Le cricche all’italiana

di Giorgia Petrini

Se il problema di questo Paese fossero le persone e davvero bastasse cambiarle una volta ogni tanto per farlo funzionare, anche oggi non saremmo dove siamo: per ogni nuovo Matteo Renzi di turno c’è un nuovo Franco Fiorito in cella. Per ogni bravo ragazzo percepito tale c’è un Caronte che è affogato, ma il vero problema, a mio parere, è legato ad una questione che ha poco a che vedere con il bello e il cattivo tempo, con la brava e la cattiva gente, con la destra o la sinistra. Le persone, in realtà, sono solo parte del problema che è in misura e in qualità notevolmente superiore e ben più radicato rispetto alle stesse persone (secondarie e ogni volta diverse) che del problema originario altro non sono che una irrisoria manifestazione di sistema.
Facile dire che, in primis, la faccenda è sicuramente etica e morale: le persone, non solo in politica ma più in generale nella vita, hanno smarrito (se mai lo hanno avuto) quell’umanesimo proprio del genere umano in grado di fare la differenza (…sulle mosche, ad esempio) nella capacità e nella tensione intellettiva di saper “dominare e soggiogare” in senso biblico la Terra, secondo natura, e sulla base di un comune senso del rispetto, dei valori, della giustizia, della decenza, del pudore, dell’educazione, ecc. In sostanza, secondo questa rivisitazione, i valori assoluti hanno assunto sembianze soggettive, il bene comune è divenuto utilitaristico, l’impegno civico è chiamato a soddisfare i propri interessi e perfino in amore ci si preoccupa, prima ancora di sapersi innamorati, di dove andare a vivere o a morire, piuttosto che chiedersi con chi e perché. Tutto è frutto quindi, indipendente dal contesto, di un mutato atteggiamento nei confronti della vita e del prossimo per cui oggi è tutto possibile, tutto impunibile, tutto spiegabile, tutto aggiustabile. In secundis però, la questione è di sistema e io credo di sostenerlo da molti anni. L’Italia è un Paese tendenzialmente conservativo, abituato per interesse e non per virtù a fare sistema. Ne sono chiara dimostrazione da sempre le lobby, le dinastie, le confederazioni, le associazioni di categoria, le cooperative, i sindacati, in generale quelle che tutte assieme potremmo chiamare con un concetto di  attribuzione esteso …le cricche all’italiana. Ogni cricca ha la sua dinamica, le sue regole, i suoi esponenti, i suoi interessi, le sue poltrone da preservare e le sue persone da salvare. Ogni cricca, a suo modo, in questo senso crede di fare politica, ovvero si occupa di restare dove si trova, di difendere (il più delle volte fintamente) gli interessi di una corrente di pensiero, di una ideologia, di un partito, di una categoria, di una stirpe… Più in generale e ovunque, si occupa di attività, questioni e faccende che poco hanno a che vedere con i valori assoluti che dovrebbero sforzarsi di rappresentare e divulgare, dandone di fatto e in prima persona il bell’esempio.
