13 novembre Giornata mondiale della Gentilezza: gene o attitudine?

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Di Stefania Taruffi

Di questi  tempi non è facile essere gentili: nell’individualismo spinto degli ultimi anni ci ritroviamo a vivere nei nostri microcosmi familiari, lavorativi e sociali con una scarsa attitudine alla tolleranza verso ‘l’altro’ e ci sentiamo sempre in credito: la gentilezza la desideriamo, la pretendiamo dagli altri, senza sprecare troppo tempo nel praticarla.

E’ un atto di generosità la gentilezza e si manifesta nel continuo controllo delle proprie emotività, in modo tale da non riflettere su chi abbiamo di fronte, in senso negativo, scortese o maleducato, le nostre frustrazioni o lo stress accumulato nella giornata.

E’ un atto di educazione la gentilezza, che implica il rispetto profondo della persona che si ha di fronte, a prescindere dal suo comportamento.

E’ un atto che scaturisce da un animo sensibile la gentilezza, da colui che è in grado cioè di cogliere nell’altro le variabili caratteriali, le vulnerabilità e gli spazi aperti in cui potersi inserire per un confronto, un colloquio, un’interazione anche superficiale, in maniera cortese.

E’ un dono dunque, quello della gentilezza, una componente caratteriale che deve essere annoverata fra le qualità, le virtù, la bellezza e lo charme dell’individuo portatore. Non deve essere vista come una debolezza, un virus che disarma e disorienta  le anime che ne entrano in contatto. Non ha secondi fini, non tradisce la gentilezza. Né ferisce, semmai patisce quando nel suo cammino incontra i veri mali del nostro secolo: il nervosismo da stress, la maleducazione, l’ignoranza, la mancanza di rispetto, l’insensibilità.

Una recente ricerca condotta dal prof. Michael Poulin del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Buffalo,  ha evidenziato che la gentilezza pare sia scritta nei geni: è stato infatti osservato che la presenza di alcuni geni favorisce la produzione di ossitocina, “l’ormone delle coccole” com’è stata definita. Gli psicologi sono dunque giunti a ipotizzare che la gentilezza, o la sua assenza, dipendano dalla presenza di un certo gruppo di geni.

Non stiamo dicendo che abbiamo trovato il gene della gentilezza” ha dichiarato il Prof. Poulin, “Ma che i geni contribuiscono”. La ricerca si è focalizzata su una serie di soggetti caratterizzati dalla paura per il mondo, che ritengono cioè il mondo, un posto minaccioso e pieno d’insidie.  Soggetti che di solito sono poco inclini all’altruismo, schiacciati come sono dal peso delle loro paure, salvo che non possiedano il gruppo di geni individuato dai ricercatori, come quello legato alla gentilezza. In quel caso i soggetti portatori si rivelano più altruisti del gruppo di riferimento.

Generosità e gentilezza non dipenderebbero quindi solo dalla genetica, ma ne sarebbero influenzati in misura variabile. Avere il gene della gentilezza, non esclude quindi il rischio di diventare comunque poco gentili ed egoisti:  il nostro comportamento e le nostre manifestazioni (a)sociali ricadono ancora sotto la nostra piena responsabilità.

Che siamo o meno portatori di questi geni, cerchiamo quindi di ‘educarci’ e sforzarci di essere gentili sempre, non solo il 13 novembre, la Giornata mondiale della Gentilezza. E soprattutto, chi gentile lo è già, educhi e aiuti gli altri a esserlo nella vita di ogni giorno, dove c’è bisogno di equilibrio e buon senso, ma anche di un maggiore sforzo volto alla gentilezza, per migliorare la convivenza sociale. Dal bisogno concreto di far rivivere questo valore è nato addirittura a Parma un movimento: il Movimento italiano per la Gentilezza (www.gentilezza.com) , un’associazione emanazione del Movimento mondiale per la Gentilezza (World Kindness Movement). Questo movimento, vuole raccogliere tutte le persone che desiderano contribuire alla diffusione dei valori di civiltà, di armonica convivenza e di progresso, affinché prosegua con sereno ottimismo il cammino dell’uomo, come individuo e come cittadino, verso un continuo miglioramento di sé e della società in cui vive.

C’è un gran bisogno di tutto questo. C’è bisogno di persone positive, che sappiano guardare nel positivo degli altri. E’ questo l’atteggiamento più costruttivo, che non demolisce l’altro nelle proprie vulnerabilità e debolezze, ma ne esalta le caratteristiche piacevoli e positive, i punti di forza,  in maniera costruttiva e gradevole.

Tutto questo è importantissimo, nell’ottica di un miglioramento della propria persona e di una convivenza civile. Che abbiate dunque o meno il gene della gentilezza, imparatela, praticatela e diffondetela. E che diventi uno stile di vita diffuso, quello dell’esser gentili, perché il grado di civiltà di un popolo si misura anche dall’educazione dei suoi cittadini, quindi dalla loro gentilezza.

 

 

 

 

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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