carosone diceva che il pericolo numero uno sono le donne…”è su queste parole che il cantante “abbraccia” La quiero a morir di cui tiene a sottolineare la collaborazione con il cantante Francesco Renga. A seguire Dosdias en la vida, Ellado oscuro, Frio. Un attimo di pausa poi per ringraziare Niccolò Fabi per la collaborazione e realizzazione di Me gusta comoEresnella nostra lingua e che il cantante omaggerà eseguendola per la prima metà in italiano e per la restante in catalano. La serata continua, sotto il palco sempre più gente: Agua, Elbosque de palo, Adelantando (sopra la quale Pau improvviserà il ritornello di Penso positivo, famosissimo brano di Jovanotti, con il quale hanno collaborato per il loro album De vuelta y vuelta del 2001), No suelocompararme, Bonito e, per concludere, quale altro brano se non quello che ce li ha resi famosi… Nemmeno a dirlo… Tutti a cantare La Flaca! Dulcis in fundo un acclamato BIS del pubblico che il gruppo ha salutato con DuermeConmigo e Grita. Eppure ieri, ascoltando questo gruppo, non pensavo altro che a come, nonostante la loro bravura, obbiettivamentein Italianon abbia più riscosso quello stesso successo di quindici anni fa: “Non voglio fare il tipico artista ipocrita che dice non ci interessa vendere dischi, amiamo l’arte… So che quando una persona compra un disco ama quell’artista… Diciamo che la cosa più importante per noi resta lo scrivere belle canzoni, perché se ci riesci il successo prima o poi arriva. Ma il segreto sono le canzoni, che devono anzitutto trasmettere emozioni a chi le ascolta e spiegare alla gente cosa mi passa dentro”, queste le sincere parole dell’artista che, a parer mio, di emozioni ha continuato e continua a trasmetterne. Che quindi, in alcuni casi, dietro ai fenomeni “tormentone” ci sia della vera musica di buona qualità?!? Per gli Jarabe de Palo è un altrettanto sincero si! E vi esorto a scoprirlo!

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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