Cortei e ordine pubblico. La soluzione corre sulla strada del controllo e della non violenza

image_pdfimage_print

Intervista ad un operatore del Servizio di Ordine Pubblico

Di Stefania Taruffi

In occasione dei cortei dello scorso 14 novembre abbiamo assistito all’ennesimo scontro violento fra manifestanti e forze dell’ordine e alla solita kermesse mediatica di foto e video di studenti e celerini sanguinanti, con la massiccia demonificazione di questi ultimi, chiamati dallo Stato a presidiare il territorio e mantenere l’ordine pubblico. Come ogni volta, quella che doveva essere negli intenti una manifestazione pacifica di studenti e cittadini, protetti dalle forze dell’ordine, gli uni accanto agli altri, radunati in un corteo di protesta autorizzato dalla legge, si è trasformata in violenza gratuita e in una reprimenda da parte dell’opinione pubblica e dei media, indirizzata a questa o quella parte. Scorre sempre sangue e violenza nelle nostre piazze e, come ogni volta, i reali motivi della protesta si disperdono nel fumo dei lacrimogeni dei poliziotti e nelle sassate degli ultras. E poiché accade ogni volta, e ormai sono palesi le dinamiche di questi accadimenti, sorge il dubbio che sia proprio lo Stato a non voler affrontare e, soprattutto risolvere, questo problema di ordine pubblico.

L’informazione ormai è capillare, i social network viralizzano immagini, opinioni e video, articoli e quant’altro e davvero tutti gli italiani hanno ormai visto le violenze immotivate di alcuni poliziotti e allo stesso tempo anche la violenza gratuita di alcuni manifestanti, che colpiscono le forze dell’ordine con tutto quello che gli capita sottomano, sassi, spranghe, ferri, bombe carta, distruggendo ogni cosa al loro passaggio. Un chiaro messaggio di violenza e odio nei confronti delle forze dell’ordine. Tuttavia è doveroso rilevare che si tratta di persone/gruppi isolati, non della maggioranza.

Gli studenti stessi, promotori dei cortei non hanno le idee chiare. Non s’intravedono precise rivendicazioni, né esistono propositi di una reale rivoluzione culturale o politica. Il bivacco nelle scuole e le lamentele sulla violenza delle forze dell’ordine, cosa portano di concreto e risolutivo per un processo di cambiamento? Regna solo sovrano il caos. E non c’è mai nessuno che si assuma le proprie responsabilità. E pensare che è evidente a tutti, operatori in uniforme e cittadini, che le responsabilità sono solo di ristretti gruppi di facinorosi che si annidano sia tra le forze dell’ordine dove alcuni, ripeto solo alcuni, hanno istinti da picchiatori, sia tra i ragazzi, dove si annidano gruppi di veri e propri delinquenti che si mischiano a quelli perbene e fanno solo danni.

E’ mai possibile che pur trattandosi di pochi elementi violenti, da ambo le parti, non si riesca ad allontanarli ab origine, isolarli, identificarli e arrestarli? Soprattutto, una volta arrestati gli elementi fuorilegge, a vederli comparire davanti a un giudice in via diretta? Non occorre essere particolarmente acuti per immaginare che, nel caso questo accadesse, cioè che chi danneggia ed è violento, paga in prima persona, simili scene non accadrebbero più.

In conclusione dobbiamo solo ammettere che lo Stato non è in grado, o ha deciso di evitare di affrontare la violenza di questi piccoli gruppi organizzati, di cui si sa bene la provenienza, si conoscono i nomi e si tratta d’individui violenti che continueranno ogni volta a nuocere alla società civile, che vorrebbe protestare pacificamente. Come lo vorrebbero anche la maggior parte dei celerini.

Ne parliamo con un appartenente alle Forze dell’Ordine, che si occupa quotidianamente di Ordine Pubblico.

Qual è la situazione attuale, quando si parla di Ordine Pubblico?

Il clima sta peggiorando. E le forze dell’ordine, come anche i cittadini, sono soli: politica e magistratura sembrano inesistenti e forse lo sono. E il clima è troppo caldo: la gente pensa di poter cambiare le cose solo con la violenza. Una rivoluzione pacifica sembra non avere appeal e gli insegnamenti di Ghandi sembrano essere stati dimenticati. Soprattutto, non è chiaro alla gente che il problema è nei gruppi organizzati, non in chi li ostacola. Negli Stadi la situazione è un po’ più sotto controllo ora, grazie agli interventi legislativi in tema di Daspo (da D.A.SPO. acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive), ma in occasione dei cortei di meno.

Perché le forze dell’ordine sono, ironia della sorte, sempre nel mirino?

