Gino Paoli e Danilo Rea…due come noi

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foto di Federico Aniballi – testo di Erika Sambuco

Siamo a Roma, all’Auditorium Parcodella Musica, location che, ai due artisti, aveva portato già tanta fortuna nella loro precededente avventura “Un incontro in Jazz”, il loro “progetto” sempre pubblicato da La Parco della Musica Records. La Sala Santa Cecilia è gremita e, nel vasto pubblico, sono presenti illustri personaggi come Amanda Paoli (figlia del cantante Gino), l’ex-moglie Stefania Sandrelli, Renato Zero, Amedeo Minghi e Pippo Baudo. I due salgono sul palco e prendono posizione: Rea davanti al pianoforte a coda e Paoli seduto su uno sgabello, davanti al suo microfono. “Due come noi non è ciò che pensate… Bensì due come noi che semplicemente amano la musica, cantarla, suonarla e che amano essere liberi, avere la libertà di affrontare qualsiasi tema…” sono queste le parole con cui il cantante, simbolo e rappresentante della musica leggera del nostro Paese, apre la serata e, a ben pensare, potrebbero essere parole un pizzichino di riscatto su una certa “questione” tra lui e l’onorevole Mussolini di cui arriva il comunicato stampa qualche ora prima: in un’intervista rilasciata all’Unità nel 2009 Alessandra Mussolini, all’epoca Presidente della Commissione Infanzia, aveva testualmente definito la

Gino Paoli & Danilo Rea

canzone Pettirosso di Gino Paoli “un’istigazione alla pedofilia”, accusa alla quale il cantautore aveva risposto con una denuncia che però non avrà nessun seguito in quanto il tribunale di Roma non ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio. Per chi non lo sapesse sono giovanissima ma cresciuta a “pane e italian’s song”; ho ancora in testa e nel cuore l’immagine di mio nonno che la sera, rientrando a casa, intonava e canticchiava le sue canzoni o meglio le loro: quelle di Gino Paoli, di Bruno Lauzi, di Fabrizio De Andre, di Umberto Bindi e Luigi Tenco e, immancabili, le canzoni d’amore napoletane… E sono proprio questi gli artisti, gli amici, che Paoli e Rea sul palco hanno voluto ricordare e ricordarci: “nella poesia basta una frase per farti innamorare” dice il cantautore e, come dargli  torto… Eh già perché, le canzoni, quelle di una volta, erano meravigliose dichiarazioni d’amore, erano racconti sofferti, sentiti, a volte addirittura sviscerati ma imperterrite e assolute poesie. Ma nella società in cui viviamo, la crisi c’e’ anche nei sentimenti: tendiamo sempre a scegliere le strade piu’ facili, non ci soffermiamo piu’ sulle cose mentre la poesia e’ una maniera di guardare, voglia di vivere e forse e’ per questo che canzoni così non se ne sentono più… Perché non “viviamo” abbastanza! “Una furtiva lacrima”,”Time after time”, “O sole mio”, “Sapore di sale” (scritta e ispirata alla storia d’amore con, all’epoca giovanissima, Stefania Sandrelli), “Canzone del perduto amore”, “Se tu sapessi”, “Vedrai Vedrai”, “Il nostro concerto”, “La gatta”,”Fingere di te” (che il cantante ci svela essere una delle canzoni che ha scritto di cui va piu’ fiero), “Non andar via”  (traduzione di “Ne me quitte pas” che lo stesso Jacques Brel affido’ a Paoli), “Che cosa c’e'”, “Passione”, “La falena”, “Que reste-T- il de nos amour”, “Vivere ancora”,”Albergo a ore” e”Reginella”, questi i brani interpretati dalla voce e dal carisma di Paoli, affiancata da uno dei più lirici e creativi pianisti riconosciuti a livello internazionale. Un favoloso regalo poi per il loro pubblico a chiudere il finale di un concerto indimenticabile: le meravigliose “Il cielo in una stanza” e “Senza fine”. Gino Paoli nel corso della serata ha detto una grande verità: il tempo non si può fermare ma la realtà dei tuoi sogni può rimanere viva dentro di te per sempre e spesso la musica ti aiuta a farlo… E di certo, i brani riproposti dalla coppia, possono esserne bellissime colonne sonore.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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