Donazione o conservazione del cordone ombelicale: guida minima alla scelta informata

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Grazie all’aumento dell’informazione in proposito, sono sempre di più le famiglie che, in attesa di un nuovo nato, si interrogano in merito alla scelta tra donazione del cordone ombelicale o conservazione. In questo articolo forniremo le informazioni di base su entrambe le opzioni, in modo da facilitare la scelta.

Il valore delle cellule staminali in ambito clinico è ormai un fatto comprovato, dimostrato dagli studi di ricercatori e medici in tutto il mondo e sancito dal Ministero della Salute, che ha individuato 80 patologie trattabili con questo tipo di cellule(1).

Donare le cellule staminali del cordone ombelicale significa metterle a disposizione della società, affidandole al sistema sanitario pubblico. La famiglia perderà la proprietà del campione, che verrà conservato in una biobanca pubblica in Italia e sarà a disposizione del primo paziente compatibile che ne farà richiesta (trapianto allogenico). Nel caso in cui venga riscontrato per il nascituro il rischio di sviluppare patologie “geneticamente determinate”, il Ministero della Salute ha però disposto(2) che alla famiglia venga data la possibilità di scegliere la conservazione dedicata ad uso autologo.

In Italia sono 19 le biobanche pubbliche, il 10% del totale mondiale. I dati del CNS, Centro Nazionale Sangue, riportano però un numero di campioni conservati ancora piuttosto basso: 3142 unità di sangue cordonale conservate nel 2011(3), a fronte di 22166 unità prelevate e di circa 550mila nascite(4). Sono numeri che portano a pensare che la conservazione non è ancora nel nostro Paese un servizio garantito, e che mostrano chiaramente che la maggior parte dei cordoni ombelicali viene ancora, purtroppo, gettata nei rifiuti organici.

Conservare privatamente le cellule staminali del cordone ombelicale consente invece di mantenere il campione raccolto a disposizione della famiglia. Il campione viene crioconservato presso biobanche private con sede all’estero (come stabilito dal Decreto Ministeriale del 18 Novembre 2009) e in caso di necessità viene messo immediatamente a disposizione per l’utilizzo clinico, sia che si tratti di trapianto autologo (in cui le cellule staminali vengono in fuse nel donatore stesso) che di trapianto allogenico intra-familiare (in cui a beneficiare dell’infusione sarà un componente della famiglia del donatore). In quest’ultimo caso, più stretto sarà il grado di parentela tra ricevente e donatore e maggiore sarà la probabilità di compatibilità, che arriva fino al 50% nel caso dei genitori del donatore e fino al 25% nel caso di fratelli o sorelle.

Sono numerosi i casi di successo conosciuti che hanno implicato l’utilizzo di campioni di cellule staminali conservati privatamente. Parliamo per esempio del caso di una bambina di tre anni sottoposta sei anni fa a trapianto autologo per trattare una leucemia linfoblastica acuta: oggi la bambina è sana e conduce una vita normale(5). Un altro esempio potrebbe essere il caso di Jan, affetto da anemia aplastica, che oggi è un bambino sano grazie al trapianto effettuato con le cellule staminali prelevate dal cordone del suo fratellino(6).

Conservazione privata e donazione pubblica: due alternative che vale la pena di considerare attentamente, due realtà troppo spesso impegnate nel contrastarsi che invece dovrebbero lavorare fianco a fianco nella direzione di un servizio sempre migliore e di percentuali di raccolta sempre crescenti.

Per maggiori informazioni: www.sorgente.com

Note

1 Clicca qui per l’elenco completo delle patologie

2 Decreto Ministeriale 18 novembre 2009 “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale per uso autologo-dedicato”.

3 Report 2011 riportato dal CNS.

4 Dati Istat.

5 Clicca qui per scaricare il documento.

6 Clicca qui per scaricare il documento.

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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