Scienza e società

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di Mariano Colla

In una dei suoi celebri aforismi Rita Levi Montalcini affermava: “Il cervello arcaico ha salvato l’australopiteco, ma porterà l’homo sapiens all’estinzione. La scienza ha messo in mano all’uomo potenti armi di distruzione. La fine è già alla portata”.
Nel XVI secolo Francesco Bacone sosteneva che la scienza è potenza.
Queste frasi mi sono venute in mente nel corso della conferenza che Piero Angela ha recentemente tenuto all’Accademia dei Lincei sul tema “Scienza e società”.
Giornalista e decano della divulgazione scientifica televisiva in Italia, con trasmissioni quali Quark e Super Quark, è naturale che Piero Angela sostenga, con forza, le virtù della scienza e del pensiero scientifico, l’attività di ricerca e le applicazioni correnti, richiamando i continui benefici che la conoscenza ha garantito all’umanità.
L’importanza della scienza è evidente, è sinonimo di progresso, di successo tecnologico di miglioramento della qualità della vita, sostiene Angela, ed è pertanto doveroso per ogni paese finanziarla, spiegarla, diffonderla con ogni mezzo possibile, pena l’emarginazione tecnica, economica e sociale dei soggetti politici poco attenti a tali indirizzi.
Come non essere d’accordo. Il punto è che dal bel quadro tracciato manchi, a mio avviso, qualche cosa.
La scienza non è una materia astratta e i suoi effetti sulla vita dell’uomo non sono tanto dati dal risultato in sé della ricerca, quanto dalle sue applicazioni, e qui entriamo in un campo in cui l’uomo ne gestisce impieghi ed effetti. La scienza, in sé, forse non ha etica, ma la implicazioni morali delle assunzioni scientifiche e dell’uso sociale della scienza sicuramente hanno un contenuto etico.
Husserl tendeva a ricondurre la scienza a una delle tante attività umane a cui non toccava il diritto di governare l’esistenza, il mondo della vita.
Nella storia dell’uomo la scienza ha sempre ricoperto, quasi sino ai nostri tempi, una funzione elitaria, dominio di pochi, la cui conoscenza e, soprattutto gli effetti, rimanevano in un ambito ristretto.
La società contemporanea, invece, convive con la scienza, con le tecnologie da essa scaturite. La scienza si configura come ispiratrice di un apparato tecnico che invade attività, usi e costumi della vita, con il rischio di assoggettare il pensiero umano a meccanismi di convenienza e di utilità, via via privandolo di componenti estetiche, emotive, religiose ed esistenziali.
Sui rapporti tra scienza e società si è scritto molto, laddove il termine scienza viene declinato come tecnica, come applicazione, come dimensione che ha un effetto diretto su ciascuno di noi, con condizionamenti non sempre felici.
Forse non è un caso che proprio in questi giorni si riparli di un imprenditore inglese, Robert Owen, che nel periodo del boom industriale britannico di inizio 800’, dove le macchine fecero la loro veemente comparsa nei sistemi produttivi inglesi, scrisse un libro dal titolo: “Per una concezione nuova della società”.
La scienza aveva fornito all’uomo una tecnologia per produrre al meglio e per generare profitti, sennonché questo avveniva a scapito di un sfruttamento indiscriminato delle maestranze, bambini compresi. Ebbene Owen, utopicamente forse, elaborò per le sue aziende un’organizzazione del lavoro che assicurava alle maestranze dignità, condizioni economiche e sicurezza all’avanguardia per il tempo. Anche allora la scienza aveva dato risposte ma l’uomo, tranne appunto rari casi, le aveva piegate alle proprie esigenze utilitaristiche e discriminatorie.
Scriveva Heidegger: “Ciò che è veramente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica.
Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non è affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo.
Di gran lunga più inquietante è che non sia¬mo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto ade¬guato con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca”.
Premonizione quanto mai veritiera, soprattutto se consideriamo che il filosofo tedesco espresse questa sua convinzione nel 1959.
In effetti la preoccupazione heideggeriana è ancora più concreta oggi: l’umanità è preparata per subire l’invasività scientifica e tecnologica contemporanea? I timori della Montalcini sono giustificati?
