Anna Karenina nella versione di Joe Wright

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di Caterina Ferruzzi

L’ “Anna Karenina” di Joe Wright è la dodicesima trasposizione cinematografica (tra muto e sonoro) del capolavoro letterario di Lev Tolstoj. Il regista inglese, noto al grande pubblico per “Orgoglio e Pregiudizio” ed “Espiazione”, dirige nuovamente Keira Knightly, questa volta nel complesso ruolo di Anna Karenina.

Per non cadere nel già visto o nel banale, senza stravolgere un grande classico della letteratura mondiale, Joe Wright, pur rimanendo fedele al romanzo, opta per una rappresentazione originale, a tratti eccessivamente pomposa e artificiosa, ma sicuramente di grande impatto. La storia è infatti prevalentemente ambientata in un teatro, usato non solo nell’abituale zona del palco, ma in tutta la sua interezza tra dietro le quinte, platea, anguste scalette di legno e corde che sostengono le scene.

Chi non ha letto il romanzo si troverà a vivere per 129 minuti la storia di Anna (Keira Knightley), sposata con Karenin (Jude Law) e con un figlio, che intraprende un viaggio in treno verso Mosca per cercare di mettere ordine al matrimonio del fratello, in crisi dopo che questo ha tradito la moglie.

In stazione però Anna conosce il bel dongiovanni Vronsky (Aaron Johnson) che, da quel momento in poi, non riuscirà più a staccarle gli occhi di dosso. La donna cerca di resistere ad una tentazione che si fa sempre più forte in lei e nel momento in cui il desiderio diventata insostenibile, cede alla serrata corte di Vronsky. Il marito di Anna viene avvertito dei presunti tradimenti della moglie, ma se in un primo momento lascia perdere la cosa, ad un certo punto, diventando la situazione ingestibile, oltre che scandalosa e umiliante per lui e Anna secondo la società del tempo, decide di mettere alle strette la moglie che però sceglie Vronksy dal quale aspetta un figlio. Dopo il parto Anna sembra essere in procinto di morire e chiama al suo capezzale il marito chiedendogli di perdonare, davanti a lei, il suo amante. Karenin, lo fa, spinto dall’amore che ancora prova dalla moglie e dalla bontà d’animo che lo caratterizza. La passione di Anna per Vronsky diventa però vera e propria ossessione morbosa e non può che portare al noto tragico epilogo.

Joe Wright ha il DNA del burattinaio (questa era l’attività dei genitori) e in questa pellicola si vede chiaramente. Infatti non possono sfuggire i momenti più marcatamente teatrali in cui gli attori, pur rimanendo in carne ed ossa, si trasformano in marionette mosse da fili invisibili. Il teatro diventa contenitore scenografico, ma nello stesso tempo parte imprescindibile e fondamentale del film (arriva il momento in cui nemmeno ci si rende più conto di dove siano ambientate le scene) per rappresentare al meglio i personaggi e i loro sentimenti. Anche la danza è un elemento fondamentale di questa pellicola poichè assume addiritura un forte valore simbolico. Il corteggiamento di Vronsky è infatti rappresentato da una danza sempre più vorticosa con Anna che accelera di intensità insieme al battito del cuore dei due innamorati. Un turbinio sempre più veloce che va di pari passo all’aumentare dell’attrazione dei due futuri amanti. Niente parole dunque, ma solo passi di danza e sguardi fanno nascere un legame che diventerà prima forte e poi morboso, ma sempre intriso del forte connubio tra eros e thanatos.

La storia ha una composizione circolare con la presenza, anche in questo caso, fortemente simbolica del treno (a volte vero, altre in miniatura) che lega i diversi momenti della pellicola, ma che già nelle prime scene prelude a ciò che avverrà alla fine della vicenda. Anna è una donna che spinta dalla passione è pronta ad andare contro le regole della società e lasciare il marito e il figlio per stare assieme all’amato Vronsky. Quest’ultimo è davvero pazzamente innamorato di Anna, ma quando intravede sempre più lontana la possibilità che Karenin condeda il divorzio, la situazione si fa tesa e quando Anna comincia a non essere più quella di un tempo, Vronsky capisce che arrivato il momento di costruirsi una vita più concreta e non basata su false promesse e passioni scandalose.

Keira Knightley dimostra di avere stoffa di vera attrice, se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul suo conto. Interpreta una passionaria e appassionata Anna Karenina il cui ardore contrasta perfettamente e fortemente con la serietà e rigidità del marito, interpretato da un bravo, ma stavolta tutt’altro che affascinante, Jude Law. Lodevole anche il giovanissimo Aaron Johnson che interpreta il non facile ruolo di Vronsky.

La storia già di per sé complessa e di spessore viene adornata con orpelli e fronzoli che a conti fatti possono risultare eccessivi e superflui. Finzione cinematografica e teatrale si fondono e vengono supportate da una regia che richiama entrambe. La scenografia reale e quella dipinta si integrano e confondono alla perfezione, aiutate anche da una buona fotografia.

Ineccepibili i costumi, freschi vittoriosi dell’Oscar.

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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