L’arte abruzzese al Circolo degli Artisti di Roma

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di Roberta Leomporra

“Even if it’s about nothing, i know what nothing is about”.
E’ questa l’esegesi che Adriano di Camillo effettua della propria arte pittorica.

Selezionato insieme ad altri giovani talenti dell’arte fotografica e pittorica, l’artista abruzzese Adriano di Camillo, ha preso parte all’evento “Wi-Fi Art” organizzato da e presso il Circolo degli Artisti, trampolino di lancio capitolino di nomi di elevato spessore nel panorama artistico- musicale internazionale.

Teramano di nascita, all’età di 22 anni decide di lanciarsi alla volta di un sogno, nella ferma convinzione che ci si debba spendere al massimo per realizzare i propri desideri. Così, desideroso di incontrare la straordinaria voce degli U2, vola a Londra, poi a Dublino da cui invia agli amici un’immagine che lo ritrae stretto in un amichevole abbraccio con il mitico Bono Vox. Si stabilisce infine a New-Castle upon Tyne, dove trascorre circa quattro anni, acquisendo una eccezionale padronanza della lingua inglese, assorbendo di quei british man compiti in pendant blu- bordeaux, stile e forma mentis.
Evade così dalla routine del piccolo centro abruzzese intraprendendo un nuovo iter di conoscenza del proprio “io” prima ancora che di un mondo così differente da quello che era stato il set della sua crescita fino a quel momento.
La pittura è un palliativo per la noia, non più di una Ibañez accordata a stento piuttosto che qualche attimo speso ad osservare gli opachi interstizi urbani della contea di Tyne and Wear. Ma “buttando colori su tele” in un’action painting di sicura eredità pollockiana, presto si accorge di come tale pratica abbia sulla sua psiche ben altro effetto: è il mezzo che in modo migliore gli permette di esternare le proprie sensazioni, di esprimersi, raccontarsi.
Al ritorno in Italia alimenta il proprio intimo “fuoco sacro dell’arte” e sceglie d’indirizzare le conoscenze linguistico- culturali acquisite nel Regno Unito, verso lo studio universitario. Si iscrive dunque al Curriculum di Mediazione linguistica attivo presso l’ateneo di L’Aquila.

Al bagliore soffuso di cerulee luci al neon, ieri mi son trovata al cospetto di un tripudio di colori che in alcuni casi fanno fatica a restare confinati entro il perimetro regolare della tela.
In un’opera denominata per l’occasione #7, ho scoperto il mare in colori alterati quasi Fauves, steli di coralli capovolti liquefarsi per raggiungere un mollusco rosastro giacente sul fondo. Non che tale rappresentazione fosse nelle intenzioni di Adriano, si tratta piuttosto della mia intima percezione.
Questa è la speciale possibilità a cui le sue tele ci conducono: plasmare quelle fluide interferenze cromatiche a nostro piacimento, permettendo loro di assumere di volta in volta una forma ed una valenza nuove.
Tra gli sguardi rapiti degli astanti, un paio d’occhi ieri sera appartenevano al responsabile della Galleria Baccina di Roma, che ha preso parte all’evento di certo per ribadire il connubio artistico con il prolifico spazio romano, ma in questa particolare circostanza anche al fine di elaborare un parterre di artisti ai quali verrà concessa la possibilità di esporre le proprie opere nella incantevole location della Galleria Espositiva Baccina 66.
Auspico dunque un ulteriore incontro capitolino, tra pochi mesi, con la giovane promessa dell’arte astratta abruzzese, Adriano Di Camillo.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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