Tornando al tema principale che, ancora oggi ci illude di poter cambiare le cose cambiando le persone, mi viene in mente un esempio che credo possa essere piuttosto chiaro. Se prendo due persone (il Renzi e il  Fiorito di turno) che non sanno nuotare (= pari qualità o capacità) e le butto in mare (= stesso contesto) senza salvagente (= alle stesse condizioni), l’unico risultato possibile che potrò ottenere è che entrambe affogheranno risucchiate dal mare (= il Sistema)… Si ok, potranno sgambettare, cercare di galleggiare il più possibile, ma in sostanza saranno entrambe tecnicamente destinate a morte certa. Cosa di fatto potrebbe cambiare la conseguenza comune e inevitabile di un evento del genere, Provvidenza a parte? Non le persone certamente, che rimarrebbero le stesse nelle loro qualità o capacità, alle stesse condizioni di partenza e nello stesso contesto, bensì il mare e il salvagente, ovvero il contesto, il Sistema appunto e le condizioni. L’Italia ha due problemi molto seri da molti anni che sono sempre gli stessi e che continueremo a non risolvere se continuiamo a credere nella fiaba del programma, in quella della persona o ancora in quella della novità elettorale di partito: uno è il contesto, l’ambiente, ovvero il Sistema Paese; l’altro è la metodologia, la norma di sistema o regola, ovvero le condizioni. Finché ce la raccontiamo sull’IMU, sulle leggi elettorali, sulle riforme o sulle battaglie di genere, non ne verremo fuori. Se non si interviene su contesto e metodologia, anche e soprattutto attraverso il recupero educativo e culturale di una strada moralmente comune e di una via esistenziale e universale eticamente corretta e condivisa, qualunque nuova proposta accompagnata da qualunque nuovo uomo o donna affonderà nella muffa di Sistema. Di fatto, estraniato dal contesto e dalla metodologia, non esiste di per sé un essere umano più buono o più cattivo di un altro: può esserlo e/o non esserlo nel contesto in cui vive e in base alle condizioni in cui si trova, ovvero la reale differenza nelle conseguenze effettive non è una questione legata alla persona ma alle caratteristiche dell’ambiente nel quale opera e alle condizioni in cui si trova. Se c’è una rapina in corso in una banca, l’istinto che si ha è di mettersi in salvo da un colpo di pistola, ma nessuno dei presenti sa chi tra loro davvero sia il più buono o il più cattivo. Potremmo davvero essere così certi del fatto che tra le persone a terra non ci sia un pedofilo (solo apparentemente vittima delle circostanze di contesto) o che magari chi mette in atto quella rapina (solo apparentemente criminale) non sia spinto da necessità vitale o disperazione esistenziale, magari affettiva per un figlio malato? Quale sarebbe dunque il parametro da utilizzare per definire tra i presenti il più buono o il più cattivo in considerazione di condizioni e contesto comuni a noi non meglio noti? E’ evidente che non saremmo oggettivamente in grado di farlo a priori e che entrambi gli attori potrebbero di fatto avere ruoli e qualità inverse (buone e/o cattive) a seconda del contesto e delle condizioni. Mi domando dunque: cosa ci fa essere tanto sicuri a priori, a parità di Sistema e condizioni, del fatto che un Renzi sia migliore di un Fiorito, che di un Marrazzo ci si possa fidare perché mette la faccia in prima persona su un programma televisivo che difende i cittadini, che Bossi sia certamente colpevole dopo essere stato per anni reputato certamente innocente o che, più in generale, qualcuno sicuramente ruberà e qualcun altro no, qualcuno sicuramente farà i nostri interessi e qualcun altro no, qualcuno sicuramente sarà onesto e qualcun altro no… e così via. A casa mia, questo si chiama pregiudizio, o anche luogo comune, nella sua incapacità di essere oggettivamente determinato a priori con assoluta certezza e in verità. Ciò significa che continuare a ritenere che da diversa persona ci si possa sicuramente attendere diverso esito è per definizione (quasi) sempre sbagliato. Altrettanto potremmo dunque dire che qualunque programma elettorale sarà sicuramente mero e inattendibile baluardo di un proclama già visto e sentito migliaia di volte…E voi direte, come lo direi io, e quindi?