Certo, la cultura scientifica non deve essere trascurata, ma essa non deve imbrigliare e sopprimere la cultura umanistica, pena la lenta dissoluzione dei residui di umanesimo che ancora ispirano i valori e i sentimenti più intimi e profondi dell’essere umano.
Piero Angela ritiene che la divulgazione scientifica, effettuata con un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, abbia un compito educativo e preparatorio ma, sostiene il conduttore televisivo, certamente questo non basta. Per contenere e regolare il mercato grande divoratore di innovazioni tecnologiche e creatore di bisogni virtuali, è necessario che le istituzioni preposte al controllo e all’indirizzo politico ed economico facciano il loro dovere e sul tema, non a caso, Angela presenta il suo ultimo libro: “A che cosa serve la politica?”.
E qui emerge un altro grande problema in merito al rapporto contemporaneo tra politica, scienza e tecnica.
La politica, infatti, è confusa e disattenta e non sembra più in grado di assegnare scopi e finalità, perché soggetta ad una sovrastruttura economico-finanziaria che la domina, sovrastruttura che, a sua volta, opera in subordine alle immense capacità delle tecnologie e degli apparati tecnici che la scienza ha messo a disposizione dell’intero pianeta. Consideriamo, per esempio, la rapidità e la virtualità degli spostamenti monetari attraverso la rete Internet, riguardanti capitali superiori anche al PIL di un grande paese.
Alla politica mancano la competenza e la capacità per gestire la massa di informazioni disponibili, per cui viene privata del suo ruolo, condizionata come è, direbbe Galimberti, dallo sviluppo tecnico che essa non può controllare e, tantomeno, indirizzare, ma solo garantire.
In tale prospettiva la domanda che Angela si pone nel suo libro dovrebbe essere di stimolo, ma perché la politica si riappropri del suo ruolo è necessario che essa, se mai possibile, intervenga sull’egemonia della tecnica, disciplinandola nelle sue varie accezioni, pur salvaguardando lo sviluppo del pensiero scientifico nella sua essenza.
La cultura scientifica modula in buona parte il senso del mondo contemporaneo ma i suoi eccessi determinano criteri strumentali e d’efficienza il cui effetto sociale non può essere lasciato alle sole leggi di mercato.
Ben venga l’innovazione, ma il rapporto tra innovazione e occupazione è ancora tutto da studiare e la politica, soprattutto nel nostro paese, ben poco sta facendo per garantirne la compatibilità.
Dobbiamo dare la risposta alla domanda: la scienza è al servizio dell’uomo o l’uomo è al servizio della scienza?
Il frenetico sviluppo economico che l’innovazione ha portato con sé, laddove i cicli di prodotto si esauriscono in poche mesi e il beneficio percepito è trascurabile se non in una pura dinamica di mercato, ci si chiede se il mondo è in grado di gestire tale fermento. La scienza ha in effetti costruito un mondo a misura d’uomo o l’effetto combinato della tecnologia e del denaro ci ha proiettato in una gabbia dorata?
La scienza, per sempio, ci fa vivere più a lungo, eppure anche qui c’è il rovescio sociale della medaglia come afferma Federico Rampini nel suo ultimo libro: ”Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo. Manifesto generazionale per non rinunciare al futuro”, quando, riferendosi alla generazione matura scrive nella prefazione: “… E di questa nostra inusitata sopravvivenza si parla quasi come di una sciagura annunciata, un disastro al rallentatore. Ma un evento individualmente così positivo – vivere di più – può trasformarsi in una calamità? No, noi baby boomer siamo un’enorme risorsa anche adesso che diventiamo “pantere grigie”
E su questo eventuale ottimismo, molto probabilmente, non è più la scienza ad intervenire.

Mariano Colla

Mariano Colla

Sono un signore più della 3° che della 2° età, che mantiene una certa curiosità per gli eventi della vita e del mondo. Sono padano di nascita (Torino) ma non leghista. Amo la scienza ( ho una laurea in Fisica ) e la filosofia (che cerco di capire). Mi piace mangiare e bere bene ( sono un sommelier). Che dire altro? Novità quando ci conosceremo.

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