Italia e Spagna: perchè l’Europa non piace

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Italia e Spagna, due paesi figli dello mare, uniti da una profonda crisi economica, politica e sociale, animati dallo stesso amore e dallo stesso spirito critico nei confronti dell’Europa che quella crisi dovrebbe essere deputata ad arginare.

Su questi temi hanno dialogato appassionatamente due esponenti della cultura internazionale, acuti osservatori del presente che stiamo vivendo e custodi di una memoria storica indispensabile per capire quello che sta accadendo oggi ai rispettivi paesi e all’Europa. La scrittrice e giornalista Concita De Gregorio, ex direttore del quotidiano L’Unità e firma autorevole di Repubblica, che ha di recente dato alle stampe un libro inchiesta dall’emblematico titolo Io vi maledico (Einaudi Stile Libero); e lo scrittore spagnolo Javer Cercas, autore di celebri libri pubblicati in Italia da Guanda come Soldati di Salamina e Anatomia di un istante.

Nel suo viaggio attraverso l’Italia alla ricerca di storie di rabbia e indignazione, poi racchiuse nel suo ultimo libro, Concita De Gregorio ha inserito anche storie non italiane, raccolte soprattutto tra Italia e Grecia. Ed è proprio dalla storia di Milagros, una donna spagnola madre di tre figli vittima dell’illusione di un benessere illimitato e accessibile a tutti propagandato dalle banche spagnole nel decennio passato, che parte il flusso di pensieri e analisi che i due protagonisti hanno condiviso col pubblico nel corso del secondo appuntamento della giornata inaugurale di Libri Come.

Come tanti suoi connazionali, Milagros è stata tradita da una politica bancaria senza scrupoli che giocava sull’immaterialità del denaro, inviando alle famiglie carte di credito per i figli, e illudeva sulla possibilità di poter comprare una casa anche con un reddito modesto. A Milagros è toccato ricorrere agli usurai per cercare di saldare il conto con le banche, ma il vortice di debiti che ha risucchiato lei e la sua famiglia le ha fatto perdere tutto e l’ha costretta a riparare in un centro d’accoglienza di Madrid.

«L’immagine che la Spagna ha dato di sé ai paesi stranieri è sempre stata irreale», interviene Javier Cercas. «Anni fa, soprattutto nel periodo di Zapatero, l’Italia guardava alla Spagna come a un paese favoloso, dove tutto era possibile e tutto andava bene. È vero che dopo il franchismo la Spagna ha vissuto i 30 anni migliori della sua storia, ed è vero che in quegli anni c’erano sviluppo e prosperità reali. Ma c’era l’idea che sarebbe stato così per sempre, e quello è stato l’errore. Oggi siamo in piena crisi politica ed economica, e la responsabilità è di tutti, soprattutto della parte politica che non ha dettato le regole, non ha saputo dire basta. Ma abbiamo passato periodi peggiori di questo, e oggi siamo più preparati ad affrontare la crisi rispetto al passato». Secondo la lettura di Cercas, che si definisce un europeista convinto, oggi la crisi non va più guardata singolarmente, come crisi italiana, spagnola o greca, ma come crisi generale che coinvolge tutta l’Europa.

«Oggi – aggiunge Concita De Gregorio – quello che manca ai cittadini europei è il sentire comune, il sentirsi parte di un’unica comunità. Accade perché la crisi economica, quando diventa così grave da non permettere nemmeno di soddisfare i propri bisogni primari, crea un nuovo legittimo individualismo; questa situazione, alimentata dalla politica, non consente di pensare a un progetto collettivo, non motiva a credere nell’Europa».

Foto: Riccardo Musacchio & Flavio Ianniello

 

Redazione

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Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti. -Pier Paolo Pasolini

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