Sposala e muori per lei, l’ultimo libro di Costanza Miriano

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di Maria Rosaria De Simone

La sera del 12 Novembre, la Chiesa Gran Madre di Dio a Roma, nella zona di Ponte Milvio,  era gremita in maniera impressionante per la presentazione del libro “Sposala e muori per lei” della giornalista e scrittrice Costanza Miriano, che sta avendo un grande successo di vendite.

Il suo primo libro, “Sposati e sii sottomessa” ha venduto 30.000 copie ed anche questo suo secondo lavoro pare avviato sulla stessa strada.

Alla presenza del parroco Don Fabrizio Benincampi , che tanto a cuore ha la trasmissione di iniziative e fatti nell’ambito culturale, l’evento ė stato presentato dal biblista Don Fabio Rosini, direttore dell’Ufficio per il Servizio delle Vocazioni della diocesi di Roma. Il sacerdote  si è soffermato sulla condizione della donna che, attraverso la maternità dona, con amore gratuito, la propria vita, le proprie energie, la propria intelligenza e al tempo stesso lavora in un mondo disegnato al maschile, attraverso la logica del potere, del profitto e del denaro.

L’autrice ha poi preso la parola e spiegato che i suoi libri nascono da un cammino di ricerca personale ed anche dalla necessità di rispondere a se stessa ed alle sue amiche su cosa sia il matrimonio, su come sia possibile che un uomo ed una donna possano dividere una intera esistenza e su quali basi si fonda il matrimonio stesso.

In maniera davvero spassosa Costanza Miriano ha raccontato episodi legati al suo vissuto   per far comprendere di quanto l’uomo e la donna siano fondamentalmente diversi nell’approccio alla vita e alle problematiche del quotidiano, di quanto i sogni di trovare l’uomo perfetto, quello che comprende con uno sguardo e che ti gratifica, siano dei sogni che cozzano con una realtà su cui bisogna aprire il proprio sguardo disincantato per non rimanere schiacciati dal malessere e dalla delusione delle speranze infrante.

L’autrice ha raccontato, sempre servendosi di esempi tratti dal quotidiano, di come sia sbagliata l’idea, ormai radicata nella società, di uguaglianza tra uomo e donna intesa come   Il dover essere similari in ogni cosa, in ogni azione, in ogni diritto e dovere, come ad esempio la eguale divisione di mansioni in casa.

L’uguaglianza è quella di essere figli nati dallo stesso Padre, ma con caratteristiche e peculiarità che vanno conservate. Perché uomo e donna hanno una diversa vocazione, hanno un diverso ruolo nella vita, e nessuno dei due deve prevaricare sull’altro. Né la donna, che ha sempre l’istinto di sottomettere il marito ai suoi voleri, né l’uomo che è chiamato a proteggere la propria famiglia.

“Noi donne quasi sempre questi uomini li vogliamo correggere, plasmare, formattare: “mi vai abbastanza bene, ti prendo, poi però ti miglioro io”. Credo che non ci sia niente che dia più fastidio all’uomo che sentire la sua libertà costretta e minacciata”  spiega la scrittrice.

Diverso anche il modo di ragionare, diverso il valore che si dà ai gesti e alle parole. Diverse le priorità, diversa l’idea sull’educazione dei figli.

Comunque, la cosa essenziale per una donna, secondo l’autrice,  è sentirsi prima di tutto sposa di Cristo, per poter portare il suo stesso amore nel rapporto con il proprio compagno.

Molto belle le sue parole:  “Se c’è un modo per invitarle l’uomo all’eroismo che tanto desideriamo da lui, è solo lasciandoci inseguire con la nostra bellezza, senza parlare troppo, chiedere, rimbrottare, dirigere e correggere, ma aprendogli la strada con l’esempio, “risvegliandolo”, come dice il Papa, con la bellezza più sontuosa di cui i nostri gesti siano capaci. Solo così potremo chiedergli, mutamente, di essere autorevole, coraggioso, onesto, leale, generoso.

È la generosità, infatti, il tasto debole dell’uomo, è per questo che san Paolo lo invita a morire, mentre la donna deve lavorare sul suo desiderio di controllo e manipolazione, come dice chiaramente l’apostolo nella Lettera agli Efesini.

Una volta capite le differenze – e certo ogni uomo e ogni donna vivono con diversa intensità la loro specificità maschile e femminile (non cominciamo con le donne che sanno cambiare le ruote e gli uomini lavare i piatti, non è questo l’essenziale) – si può provare a costruire la cattedrale di un amore stabile e fecondo, che non ha niente di romantico, almeno come è volgarmente inteso qui in occidente, ma è più simile a un’ascesi in cui due persone che lavorano ciascuna su di sé incontrano e abbracciano le proprie povertà senza mai rinfacciarsele, perché sanno che alla fine l’altro non è che un promemoria dell’unico amore che veramente ci sazia, colma le voragini e mai ci delude, quello di Dio. ”

Una donna, Costanza Miriano, che cerca di vivere la propria fede cristiana con suo marito e con i suoi quattro figli e che, con una vena bella e ironica di un femminismo positivo ha messo a disposizione questa sua esperienza attraverso una scrittura agevole e, a detta dei lettori, molto divertente.

“Sposala e muori per lei” non va sicuramente lasciato ad impolverarsi in libreria.

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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