Ecologia del vivere: perché un adolescente gay deve arrivare al suicidio?

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Di Stefania Taruffi

Sulla rete di recinzione di Auschwitz veniva messo il famigerato “triangolo rosa” che veniva imposto agli omosessuali nei lager nazisti.

E’ trascorso più di mezzo secolo e cosa è cambiato nella mentalità comune, assorbita pericolosamente dagli adolescenti, rispetto alle epoche più buie e oscurantiste? Che cosa è cambiato dall’epoca in cui il fascismo espelleva dal lavoro gli omosessuali e li mandava al confino? Che cosa è cambiato dalle persecuzioni nazifasciste agli omosessuali, che venivano, anche loro, e in tanti, deportati nei lager per finire nei forni crematori?

Dietro tutto questo c’è un problema serio. Che cos’è un gay? Francamente credo che, di là da ogni falsa identificazione sulla base di criteri comportamentali, abbia senso solo ritenere gay chi si ritiene tale da sé: “È gay chi ci si sente”. E il sentirsi gay è un fenomeno molto pesantemente condizionato a livello  sociale. Ci sono paesi del mondo in cui l’omosessualità è sanzionata con la pena di morte e paesi dove il matrimonio gay è perfettamente equiparato al matrimonio eterosessuale: sentirsi gay in due realtà così opposte non è certo la stessa cosa.

La Spagna è l’unico paese europeo da sempre tollerante nei confronti dell’omosessualità, basti pensare che è stata legalizzata nel 1822. Nell’ultima decade il paese si è dotato di una legislatura molto avanzata riguardo la tutela dei diritti di gay e lesbiche, legalizzando anche il matrimonio fra persone dello stesso sesso.  Essere gay in Spagna è leggermente più facile, anche se il tessuto sociale non è omogeneo e, nonostante le leggi, c’è ancora molto da fare anche lì.
Nel resto dell’Europa, soprattutto in Italia, ancora è forte la discriminazione, nonostante la comunità gay sia molto estesa, unita e composta di persone meravigliose, intelligenti sopra la norma, inserite perfettamente nel tessuto sociale e lavorativo del paese. Una risorsa incredibile che, insieme alla categoria dei single, più di ogni altra ha mantenuto capacità produttiva, potere d’acquisto, mobilità, non avendo figli e famiglie da gestire e mantenere.

Giulio Spatola -Mr. Gay Italia 2011

Eppure tra gli adolescenti gay c’è ancora un forte disagio in Italia. Non siamo alla discriminazione più pura, ma ci avviciniamo.

L’aumento del tentato suicidio in età evolutiva che si registra nei paesi industrializzati è poi un fenomeno non trascurabile.

La letteratura psicologica in genere ha interpretato il suicidio adolescenziale come un gesto estremo per richiamare l’attenzione su di sé e sui propri problemi, un atto di fuga da una situazione che viene vissuta come senza uscita per la risonanza emotiva sproporzionata che assumono soggettivamente alcuni stress e disagi durante la transizione adolescenziale, come espressione di un Io fragile, caratterizzato da una diminuita fiducia in sé, da un senso d’isolamento. Il tentativo di suicidio si configura quindi come un importante campanello d’allarme, un segno tangibile per evidenziare una situazione a rischio e intervenire adeguatamente sulla persona. L’esperienza del suicidio o del parasuicidio, non può ovviamente essere spiegato in chiave clinica o epidemiologica, ma resta un dramma umano ed esistenziale estremamente complesso e, in alcuni casi, oscuro e indecifrabile, dove la ricerca di autonomia e la vitalità tipica dell’adolescenza si accompagnano a una manipolazione illusoria dell’idea di morte.

La percentuale di tentati suicidi tra giovani omosessuali è tre volte superiore a quella della popolazione generale. Esistono ancora molte situazioni difficili in cui manca un’accettazione di sé, in cui ci sono problemi in famiglia e, ancora oggi, ci sono problemi legati al bullismo. E sono questo genere di disagi, che covano nelle famiglie stesse, nelle scuole, nel tessuto sociale che il giovane omosessuale vive quotidianamente, a generare la disperazione e la solitudine che portano alla morte. Una morte salvifica, che libera dal peso di essere ‘diversi’.

Da un punto di visto etico poi, trovo particolarmente infelice un paese, dove chi ha l’anima nera, può perseguitare e spingere al suicidio un ragazzino, solo perché amava il sorriso e il rosa.
Dovremmo tutti fare un forte esame di coscienza:  scuola, società “civile”, network, mondo politico, tutti!
Riflettiamoci, con determinazione e serietà, ogni volta che sorridiamo a battute,  che ci giriamo da un’altra parte, ogni volta che fingiamo di non vedere, o che non riprendiamo i nostri figli quando ci mostrano barlumi d’intolleranza in fieri. Il grado di civiltà di un paese si misura anche dal rispetto delle ‘diversità’. Va rivisto anche questo termine: cos’è ‘diverso’? La normalità è un concetto soggettivo ormai, e finché la ‘diversità’ è formata da persone normalissime, utili alla società, educate, colte, perfettamente in linea con il vivere comune e civile, andrebbe solo rispettata,  amata.

Più che perseguitare e umiliare i compagni omosessuali educati, solo perché semplicemente diversi da loro, nei loro, seppur civilissimi comportamenti, i cosiddetti ‘adolescenti normali’, dovrebbero prendere di mira i compagni incivili, strafottenti, bulli ed estremamente maleducati che popolano la cosiddetta ‘società civile’. Ma questa è un’altra storia.

 

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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