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Mangoni: per sempre con Elio e le Storie Tese

di Vincenzo Nicolello

Se qualcuno pensa ad Elio e le Storie Tese, probabilmente la prima associazione che fa è con Stefano Belisari (Elio), frontman e fondatore del gruppo. Poi magari passa a Rocco Tanica, o Faso e perché no a Cesareo, Jantoman o Christian Meyer. Eppure basta andare ad un concerto per capire che tra i personaggi più acclamati ed applauditi c’è Mangoni. Non è un cantante, non è un musicista, è un “artista a sé”, con le sue incursioni e i suoi travestimenti regala pepe ad uno spettacolo già pieno di ironia e trasgressione.

In occasione di Ritmika 2012 a Moncalieri, abbiamo avuto la possibilità di chiacchierare con lui, per capire la sua storia, la sua crescita artistica e la sua collocazione nell’ambito della band. Eccovi la sua intervista.

Luca, iniziamo l’intervista parlando di Mangoni, illustre architetto che decide di sfondare nel mondo dello spettacolo. Come spieghi questa scelta?

Diciamo che la vita artistica e quella professionale sono state parallele. Io ero compagno di classe di Elio e così quando lui ha iniziato la carriera musicale io gli sono andato dietro. Logicamente non ho mai messo da parte lo studio, sono andato avanti e mi sono laureato in architettura, pur continuando la mia esperienza nel mondo dello spettacolo.

Il tuo approccio con lo spettacolo è comico, quasi clownesco. Questo aspetto non ha mai interferito con la tua carriera professionale?

Io faccio un ragionamento semplice. In molti mi danno lavoro perché mi conoscono come artista. Altrettanti hanno saputo dopo avermi contattato che ero anche un membro di Elio e le Storie Tese. Direi che in generale la cosa non ha comportato alcun tipo di problema. In realtà non so se ci sia qualcuno che ha rinunciato a cercarmi dopo aver saputo quello che faccio sul palco. ELIO Mangoni: per sempre con Elio e le Storie TeseFortunatamente dal punto professionale sono soddisfatto, anzi sono in molti quelli che incontro nei cantieri o in studio e mi dicono di invidiare la mia possibilità di salire sul palco con Elio.

Perché ti definisci “artista a sé”?

Elio e le Storie Tese è un gruppo di grandi musicisti. Io ne faccio parte, anche se non sono capace né di suonare, né di cantare. Noi giochiamo molto sul mio ruolo e giustamente mi considero un artista avulso dal resto della band. Io li seguo in tutti i concerti e non vedo cosa potrei fare, se decidessi di percorrere una carriera solista. Quello che faccio sul palco posso farlo solo con loro e nessun altro. Ormai si è creata una sorta di sinergia che va avanti da anni e credo non finirà mai.

I siparietti che tu proponi, sono concordati o qualche volta cerchi di stupire i tuoi compagni?

Diciamo che sono mediamente concordate, anche ci metto molto del mio. In linea di massima io propongo e metto in scena, se poi mi accorgo che la cosa non funziona, la metto da parte e penso a qualcos’altro. Ogni concerto è una storia a sé e sulla base della scaletta decido se fare una cosa piuttosto che un’altra.

Lasciamo da parte Mangoni e parliamo della band. Tu sei un componente della prima ora e quindi stai per festeggiare i 30 anni di carriera. Come è nata l’idea di proporre brani demenziali, ma allo stesso tempo di avere una fortissima attenzione per la qualità della musica?

Secondo me la cosa è venuta fuori in modo naturale. Il caso ha voluto che si siano incontrati tanti ottimi musicisti con uno spiccato senso dell’umorismo. Da lì è nato un prodotto di altissimo livello musicale e con testi particolarmente divertenti. Io posso parlare per Elio, che era già così ai tempi del liceo. Al suo carattere burlone si è aggiunta la cultura musicale, che è andata ad arricchire il suo talento innato. Nulla è stato deciso a tavolino, questo è certo.

Da dove arrivano i testi? Sono frutto della casualità e del gioco oppure c’è uno studio dietro?

Dipende dalle circostanze. A volte la canzone viene fuori durante una cena in compagnia, altre volte invece c’è dietro uno studio. Diciamo che la base di partenza è uno spunto di attualità o un argomento che viene lanciato da qualcuno di noi. Di sicuro però non ci imponiamo di scrivere un pezzo a tutti i costi perché ci sarebbe il rischio di perdere quella freschezza necessaria per rendere i nostri testi allegri e spensierati.

Da quando avete iniziato la carriera, ritieni che sia cambiato qualche cosa nel modo di fare spettacolo? Vi prendete sul serio o tutto è come prima?

Secondo me non è cambiato nulla. L’approccio è sempre scanzonato, pur restando dentro i binari dell’estrema serietà. Forse prima l’aspetto goliardico prevaleva maggiormente, ma il rigore c’è sempre stato. Di sicuro siamo tutti un po’ più vecchi: se in passato dopo il concerto magari andavamo ancora in giro a cazzeggiare, ora abbiamo voglia di tornare a casa e andare a dormire.

La band ha dovuto affrontare anche un momento difficile ed è stata costretta ad elaborare il lutto per l’improvvisa morte di Feiez. Quali problemi ha comportato questo evento così tragico?

Il primo approccio è stato quello di non fermarsi a pensare e proseguire per la nostra strada. Certo il cuore era gonfio di dolore per aver perso un amico, ma dopo una breve pausa abbiamo ripreso a fare le cose che facevamo prima. Sicuramente è stata una grave perdita anche dal punto di vista artistico. Feiez era una presenza importantissima sul palco, perché era in grado di fare di tutto: cantare, ballare, suonare qualsiasi strumento. E poi con la sua mole non passava inosservat».

Spesso il gruppo ha potuto avvalersi di collaborazioni famose. Tra tutti quelli che hanno cantato con voi, chi è quello che ti ha stupito maggiormente?

Difficile dirlo. Chi mi ha sorpreso positivamente è stato Enrico Ruggeri, sempre disponibile ad accettare i nostri scherzi. Chi invece si è comportato in modo diametralmente opposto a quello che avresti immaginato è stato Gianni Morandi. Pensavamo ad un artista un po’ costruito ed invece è di una vitalità incredibile.

E Giorgia?

Giorgia ti stupisce solo se non la conosci. In realtà è una persona molto alla buona che sa stare allo scherzo e sa divertirsi.

L’ultima domanda è un gioco. Ti chiedo di trovare una parola o un aggettivo che descriva ognuno dei tuoi compagni.

Elio: precisione. Faso: musica. Cesareo: testa sulle spalle. Rocco Tanica: genialità. Christian Mayer: natura. Jantoman: ipertecnologia. Mangoni: schizofrenia, ma in senso buono.

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Pubblicato da su 30 set 2012. Archiviato in Cultura&Spettacolo, In primo piano, Musica. Puoi essere avvertito di risposte a questo articolo con RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

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