La serenità

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di Mariano Colla

In questi giorni di trambusto politico, laddove i media ci propinano, con preoccupante continuità, cronache di scandali, corruzioni, concussioni, infiltrazioni mafiose e così via, si è fatta spazio nel lessico della nostra classe dirigente, ogniqualvolta un suo esponente ha a che fare con la giustizia, una espressione che suona algida e sublime nel caos etico e morale di questi tempi: “io sono sereno”.
Fateci caso, quante volte abbiamo udito, recentemente, questa frase pronunciata da rappresentanti delle istituzioni economiche e politiche in apparente flagranza di reato, alcuni già oltre la soglia della galera, altri ancora abbarbicati ai propri centri di potere. Soggetti inquisiti che, tuttavia, sembrano ostentare la sicurezza dell’impunità, affermando: “Io sono sereno”.
E’ fantastico, in un mondo così inquieto, riscontrare tanta serenità.
Ma quale significato dobbiamo attribuire a tale rassicurante espressione che, come l’inizio di un salmo, sembra già di per sé voler sollevare l’imputato da ogni possibile critica o, peggio, condanna?
Il dizionario Devoto Oli definisce la serenità come assenza di turbamento, limpida armonia spirituale, oltre a pacata o rassegnata tranquillità, distaccata e giusta obiettività.
Che vorranno mai comunicare i soggetti inquisiti con questa solenne espressione?
C’è già in queste parole, scandite con sicurezza e un pizzico di orgoglio, una personale presunzione di innocenza?
Oppure è tale la convinzione di farla franca che non avrebbe senso palesare, a priori, timori e preoccupazioni su un possibile giudizio sfavorevole, ovvero sull’imputazione di una responsabilità diretta sull’evento contestato, evento che ha determinato l’avviso di garanzia o altro?
Se essere sereno è indice di assenza di turbamento, come dice il dizionario, allora ci troviamo dinanzi a superuomini in grado di dominare paure ed emozioni, pur sull’orlo di un abisso che potrebbe ingoiarli mediaticamente, politicamente ed economicamente, oltre ad aprire loro le porte di ipotetiche carceri.
Insomma persone a cui varrebbe la pena di dare fiducia, esseri razionali in grado di guidare con mano ferma il timone dell’economia e della politica in un mare tempestoso.
Se poi vogliamo attribuire all’espressione “ io sono sereno” il significato di limpida armonia spirituale, ebbene avrei qualche difficoltà a vedere apparire sulla testa di costoro un’aureola da martire, quali figure dissacrate, nel pieno compimento della loro missione, da una magistratura malvagia.
La serenità dei giusti e degli onesti è quindi posta dinanzi alle malevole forze del mondo che li vuole, ingiustamente e metaforicamente, crocefissi.
Qualora invece ricorressimo all’altra definizione di serenità, ossia ad una pacata e rassegnata tranquillità, possiamo forse assumere che un certo senso di colpa, mestamente, emerga.
Essendo stati colti sul fatto, i soggetti si sottomettono, doverosamente, all’amaro destino e subiscono, con dignità, la giusta punizione con rassegnazione, anche se traspare, nella comunicazione facciale dell’inquisito di turno, la sensazione, neanche troppo velata, di impotenza e di tradita fiducia nei confronti delle istituzioni giudicanti.
Infine, serenità come atteggiamento distaccato e di giusta obiettività.
Può anche darsi che i soggetti in questione non abbiano messo le mani nella marmellata, ma consentitemi di avere qualche dubbio su fatto che la marmellata la vedano con distaccata e giusta obiettività.
Quanti significati può dunque avere la semplice espressione “io sono sereno”. Sembra proprio adatta alla polisemia politica.
Dunque, non un significato ma molti.
Certamente può anche essere una frase di comodo. La si dice perché in quella situazione è bene dirla poiché, chissà, può avere effetto, può determinare, in chi l’ascolta, una predisposizione benevola, un atteggiamento meno critico. Il punto è che chi ascolta dovrebbe cominciare a fare due + due.
Non sono pochi i casi in cui il latore di tale serenità è stato poi accolto, serenamente, nelle patrie galere, oppure si è dovuto adattare all’imbarazzo, per quanto confortevole, degli arresti domiciliari.
Certo, l’ammissione a priori di colpevolezza non è di questa Italia, altrimenti non avremmo milioni di cause pendenti.
Sosteneva Adorno che non c’è pensiero che sia immune dalla sua comunicazione, e basta formularlo nella falsa sede e in un senso equivoco per minarne la sua verità.
La politica ci ha insegnato a diffidare delle frasi ad effetto, opportunamente calibrate per generare consenso e legittimare emozioni.
E le frasi ad effetto sono ancora più efficaci qualora dette in contesti mediatici che ne favoriscono l’intenzionalità.
Verrebbe da dire “siamo sereni” dinanzi a tutto ciò ma, ahimè, temo che nessuna delle classificazioni su riportate possa acquietare la nostra rabbia, calmare le nostre preoccupazioni, rasserenare le nostre aspettative e, perché no, rassicurare ciò che rimane del nostro senso di giustizia.

Mariano Colla

Mariano Colla

Sono un signore più della 3° che della 2° età, che mantiene una certa curiosità per gli eventi della vita e del mondo. Sono padano di nascita (Torino) ma non leghista. Amo la scienza ( ho una laurea in Fisica ) e la filosofia (che cerco di capire). Mi piace mangiare e bere bene ( sono un sommelier). Che dire altro? Novità quando ci conosceremo.

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