Quindi, io credo, soluzione possibile sarebbe quella di intervenire su Sistema/contesto e metodologia/condizioni tornando a fare politica nell’ottica di un servizio di nobile attitudine che, solo per dirne alcune:1) non metta nessuno nella condizione di avvalersi o poter usufruire di alcun privilegio;
2) non dia a nessuno la possibilità di ottenere un posto fisso;
3) non consenta a nessuno di ereditare fattori di godibilità perpetua;
4) non preveda alcuna relazione attiva con l’economia e gli interessi privati del Paese;
5) non riguardi candidati privilegiati di caste o cricche ma cittadini che hanno voglia e qualità per impegnarsi in tal senso e con metodologie alternative;
6) non faccia ricorso al CV tipo di un “parlamentare medio”, ma possibilmente a chi per una vita ha fatto altri mestieri;
7) richieda coraggio, creatività, passione, attenzione, premura, lealtà, sforzo, sacrificio…
8 ) abbia la lungimiranza di guardare finalmente al futuro dei nostri figli e non al passato dei nostri insuccessi.E come si fa? Come ci si arriva a fare di tante belle intenzioni una sfida di governo che sia in grado di raccogliere i cocci del passato e del presente e di assestare un plastico degno di noi per i prossimi 50 anni? Basta Grillo? Si fa con Ballarò, con Bruno Vespa o con i reportage della Gabanelli? No. Sono 20 anni che facciamo così e siamo messi, in fondo, sempre peggio. Ci vuole un cavallo di Troia (con navigatore integrato perché siamo nel 2012), un berretto parasole e una foglia di fico. Tutto il mondo è Paese eppure il tasso di corruzione, soprattutto in ambiente pubblico e statale in Italia (permesso largamente a mio parere dalle condizioni e dal contesto attuale = metodologia di Sistema fallace) è in crescita continua. Falcone e Borsellino sistemano le coscienze di una memoria che ogni anno, per fortuna di molti, diventa sempre più labile e nel frattempo il cancro dilaga. Di fatto, l’Ici o Imu raddoppia perché per metà finisce nelle tasche di qualcuno e non perché non sia sufficiente a tenere in piedi le amministrazioni locali…Pensateci: ma perché mai uno Stato che funziona, con tutti i mezzi e le risorse che dovrebbe poter avere internamente a disposizione (considerando quanto ci costa), dovrebbe ingaggiare una impresa privata in capo ad una persona per incassare e distribuire l’Ici di 400 Comuni italiani? Perché dovrebbe farlo “in un momento” in cui sostiene a gran voce le liberalizzazioni e la concorrenza che genera nuove opportunità? E che tipo di competenze, qualità, criteri e attribuzioni di merito stabilisce uno Stato per poter scegliere abilmente “in autonomia” una certa azienda, tanto da essere scoperto solo quando si fa in tempo a far sparire 100 milioni di euro? Perché lo Stato può chiedere a noi di pagare le tasse e amministrare i soldi dei propri cittadini senza darne conto ai legittimi proprietari e noi non possiamo fare il contrario? Ma chi lo conosceva Giuseppe Saggese fino a qualche giorno fa? Ma davvero pensiamo che queste scoperte siano frutto dell’onestà intellettuale di qualcuno che ha fatto il proprio dovere denunciando un “uomo cattivo”? A me viene più facile pensare che, dato il Sistema, il contesto e le condizioni, queste siano vicende che vengono a galla soltanto quando l’equilibrio critico di una qualche cricca per qualche motivo si rompe e che sia possibile coesistere con questi contesti perché la metodologia attuale lo consente. Qualcuno ha fatto uno sgarbo a qualcun altro e il giochino si è rotto. Serpico, storia vera, bellissimo film di parecchi anni fa, parla proprio di questo: niente è come sembra e quello che ti viene messo davanti dalla magica rete di TV, istituzioni e  giornali non è mai il punto. Il vero punto è un altro. Il vero punto è che nessuno è potenzialmente meglio o peggio di nessun altro: siamo tutti esseri umani, tutti soggetti agli stessi stimoli, tutti spinti dalle stesse necessità vitali. Ci sentiamo spesso migliori o peggiori di qualcun altro ma non lo siamo mai in assoluto. Lo siamo tutti, e nella stessa  misura, rispetto ad un contesto, ad un Sistema, ad un evento esterno, ad una azione, ad una necessità o ad uno stato d’animo. Rispondiamo tutti all’unico appello che ci pare possibilmente offerto oggi dalla vita che, in mancanza di un codice etico e morale comune, mette in mostra una sola necessità diffusa: la sopravvivenza propria anziché quella collettiva a scapito del resto.

Abbiamo ripetutamente tentato di cambiare il Paese cambiando le persone, o votando programmi diversi, senza ottenere mai un diverso risultato. E’ ora di cambiare il Sistema e di adottare una nuova metodologia che sia frutto dell’esperienza storica tipicamente italiana. Per fare questo ci occorrono alcune qualità (come il coraggio, l’audacia e il cuore), ma soprattutto serve quel gran senso di conquista del Paradiso che ci ricorda ogni giorno che il nostro bene è il bene del prossimo e non il contrario. Non è più tempo di cambiare le regole del gioco. E’ tempo di cambiare il gioco.