In sintesi si sta trasformando una questione politica in una di ordine pubblico. La colpa principale è dell’informazione distorta che, immortalando azioni indegne di pochi singoli, generalizza il comportamento delle forze dell’ordine come criminale tout court. L’ordine pubblico è in realtà molto complesso da spiegare.

Cerchiamo dunque di capire il lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine e spieghiamo le dinamiche che richiedono delle azioni di forza.

Una manifestazione di solito viene autorizzata con delle prescrizioni, non si può andare in quel luogo o in quella zona e in quell’altra sì. Se i manifestanti non ottemperano alle prescrizioni, cominciano i problemi, che diventano veri e propri “casini” se i manifestanti indossano caschi, proteggendosi con scudi e armandosi di sanpietrini e mazze. A quel punto siamo di fronte ad una manifestazione non autorizzata che andrebbe sciolta immediatamente perché il dettato costituzionale all’art. 17 rubricato “Diritto di Riunione” se non erro parla di diritto a riunirsi pacificamente e senz’armi. Quella folla armata che cerca di andare dove è vietato, deve essere fermata e l’unico mezzo è l’uso della forza.

Come funziona una carica?

Di solito una carica può essere di alleggerimento o essenzialmente violenta. Le cariche di alleggerimento vengono fatte quando si vuole disperdere una folla, ma non c’è il contatto fisico vero e proprio, perché la folla si disperde rincorsa dalle forze dell’ordine. La carica vera e propria si ha quando c’è lo scontro fisico tra forze dell’ordine e manifestanti. Ultimamente, nelle manifestazioni politiche, le forze più oltranziste dell’ala antagonista di sinistra si stanno armando di quelle che loro chiamano ‘armi difensive’ ed adottano lo stesso schema che usavano le c.d. tute Bianche di Casarini, cioè scudi in plexiglass, caschi, protezioni per gambe e braccia, qualche bomba carta (le tute bianche sono state un movimento che si proponeva di “violare” le varie zone rosse in occasione, soprattutto, degli incontri dei grandi della terra non ultimo il G8 di Genova).  Spranga e molotov poi saltano fuori sempre. Quando una folla così equipaggiata cerca di sfondare il cordone delle forze dell’ordine ci possono essere lunghi momenti di contrapposizione fisica tra le due parti, senza che si abbia alcuna violenza. I manifestanti spingono da una parte con i loro scudi e le forze dell’ordine spingono dall’altra. Di solito però il funzionario di P.S. quando vede che il tentativo di respingerli pacificamente non sortisce l’effetto voluto ordina la carica, oppure la carica parte da sé (questo è un caso molto diffuso). In tale frangente le Forze dell’Ordine cominciano ad usare la forza con chi gli si oppone per farlo allontanare. E’ in questo momento di alta confusione che i manifestanti che sino ad ora hanno creato il casino di solito se la danno a gambe, lasciando i meno violenti a tu per tu con le forze dell’ordine ed è proprio in tali frangenti che può capitare che le ff.oo. colpiscano chi non c’entra niente.

Perché  non si riesce mai a fermare i ragazzi armati PRIMA che scendano in piazza? E’ una mancanza di comunicazione interna fra questura e territorio, mancanza di volontà politica, oppure di personale?

Un lavoro preventivo non viene fatto mai, probabilmente perché troppo complesso. I manifestanti violenti e armati di solito hanno sempre un furgone che tengono al centro del corteo, che funge da armeria, ma lì la Digos non si sogna mai neanche di mettere il naso. In effetti entrare nel corteo e perquisire questi furgoni richiede sforzi in termini di uomini molto ingenti, senza contare che i manifestanti accoglierebbero il fatto come una provocazione e comincerebbero le proteste più o meno veementi. Quindi di fatto non c’è mai un’azione preventiva.

Ancora diverso è il modus agendi del blocco nero:  a loro non interessa lo scontro con le forze dell’ordine, entrano nel corteo come manifestanti pacifici. Le azioni tipiche di un “blocco nero” sono così riassumibili: marciare in blocco allo scopo di creare un forte effetto visivo a sostegno della protesta intrapresa, evitare lo scontro diretto con le forze dell’ordine, aiutare altri manifestanti in difficoltà, usare violenza su determinati simboli del potere, in particolare edifici di banche e grandi catene di distribuzione; deviare dai percorsi imposti dalle autorità ai cortei autorizzati, distraendo e ingannando le forze dell’ordine circa i propri movimenti; liberare individui tratti in fermo dalle forze dell’ordine (il cosiddetto “un-arrest”). Le armi che usano spesso se le procurano per strada come picconi di un cantiere pali di segnaletica stradale eccetera, qualcosa di solito se lo portano da casa. Sono molto organizzati nel senso che come appaiono, colpiscono e poi scompaiono.
La distruzione della proprietà, talvolta effettuata dai blocchi neri, ha una valenza simbolica. Gli obiettivi comuni includono le costruzioni istituzionali, gli uffici e i negozi di società multinazionali, i negozi collegati alla pornografia, le stazioni della benzina e gli apparati di video-sorveglianza. Un esempio di quest’attività è la distruzione delle vetrine a Seattle nel 1999 durante le dimostrazioni anti WTO o a Genova contro banche durante il G8 nel 2001.

