Black Star. Nati sotto una stella nera

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di Roberta Leomporra

“Free to Play”, è stata proprio questa scritta, “Liberi di giocare” impressa su di uno striscione a bordo campo ad ispirare il regista Francesco Castellani nel suo primo lungometraggio per il cinema.
Torna a parlare di calcio, in seguito al documentario del 2009 “Liberi Nantes Football Club”, esperimento d’inchiesta sociale nella volontà di dimostrare come un calcio avulso da accanimento mediatico e speculazioni economiche d’ordine spropositato, sia possibile.
Con “Black Star”, emblematicamente sottotitolato “Nati sotto una stella nera”, Castellani prende nuovamente spunto dalla squadra “Liberi Nantes Football Club”, team sportivo costituito da rifugiati politici.
Non si tratta di un film sulla migrazione, forse di riflesso inerisce la complessa tematica dell’adattamento di un rifugiato nel paese d’arrivo. C’è in ballo la disputa per un campo abbandonato in un quartiere romano presa ad esempio dell’esigenza da parte dei personaggi, di ottenere un proprio spazio tanto di gioco,quanto in cui ambientare la propria esistenza. Avrebbe potuto scegliere quali protagonisti sia rifugiati che ragazzi romani comuni, quelli che si incontrano sulla metro tutti intenti a riflettere sulla propria condizione, tutti accomunati dall’esigenza di affermare il proprio diritto alla libertà. E che non sia essa tenuta a passare attraverso compromessi e violenza, ma dovuta. Spontanea, quanto lo è il bisogno di averla. E’ “una guerra tra poveri” che, se può esser combattuta senza far ricorso alla violenza ed assolta a canale di confronto e scoperta dell’altro, ben venga. Al contrario, però, se quegli stessi poveri vengono usati da un sistema nutrito unicamente da principi capitalistici. L’alternativa ad un mondo utilitarista, c’è.
Il trait d’union tra i diversi personaggi è la condizione di bilico costante tra la ricerca della propria strada e, nel caso in cui si abbia l’impressione di averla individuata, la strenua difesa del proprio diritto a perseguirla.
Sia essa nel gioco del calcio od in quello della vita, dell’amore, dell’espressione di un talento. La voglia irrefrenabile di ovviare alla solitudine per essere incluso nelle trame sociali ed affettive di un certo luogo, piccola porzione di un più grande universo.
Migranti e non migranti accomunati dal dovere di confrontarsi con la realtà quotidiana, catalizzatore di instabilità e comune senso di privazione d’identità.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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