Papa Francesco in San Pietro: “Non abbiate paura della bontà, né della tenerezza”

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Di Stefania Taruffi

Ho il piacere di abitare a Roma, nella Roma papalina a due passi dalla Basilica di S. Pietro dove siamo abituati agli accadimenti del Vaticano, alla chiusura del traffico, alle misure di sicurezza, al passaggio dei pellegrini di tutto il mondo. Ma oggi, 19 marzo 2013, il giorno in cui si festeggia S. Giuseppe, è stato un giorno speciale, in cui è stato incoronato Papa Francesco I, l’ argentino Jorge Mario Bergoglio, in seguito all’abdicazione di Papa Benedetto XVI.

Bergoglio è nato in una famiglia di origine italiane, nello specifico piemontesi.  Il nonno, Giovanni Angelo, era nato in località Bricco Marmorito di Portacomaro Stazione, frazione di Asti non lontana da Portacomaro. E’ il quarto dei cinque figli di Mario, funzionario delle ferrovie, salpato nel 1928 dal porto di Genova per cercare fortuna a Buenos Aires  e di Regina Maria Sivori, una casalinga la cui famiglia materna era originaria di Santa Giulia di Centaura, frazione collinare di Lavagna in provincia di Genova.

Composta, come sempre,  la folla di circa 200.000 fedeli che sin dalle prime ore del mattino hanno atteso di poter assistere alla cerimonia; enorme il dispiegamento delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza nella zona. Tanti i sudamericani, gli argentini, ma sono ritornati anche i giovani, i papaboys che seguivano appassionati Carol Wojtila e che per qualche anno non sono stati molto partecipativi emotivamente. D’altronde è una questione di carisma: Papa Francesco I ricorda molto Papa Giovanni Paolo II, uno dei Pontefici più amati degli ultimi tempi.  Anche Francesco infatti è un uomo semplice, che sa arrivare dritto al cuore delle persone. E’ questo che colpisce subito di lui. La folla lo acclama, piace, sa farsi amare senza se e senza ma.

Nella messa d’inaugurazione del pontificato, Papa Francesco I ha ricordato il suo predecessore: “Gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza“. Così il Papa, ha ricordato Benedetto XVI-Joseph Ratzinger, definendo una “coincidenza molto ricca di significato il fatto che oggi sia l’onomastico del venerato predecessore“.

Il Papa chiede inoltre ‘per favore‘ a chi ha ‘ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale e a tutti gli uomini di buona volontà, di essere custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, dell’altro e dell’ambiente’.

E’ un Papa educato, buono e gentile, concentrato sull’essenza di due concetti fondamentali, da recuperare e valorizzare: la bontà e la gentilezza: “Non dobbiamo avere paura della bontà, neanche della tenerezza. Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza“. “La tenerezza”, ha aggiunto Bergoglio, “non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore“. “Non dobbiamo avere timore della bontà – ha poi ripetuto – della tenerezza”.

“Servire chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato” – Nell’esercitare il suo servizio, il Papa guarda a quello “umile, concreto” di san Giuseppe e come lui apre le braccia alla “umanità intera“, ricordando che il giudizio finale sarà “sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere”.

“Solo chi serve con amore – ha detto – sa custodire”.

Credo che a queste sue parole, non occorra aggiungere altro. Se speravamo in un Papa che sapesse risvegliare le coscienze, che aprisse le porte della semplicità e della condivisione, che amasse la gente e parlasse al cuore della gente; se aspettavamo un Papa che sapesse aprire “le porte dell’amore, della gentilezza e della bontà”, ora so con certezza che lo abbiamo avuto in destino. E sarà molto amato.

 

Stefania Taruffi

Stefania Taruffi

Laureata in Lingue, co-fondatrice di Itali@Magazine. "Fare cultura" è la sua passione.

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