Dunque tutto questo potrebbe essere evitato con un’azione preventiva della Digos che preveda l’arresto o l’allontanamento delle persone armate, il sequestro delle armi improprie, la rimozione delle macchine sospette e quant’altro. Perché ciò non avviene?

Di sicuro manca la volontà politica di far rispettare la legge tutte le domeniche allo stadio ed in certe manifestazioni politiche. Se chi viola la legge si facesse davvero la galera, certamente diminuirebbe la gente che gioca a fare il rivoluzionario con la garanzia dell’impunità.

Inoltre, far sì che l’attenzione mediatica si sposti tutta su una questione di Ordine Pubblico, con le varie fazioni faziose a tifare per l’una e l’altra parte, fa distrarre dal vero colpevole dello sfacelo di questa nazione ovvero la politica.

Forse è troppo semplicistico cavarsela dando la colpa alla ‘Politica’, ergo alla Giustizia. La legge o c’è o non c’è. E se c’è una legge che stabilisce che le persone armate non possono partecipare ai cortei sarebbe obbligatorio farla rispettare. I vostri ordini da dove partono?

Dipende dall’Autorità di Pubblica Sicurezza come vada a finire una manifestazione. Ad esempio, a mio parere, il 15 ottobre 2011 ci hanno fatto fare le vittime sacrificali contro chi si era armato per la guerriglia urbana, perché Maroni aveva pronto il pacchetto di norme speciali sulle manifestazioni politiche. Dopo quella data infatti volevano introdurre l’arresto differito ed il Daspo per le manifestazioni politiche. Non ci fu tempo perché poi il governo crollò.

Cos’è il D.A.S.P.O. ?

Il Daspo viene da D.A.SPO. acronimo di ‘Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive’, e vieta al soggetto ritenuto pericoloso di poter accedere in luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive.

Il provvedimento viene emesso dal Questore e la sua durata può andare da uno a cinque anni, in base alle modifiche del cosiddetto Decreto Amato varato nel febbraio 2007 dopo gli scontri di Catania che hanno causato la morte dell’Ispettore di Polizia Filippo Raciti. Può essere accompagnato dall’obbligo di presentazione ad un ufficio di polizia in concomitanza temporale della manifestazione vietata.

La proposta di un ritorno alle leggi speciali per frenare le violenze nelle manifestazioni politiche, dopo quel 15 ottobre, fu avanzata dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, ma rifiutata dal Ministro Nitto Palma, che per contrastare i black bloc ipotizzò gli arresti in flagranza differita, già previsti per le manifestazioni sportive o un istituto similare al Daspo, che ha già superato il vaglio di costituzionalità della Corte costituzionale.

Di fatto non se ne fece nulla perché il governo cadde e non sono stati ancora presi provvedimenti al riguardo.

Ringraziamo l’operatore dei servizi d’ordine pubblico per la sua testimonianza e concludiamo con un’osservazione doverosa: ai nostri occhi di cittadini spettatori di questi episodi, con un minimo di buon senso critico, è palese che a fronteggiarsi non ci siano due fazioni contrapposte e in contrasto. A parte ristretti gruppi di delinquenti armati, che andrebbero arrestati nell’istante stesso che mettono piede in un corteo, abbiamo da una parte, cittadini esasperati e stanchi di una classe politica insana  e inefficace; disoccupati, giovani senza futuro, piccoli imprenditori in difficoltà, categorie deboli. E dall’altra addetti all’ordine pubblico, poliziotti, carabinieri sottopagati e con i medesimi problemi di tutti i cittadini comuni, con l’aggiunta dell’essere costretti a combattere senza mezzi e risorse, senza il supporto della legge, per difendere quelle “istituzioni” che a ben vedere sono complici e mandanti dei violenti.

Quello che tutti auspichiamo è ora questo: che tutti i lati della piazza, che cittadini e forze dell’ordine si uniscano per combattere insieme, l’uno accanto all’altro, per ridare al nostro paese dignità politica, efficienza, legalità e giustizia.

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *