Una pistola en cada mano: otto protagonisti per otto storie

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di Roberta Leomporra

Dopo il successo di “Ficcion” del 2006, con cui si aggiudica il Premio Nacional de Cine della Generalitat de Catalunya, il catalano Cesc Gay asceso agli onori della critica come “uno dei più acuti osservatori della urban middle-class” del suo Paese, presenta al Festival Internazionale capitolino il film “Una pistola en cada mano” (Una pistola in ogni mano), in cui torna a collaborare con Eduard Fernandez, “Miglior attore protagonista” in occasione del Premio Goya con il suo “En la ciudad” del 2003.
L’ultima fatica del regista di Barcellona è una collezione di ritratti di otto uomini alle prese con le proprie personali diatribe amorose, all’insegna di una sottile ironia non avulsa dal mettere in evidenza vizi e virtù del moderno carattere maschile.
“Non la solita commedia” assicura il regista, realizzando infatti scene che se da un lato fanno sorridere, di certo hanno maggior capacità di “scuoterci”. Il punto focale della narrazione è il ritardo, descritto con sarcasmo, con il quale l’uomo moderno ha preso coscienza del cambiamento dei tempi, laddove le donne invece hanno saputo assecondarlo e maturarvi insieme, step-by-step.
L’individuo di genere maschile è cambiato “io stesso sono diverso da mio padre” spiega Gay, si è “effeminato” nell’accezione migliore del termine, ha imparato ad esprimere le proprie emozioni, pur non essendo ad oggi totalmente disposto a/ capace di farlo. Sta comprendendo come controllare le sensazioni non equivalga a reprimerle, piuttosto invece, molto spesso, ad assecondarle “l’uomo sta imparando a piangere…questo è bello” dichiara con spontaneità quasi struggente il quarantaquattrenne regista catalano.
Conseguenza inevitabile di tale evolversi dei tempi è la crisi d’identità in cui l’uomo moderno si trova involto, che se da un lato gli procura ansia e lo conduce in una dimensione priva dei convenzionali punti fermi derivanti dalla distinzione di genere, dall’altro gli permette di assaporare la sensazione di benessere prodotta dall’esternazione del proprio stato d’animo, anche in positivo.
Quasi nella volontà di mettere alla prova gli otto protagonisti delle altrettante storie presenti nel suo film, l’autore conduce questi uomini in “luoghi dai quali sia impossibile fuggire”, ambienti delineati fisicamente, in cui avvengono incontri inattesi, fondamentali, spunti dialogici. Ma anche  luoghi della mente, condizioni emotive con cui essi sono obbligati a fare i conti.
Le donne hanno ruoli ben definiti, caratterizzate come sono da personalità precise e forti, vengono loro assegnati dei nomi propri.Laddove invece i personaggi maschili sono identificati tramite iniziali, quasi a riprova di come la loro identità sia ancora in costruzione
“Sono come dei bambini non ancora nati.E’ ciò che ho cercato di trasmettere a tutti gli attori. Ho chiesto loro di fidarsi di me, assicurandogli che li avrei portati in un luogo insolito. Tutti i personaggi maschili di Una pistola en cada mano rientrano in un certo schema. Uno schema maschile”.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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