Non sono malato, sono celiaco

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di Vanessa Mannino

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, pertanto tutti gli alimenti contenenti orzo, frumento, segale, avena, farro, kamut e derivati degli stessi, devono essere omessi dalla dieta di chi è affetto da tale intolleranza.

Il riso, il mais, il grano saraceno, il miglio, la soia, in associazione con altri alimenti, come frutta, carne, verdura e pesce, possono tuttavia essere tranquillamente inseriti nell’alimentazione quotidiana del celiaco.

Non trascurabile per un celiaco è la contaminazione, per mezzo della quale anche un alimento concesso può divenire “pericoloso”.

La scoperta di tale intolleranza è attribuita al pediatra olandese William Kare Dicke che intuì il ruolo casuale del glutine dopo la Seconda guerra mondiale. Egli osservò che i suoi pazienti erano migliorati, durante il periodo bellico, a seguito di un’alimentazione basata esclusivamente su patate, mentre erano peggiorati al termine del conflitto, quando  avevano ripreso a consumare il pane.

Il celiaco deve seguire una dieta aglutinata (l’unica terapia certa, in attesa di altre in via di sperimentazione) molto rigorosa. Infatti, secondo studi recenti, la concentrazione massima di glutine che un celiaco può assumere in un alimento è di 20ppm (parti per milioni), soglia oltre la quale il glutione diventa tossico: l’attuale legislazione europea sancisce questo limite per definire un alimento privo di glutine.

E’ utile tuttavia  sottolineare che una persona affetta da celiachia, a condizione di osservare una dieta corretta, puà condurre una vita del tutto normale.

Per molto tempo la celiachia è stata considerata come una malattia rara, ma oggi un italiano su 100 è celiaco e i dati sembrano aumentare.

La malattia celiaca può presentarsi con un ampio spettro di manifestazioni cliniche che vanno da segni e sintomi di malassorbimento a quadri più generici: i più frequenti sintomi sono diarrea, steatorrea e marcata perdita di peso. Altri sintomi sono quelli extraintestinali come: aborti spontanei, infertilità, osteoperosi o disturbi psichici come nevrosi.
Attualmente, la diagnosi di malattia celiaca si basa su gastroscopia con biopsia in duodeno, per mostrare l’atrofia dei villi intestinali, e sulla ricerca di anticorpi specifici per celiachia.

Per essere sicuri di aver a che fare con tale malattia è utile verificare comunque, in primis, che il paziente sia positivo agli anticorpi specifici.
Oggi la legislazione italiana riconosce tale malattia come malattia sociale, ed attua a tal proposito numerosi provvedimenti per la “protezione e tutela” dei soggetti malati di celiachia.
Ma, nonostante che tale malattia sia conosciuta da molti, mantenere una dieta priva di glutine spesso, per i bambini e gli adolescenti, vuol dire sentirsi diversi dagli altri.
Sentirsi diversi perchè oggi, come ieri, entrando in un bar è più facile trovare cornetti senza grassi o zuccheri piuttosto che senza glutine.
Sentirsi diversi perchè mangiando in un ristorante oggi, come ieri, è più facile ordinare una bistecca con un’insalata, che trovare un menù privo di glutine.
Sentirsi diversi seppur sperando, in cuor proprio, che prima o poi mangiare una pizza insieme ai propri amici non sia qualcosa di così inusuale.
Infin dei conti siamo celiaci, non malati.

Mario Masi

Mario Masi

Master in Scienze Ambientali. Autore di: "No Slogan, le bugie al tempo dei catastrofisti". Direttore responsabile di Itali@Magazine.

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